Nei laboratori della città di Catania si trovano le massime esperte di microplastiche in Italia, come la dott.ssa Margherita Ferrante, specialista in Igiene e Medicina Preventiva e in Patologia Generale, Responsabile del laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti (LIAA) presso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Tecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Catania.
Lo studio Plasticroon, condotto insieme ai colleghi di Chirurgia del Policlinico di CT e al prof. Izzotti del Policlinico Universitario San Martino di Genova, dimostra, in maniera incontrovertibile, l’esistenza di una relazione tra la concentrazione di microplastiche corporee e moltissime patologie, a causa del loro impatto fortemente infiammatorio, tra cui la diminuzione della fertilità nella donna e nell’uomo, le infiammazioni intestinali croniche (rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn) e il cancro del colon retto.
Nuove ricerche suggeriscono l’impatto negativo di questi contaminanti a carico di numerose altre patologie neurologiche e neurodegenerative, come afferma la dott.ssa Ferrante:
«Io sono convinta che questo cosiddetto Brain Impairment, ossia questa specie di epidemia delle malattie neurologiche e neurodegenerative che colpisce la popolazione, abbia un collegamento con l’accumulo di microplastiche nel corpo.»
Le particelle inalate infatti possono passare direttamente nel cervello per assorbimento delle terminazioni nervose delle cellule olfattive.
Da dove nasce Plasticroon
Durante il suo percorso di laurea in Biologia, nel 1980, la dott.ssa Ferrante si è appassionata alla relazione tra salute e ambiente e ha sentito la necessità di laurearsi anche in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Igiene e Medicina Preventiva.
L’approccio One-Health alla salute pubblica le ha consentito di studiare la relazione fra i contaminanti ambientali e l’insorgenza delle patologie nella popolazione collaborando con tante colleghe e tanti colleghi in diversi settori.
«È stato proprio durante una collaborazione con i colleghi di ortopedia che si è reso necessario mettere a punto un metodo per la determinazione delle particelle di polietilene.
Messo a punto tale metodo è nata anche la curiosità di vedere se le plastiche disperse nell’ambiente, usurandosi, fossero in grado di produrre micro e nanoparticelle che dall’ambiente arrivassero anche ai diversi organismi viventi e all’uomo.» Ci spiega la Ferrante.
Cosa sono le microplastiche?
Le microplastiche sono microparticelle che, degradandosi a causa dell’esposizione ai raggi UV, alle variazioni di temperatura o all’attività microbica, passano nell’aria, nell’acqua e nel suolo e da qui alla catena alimentare e nel corpo umano.
«Esse possono derivare da fonti primarie in seguito all’uso umano (es. le micro-perle presenti in alcuni prodotti cosmetici, le microfibre rilasciate dai tessuti sintetici durante il lavaggio e le particelle generate dall’abrasione degli pneumatici) e da fonti secondarie per degradazione diretta dei materiali plastici abbandonati e accumulati nell’ambiente.»
Accumulo di microplastiche e BMI (Indice di massa corporea)
La dott.ssa Ferrante ci spiega come il numero di microplastiche rinvenute a livello corporeo sia direttamente proporzionale alla quantità di tessuto grasso presente nel nostro corpo:
«Studi sperimentali in animali dimostrano come la quantità di microplastiche aumenti in relazione alla quantità e qualità del tessuto adiposo, nell’uomo sono infatti in correlazione con il BMI.»
Microplastiche e cervello
La facilità con cui tali particelle entrano a contatto con il nostro organismo dipende molto dalla loro unità di grandezza.
«Le microplastiche inferiori a 10 micron sono quelle di maggiore interesse dal punto di vista del danno sanitario perché, una volta assorbite per via dermica, per via aerea e per via gastrointestinale, passano nel sangue e direttamente nelle cellule, arrivando direttamente fino al cervello per adsorbimento delle terminazioni nervose delle cellule olfattive.»
Molti studi confermano di aver rinvenuto nella popolazione microplastiche di dimensioni inferiori a 10 micron nel sangue, nelle urine, nelle feci, nel tessuto cardiaco, nella placenta e nel cervello, oltre che in tessuti animali e vegetali.
Plasticroon si concentra molto sulla correlazione tra microplastiche e malattie neurologiche e neurodegenerative. Esse infatti hanno un potente effetto infiammatorio, il quale è molto correlato con lo sviluppo di patologie e tumori.
«Se pensiamo all’obesità, alle malattie cardiovascolari e molte malattie neurologiche, hanno come punto di partenza l’infiammazione.» Sottolinea la dottoressa.
In particolare nello studio si è indagato su soggetti con depressione maggiore per vedere se ci potesse essere un effetto sulle malattie neurologiche.
«Sta emergendo una presenza diffusa di microplastiche nel sangue e nei tessuti dei soggetti indagati, sia nei casi che nei controlli sani anche in relazione ad alcune abitudini di vita (fumo di sigaretta, consumo di acqua e alimenti in contenitori di plastica, cottura di cibi nel microonde e consumo di particolari prodotti cosmetici).
Inoltre si stanno identificando alcuni MicroRNA specifici per le diverse patologie e ne stiamo studiando la relazione con il contenuto di microplastiche.»
Perché le microplastiche sono così dannose?
Le microplastiche esercitano un effetto infiammatorio, aumentando lo stress ossidativo, di interferenza endocrina e aumentando il rischio cancerogeno:
«Ciò anche perché contengono un gran numero di sostanze chimiche notoriamente dannose, che sono o già presenti durante la produzione dei materiali plastici (es. metalli, bisfenolo a, PCB, ftalati, ritardanti di fiamma, PFAS, ecc.) o che vengono adsorbite durante la circolazione ambientale (effetto cavallo di Troia).»
Microplastiche e diminuzione della fertilità femminile e maschile
Lo studio si è concentrato sulla relazione tra microplastiche e infertilità femminile, studiando il liquido follicolare di donne infertili.
All’aumentare della concentrazione di frammenti di plastica (distinguibili per la loro forma irregolare e non tondeggiante) si assiste all’aumentare dell’interferenza endocrina, cioè dell’interferenza con il sistema ormonale.
Lo studio Plasticroon dimostra quindi in maniera incontrovertibile l’esistenza di una relazione tra la concentrazione di microplastiche e la diminuzione della fertilità della donna.
La fertilità ne risente poiché la maturazione follicolare non avviene correttamente, e questo è riscontrabile anche negli uomini, ove sembra esserci una correlazione tra i problemi di infertilità e l’abbondanza di microplastiche nel liquido spermatico.
«Lo studio condotto con i colleghi di Napoli, Salerno e di un centro di riproduzione medica assistita di Catania ha messo in evidenza la presenza di microplastiche nel liquido follicolare di donne che accedevano al centro per infertilità.
In particolare, in relazione alla maggiore concentrazione di microplastiche nel liquido follicolare, si è riscontrato un aumento della disregolazione dell’ormone follicolostimolante e un aumento del BMI dimostrando il ruolo delle microplastiche nell’infertilità e la loro capacità obesogena.»
Soluzione: come è possibile arginare il problema?
La dott.ssa Ferrante sottolinea quanto sia necessario un impegno condiviso, sia da parte del settore industriale che nella responsabilità individuale nell’obiettivo comune della riduzione dell’uso di plastiche.
«Le microplastiche rappresentano una sfida silenziosa ma pervasiva.
Per contenerle, serve un impegno condiviso. Le istituzioni devono rafforzare le regolamentazioni e promuovere innovazione, l’industria deve investire in materiali alternativi e processi sostenibili. Ciascuno di noi, nella vita quotidiana, deve ridurre l’uso della plastica in ogni settore e adottare comportamenti più consapevoli.
La ricerca scientifica ha un ruolo cruciale: monitorare, comprendere e comunicare i rischi, per guidare scelte informate e politiche efficaci.
Ma la scienza da sola non basta: occorre la responsabilità collettiva, la sensibilizzazione e la volontà di cambiare.
Ci vorrà tempo ma dobbiamo impegnarci in un percorso responsabile perché ridurre e poi eliminare le microplastiche significa proteggere la nostra salute e tutelare gli ecosistemi.»
Cover Foto di Sören Funk su Unsplash.
