Anche senza guardare il calendario, il caldo decisamente sopra la media di queste settimane può voler dire una cosa sola: l’estate è ufficialmente iniziata. E se la bella stagione è l’occasione perfetta per andare al mare, in montagna o semplicemente trascorrere più tempo all’aria aperta, è anche il momento dell’anno in cui dovremmo prestare particolare attenzione ai raggi del sole.
Perché, se da un lato la luce solare fa bene all’umore e stimola la produzione di vitamina D, dall’altro i raggi ultravioletti – in particolare quelli UVB – possono danneggiare la pelle, alterare la risposta immunitaria e aumentare il rischio di tumori cutanei.
Quello che forse non sappiamo è che, oltre alla crema solare e agli occhiali da sole, abbiamo con noi un alleato invisibile contro i raggi UVB: ci accompagna sempre e ovunque, e non serve nemmeno ricordarsi di “indossarlo”, perché vive già sulla nostra pelle.
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology dalle ricercatrici e dai ricercatori dell’Università di Lyon ha infatti scoperto che alcuni batteri del microbioma cutaneo potrebbero aiutarci a mitigare gli effetti dannosi dell’esposizione solare. In particolare, le ricercatrici e i ricercatori hanno osservato che specie comuni come Staphylococcus epidermidis sono in grado di degradare una molecola che si forma nella pelle dopo l’irraggiamento UVB e che è associata a danni al DNA e a un’alterazione delle difese immunitarie.
Perché proteggersi dai raggi solari?
I raggi ultravioletti (UV) emessi dal sole sono di tre tipi: UVA, UVB e UVC. I più pericolosi – gli UVC – vengono fortunatamente bloccati dallo strato di ozono, ma i raggi UVB arrivano fino alla nostra pelle e sono i principali responsabili delle scottature, dei danni al DNA cellulare e, nel lungo periodo, dello sviluppo di tumori cutanei.
In Italia, secondo i dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), si registrano ogni anno circa 150.000 nuovi casi di tumori cutanei non melanomatosi e oltre 14.000 nuovi casi di melanoma. Quest’ultimo è il più aggressivo tra i tumori della pelle: la sopravvivenza a cinque anni è intorno al 90% se diagnosticato precocemente, ma scende drasticamente nei casi più avanzati.
Le creme solari svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione: sono formulate per assorbire, riflettere o disperdere le radiazioni UV prima che possano colpire le cellule della pelle. Ma la loro efficacia dipende anche da noi: vanno applicate generosamente, in modo uniforme e riapplicate con regolarità, specialmente dopo bagni o sudorazione.
Il ruolo del microbioma cutaneo
La nostra prima linea di difesa contro il sole, però, non è contenuta in un flacone, e non dobbiamo neanche ricordarci di applicarla. La nostra pelle, infatti, brulica di microrganismi: batteri, funghi, virus e altri inquilini invisibili che costituiscono il microbioma cutaneo e ci proteggono (anche) dai raggi UVB.
Un solo centimetro quadrato può ospitare fino a un milione di batteri, molti dei quali convivono pacificamente con il nostro organismo e contribuiscono al suo benessere, regolando il pH, ostacolando i patogeni e supportando il sistema immunitario.
Uno studio dell’Università di Lyon ha scoperto che alcune specie batteriche comuni, come Staphylococcus epidermidis, sono in grado di metabolizzare una molecola che si accumula nella pelle dopo l’esposizione ai raggi UVB: l’acido cis-urocanico. Questa sostanza deriva dalla conversione dell’acido trans-urocanico, normalmente presente nello strato corneo della pelle, e può contribuire allo stress ossidativo e alla soppressione locale della risposta immunitaria, aumentando così il rischio di danni al DNA. Alcuni batteri sembrano però in grado di utilizzarla come fonte di nutrimento, grazie alla produzione di un enzima specifico chiamato urocanasi.
È un meccanismo mai osservato prima e potrebbe essere sfruttato anche per modulare la presenza dell’acido cis-uranico durante alcuni trattamenti come la fototerapia, in cui la luce ultravioletta viene usata per curare condizioni come acne, eczema e psoriasi.
Skincare del futuro
Tutto questo ovviamente non significa che potremo dire addio alle creme solari, che restano fondamentali per proteggerci dagli effetti dannosi dell’esposizione ai raggi solari. La scoperta potrebbe però aprire la strada a nuovi prodotti cosmetici o dermatologici in grado di sfruttare questo meccanismo naturale.
Per ora, i risultati sono stati osservati solo in vitro e nei topi. Saranno necessari ulteriori studi per verificarne efficacia e sicurezza anche nell’essere umano — che forse potrà beneficiarne solo tra qualche anno.
Un domani, però, accanto alle tradizionali creme solari potremmo trovare formulazioni a base di probiotici, booster per favorire la crescita di specifici ceppi batterici o integratori capaci di potenziare la risposta metabolica del microbioma cutaneo. Prodotti che potrebbero rivoluzionare la skincare e contribuire a ridurre il rischio di tumori e altre malattie della pelle.
