Chi ha un gatto avrà probabilmente sperimentato almeno una volta la scena di trovare piccoli animali morti davanti alla porta di casa. Un gesto di affetto nei confronti del proprio umano o forse una dimostrazione di abilità predatoria. Ma se questi “regali” diventassero strumenti di ricerca scientifica? Succede quando il proprietario è un virologo deciso a trasformare queste offerte in una finestra sui virus che ci circondano.
Così, nella sua “caccia” ai virus, John Lednicky, virologo dell’Università della Florida, ha potuto contare sull’entusiasta e del tutto inconsapevole collaborazione del suo gatto Pepper. Qualche tempo fa, Pepper gli ha portato un piccolo mammifero simile a una talpa, un dono insolito che si è rivelato molto prezioso. Analizzando il “regalo”, Lednicky e i suoi colleghi hanno scoperto un virus fino ad allora sconosciuto: un ortoreovirus. La sequenza genomica è stata pubblicata su Microbiology Resource Announcements, segnando un passo importante per la comprensione di questi virus nascosti nella natura.
La minaccia dei virus ancora sconosciuti
Il nostro pianeta ospita un quadrilione di quadrilioni di virus: un numero difficile anche solo da comprendere o immaginare. La maggior parte, per fortuna, non è in grado di infettare l’uomo. Ma alcuni, una parte dei quali ancora sconosciuti alla scienza, potrebbero rappresentare una minaccia.
Secondo stime recenti, potrebbero esserci tra 1,6 e 3,8 milioni di specie di virus non ancora scoperti solo tra i mammiferi e gli uccelli. La maggior parte si annida negli animali selvatici, che rappresentano i principali serbatoi naturali: pipistrelli, roditori, uccelli migratori e altri mammiferi ospitano una vastissima diversità virale.
Questa enorme riserva virale è una potenziale fonte di nuove malattie per l’uomo, perché alcuni di questi agenti possono saltare la barriera tra specie, un fenomeno noto come spillover. La crescente pressione umana sugli habitat naturali, il cambiamento climatico e l’aumento dei contatti tra uomo e fauna selvatica amplificano la probabilità che lo spillover si verifichi, dando vita a focolai che rischiano di trasformarsi in epidemie o pandemie.
Il rischio di nuove pandemie
Il monitoraggio costante dei virus presenti negli ecosistemi naturali è quindi fondamentale per la cosiddetta “epidemic preparedness”, cioè la capacità di prevenire e rispondere efficacemente a nuove emergenze sanitarie. Conoscere quali virus circolano negli animali selvatici permette di individuare potenziali minacce prima che diventino pericolose per la salute pubblica.
La storia recente, con la pandemia di COVID-19, ci ha ricordato quanto sia cruciale anticipare queste minacce. Solo quest’anno, la diffusione del virus dell’influenza aviaria nei mammiferi e di virus tropicali come il West Nile fino alle nostre latitudini, ha acceso i riflettori sulla concreta possibilità di nuove pandemie.
Pepper, il gatto virologo
Per studiare e monitorare i virus in natura, le scienziate e gli scienziati utilizzano molteplici metodi: campionamenti ambientali, prelievi da animali selvatici, monitoraggio di focolai e sequenziamento genetico. Ma a volte, per fare un passo avanti, servono anche strategie meno “ortodosse”.
È il caso del virologo John Lednicky, che ha trovato un alleato insospettabile nel suo gatto Pepper. Approfittando dei “regali” portati da Pepper — piccoli animali morti come topi e talpe — Lednicky ha ottenuto una sorta di “istantanea” dei virus che circolano in silenzio tra noi e la fauna locale.
Questa collaborazione felina non è nuova: già l’anno scorso Pepper aveva contribuito a una scoperta importante, consegnando un topo che nascondeva un jeilongvirus mai rilevato negli Stati Uniti prima d’allora. Quel virus, denominato Gainesville rodent jeilongvirus 1, ha mostrato una capacità preoccupante di infettare cellule di primati, oltre a quelle di roditori, suggerendo un potenziale rischio di salto di specie, o spillover.
Ortoreovirus: una minaccia emergente?
Ora, grazie al recente “regalo” di Pepper — uno shrew (un piccolo mammifero simile a una talpa) delle Everglades — Lednicky e i colleghi hanno identificato un nuovo ortoreovirus, ampliando la nostra conoscenza di questa famiglia virale ancora poco esplorata. La sequenza genomica è stata pubblicata su Microbiology Resource Announcements.
Per molti anni, gli ortoreovirus sono stati considerati virus “orfani”, cioè non associati a malattie specifiche e per questo ritenuti poco pericolosi o addirittura innocui per l’uomo. Studi più recenti li hanno però collegati a infezioni respiratorie, gastroenteriti e, in rari casi, anche a meningiti, soprattutto nei bambini.
La loro reale incidenza e gravità non sono ancora completamente chiare, ma proprio per questo sono oggetto di crescente interesse scientifico, poiché potrebbero rappresentare una minaccia emergente.
Come molti altri virus “orfani”, anche gli ortoreovirus potrebbero essere silenziosamente circolanti negli animali e nell’uomo, e sotto certe condizioni mutare o acquisire capacità che li rendano più patogeni o trasmissibili tra esseri umani.
Il compito della sorveglianza è rilevare precocemente questi virus endemici nei loro ospiti naturali per rispondere tempestivamente a eventuali focolai.
