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Tempo di lettura: 4 minuti

The Voice of Hind Rajab racconta la storia vera della bambina di 6 anni deceduta a Gaza, il 29 gennaio del 2024. La racconta usando le chiamate ai soccorsi nelle sue ultime ore di vita, tramite la sua vera voce. Un mix tra realtà e finzione a dir poco devastante.

Definito dalla critica un film necessario, dagli spettatori “un pugno nello stomaco”, è anche molto di più: il film più importante di questi ultimi anni e, allo stesso tempo, la storia che non dovrebbe assolutamente essere raccontata, la pellicola che nessun regista dovrebbe mai aver dovuto realizzare.

La realtà della nostra storia contemporanea però è questa e dobbiamo farci i conti. Impotenti, l’unica responsabilità possibile è non voltargli le spalle: sarà doloroso guardarlo, per ognuno di voi, ma comunque meno del destino di quella bambina.

Arriva nelle sale a gennaio 2026 con I Wonder Pictures.

Hind Rajab (3 maggio 201829 gennaio 2024) era una bambina palestinese di cinque anni che viveva nella Striscia di Gaza, uccisa dalle forze israeliane durante l'invasione israeliana della Striscia di Gaza, evento che ha causato la morte anche di sei membri della sua famiglia e di due paramedici accorsi in suo soccorso.

Dopo mesi di indagini, la Fondazione Hind Rajab ha rivelato (a maggio scorso) che il Tenente Colonnello Beni Aharon, comandante della 401ª Brigata Corazzata, è stato responsabile della sua morte a Tel al-Hawa, nella città di Gaza, il 29 gennaio 2024. Ha dato l'ordine di colpire l'auto che trasportava Hind e la sua famiglia, ha autorizzato il bombardamento dell'ambulanza inviata a soccorrerla e l'ha lasciata morire dissanguata da sola, terrorizzata e implorando aiuto.

Le indagini condotte dimostrano che la bambina è stata uccisa assieme a tutta la sua famiglia con 355 proiettili, sparati talmente da vicino che i soldati israeliani non potevano non vedere che dentro la macchina ci fossero civili e bambini. Gli hanno sparato addosso con un arma che permette di lanciare tra 750 e 900 corpi al minuto, una delle armi in circolazione più potenti al mondo. «»

Lo Stato israeliano ha sempre affermato, sin dal primo momento, che le forze israeliane non erano presenti nella zona al momento della morte di Hind Rajab.

L'inchiesta invece riporta testualmente: «Non è plausibile che l'assassino non possa aver visto che l'auto era occupata da civili, compresi dei bambini. In altre parole, si sarebbero accorti della presenza di due bambini

In quell'occasione Hind e sua cugina avevano chiamato la Mezzaluna Rossa per chiedere aiuto, ma l'esercito israeliano ha ammazzato anche i due soccorritori che si erano precipitati per andare ad aiutarle.

Hind Rajab è a bordo di una Kia Picanto nera insieme ad altri cinque familiari. È la mattina del 29 gennaio 2024, stanno andando via, dopo l’ennesimo ordine di evacuazione dal nord di Gaza, da casa loro.

L’auto non fa 400 metri che viene colpita dagli occupanti israeliani. Ci sono 4 carri armati. Muoiono tutti tranne lei e la cugina, Layan, 15 anni, che alle 13 chiama uno zio e gli spiega che sono in auto sole e sotto attacco. Un'ora e mezzo dopo la ragazza contatta anche la Mezzaluna Rossa: «Ci stanno sparando, il carro armato è di fianco a me», ma una raffica, 64 colpi in 6 secondi, interrompe la comunicazione. Ora Hind è sola.

La Mezzaluna rossa richiama quel numero, dalla sala operativa di Ramallah, una conversazione lunga tre ore con la piccola, per tentare di portarla via da lì: «Ho paura del buio», dice più volte agli operatori. Parte il coordinamento con l’esercito israeliano per inviare un'ambulanza attraverso una via sicura, come vuole la prassi. Solo nel tardo pomeriggio arrivano autorizzazione e mappa e un mezzo con a bordo due paramedici, Yousef Zeino e Ahmed al Madhoun, alle 17.40 parte subito da un ospedale a soli tre chilometri dall’auto assediata.

Poco dopo le 18 la comunicazione con Hind si interrompe improvvisamente.

Il 10 febbraio l’auto con i corpi viene raggiunta perché l’operazione israeliana in zona è finita. Hind e Layan sono sul sedile posteriore. L’auto è stata crivellata con 355 colpi. A 50 metri c’è l’ambulanza che la stava raggiungendo, i corpi dei due paramedici a bordo sono carbonizzati.

Il responsabile è indicato nel tenente colonnello Beni Aharon, all’epoca comandante della 401ª brigata corazzata dell’esercito israeliano. Le scuse accampate da Tel Aviv sono state smentite dalle inchieste giornalistiche con prove schiaccianti.

Un carro armato era tra i 13 e i 23 metri di distanza dall’auto. Chi sparava aveva una visuale perfetta degli occupanti dell’auto e poi delle due bambine.

Queste le ultime parole di Hind: «Ho paura del buio, vieni a prendermi». Il tutto mentre aveva sotto gli occhi tutta la sua famiglia assassinata.

Red Carpet del film "The Voice of Hind Rajab"

Alla Mostra del Cinema di Venezia, al momento, è stato il film più applaudito di tutti (24 minuti), The Voice of Hind Rajab della tunisina Kaouther Ben Hania. Ha commosso e convinto tutti, all’unanimità. Questo perché ci sono film importanti, film ritenuti necessari, film che esprimono un’urgenza narrativa e film che hanno il potere di immortalare la storia mentre accade. 

Il film utilizza gli audio originali delle telefonate disperate di Hind, intrappolata in auto con i cadaveri della sua famiglia, circondata dai tank israeliani.

«Salvatemi, salvatemi» - la sua voce diventa simbolo di un’intera popolazione.

Il film, sostenuto da Joaquin Phoenix, Rooney Mara e Alfonso Cuarón, è stato realizzato in tempo record per non far passare questa storia sotto silenzio.


Dice la regista:
«Hind grida ‘salvatemi’ e la domanda è: come è stato possibile lasciarla morire? Nessuno può vivere in pace quando i bambini ci chiedono di essere salvati.

Il cinema non ci riporterà indietro Hind. Ma può conservare la sua voce.

Perché la sua storia non è solo sua, è la storia di un intero popolo che sta subendo un genocidio dal regime israeliano.»

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