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Behavioral enrichment: l’arricchimento comportamentale per migliorare la qualità nella cura degli animali in cattività

Facciamo un po’ di chiarezza, soprattutto per le persone che mi conoscono e che mi hanno sentito dire queste parole molto spesso quando mi perdo a parlare della mia facoltà, Animal Care – tutela del benessere animale, presso l’università di Padova.

Cosa si intende con enclosure?

Oggigiorno si sa che recandosi allo zoo o ad un santuario, non ci sono più quelle gabbie che permettevano di vedere gli animali a strisce grigie, ma vi sono dei recinti con particolari barriere naturali che creano una distanza tra mondo animale e umano. Tuttavia, chiamare questi spazi recinti è diminutivo e non soddisfa quello che enclosure fa intendere.

Infatti, questo termine rende meglio l’idea di uno spazio che comprende varie aree in cui l’animale si muove: da dove gli viene presentato ad esempio il cibo, a dove si rifugia per riposarsi e non essere disturbato.

I behavioral enrichment

Un altro termine particolarmente citato è enrichment o “arricchimenti ambientali”.  Studiando il benessere animale questa espressione è molto ricorrente, e devo dire che in numerosi corsi che ho frequentato c’è sempre stato un approfondimento su questo tema.

Per definizione, gli arricchimenti ambientali sono degli stimoli proposti ad un animale per garantire il suo benessere fisico e mentale.

Possono sollecitare il lato mentale, olfattivo, auditivo, sociale e ci sono varie associazioni come EAZA che li hanno resi imprescindibili per tutti gli zoo che ne fanno parte.

Ogni specie ha le proprie esigenze che in cattività purtroppo vengono soddisfatte solo in parte perché, ovviamente, in un recinto non potranno mai essere presenti tutte le condizioni incontrate da un animale nel suo habitat naturale.

Per questo motivo è importante capire come utilizzare al meglio lo spazio e le risorse a disposizione, per sollecitare e stimolare l’animale a mantenere un comportamento il più naturale possibile.

Per fare degli esempi concreti, arricchimenti ambientali particolarmente adatti alle scimmie possono essere dei contenitori, preferibilmente di materiale naturale, che si possono chiudere tramite delle serrature o dei sistemi che impiegano del tempo per essere aperti. Ovviamente ci deve anche essere un fine per scervellarsi così tanto, come trovare delle deliziose banane con del burro d’arachidi all’interno!

È un po’ come impegnarsi a completare un puzzle da mille pezzi immaginando già come starebbe nella parete spoglia del soggiorno; si impiega del tempo, ma ne vale la pena.

Altri esempi di arricchimenti possono essere dei lenzuoli appesi sui rami spruzzati di quale essenza particolare come lime, vaniglia, cocco che attrae l’animale. Oppure per i pappagalli e i roditori si possono presentare dei ghiaccioli di frutta per stimolare la manipolazione.

In questo modo, l’alimentazione richiede più tempo e di conseguenza gli animali si annoieranno meno riducendo la quantità di comportamenti stereotipati che sono sempre sinonimo di stress.

Alturas Wildlife Sanctuary in Costa Rica

Ora che le due espressioni più ricorrenti di questo articolo sono state chiarite, ad Alturas Wildlife Sanctuary, il santuario in Costa Rica dove sto svolgendo il mio tirocinio, l’utilizzo degli enrichment è una quotidianità.

Ogni animale ha la sua lista settimanale basata su profumi mistici, puzzle rompicapo, oggetti da indagare che vengono messi all’interno dell’enclosure ogni volta che gli si dà il cibo, quindi due volte al giorno.

In aggiunta, queste liste personalizzate vengono cambiate ogni mese in modo che l’animale non si abitui agli stimoli presentati e mantenga la sua curiosità verso ciò che lo circonda.

Oggi giorno, zoo, santuari, centri di recupero si impegnano molto a promuovere attività che mirano al benessere animale e se gli si fa visita, è divertente osservare la presenza di questi strani oggetti appesi di qua e di là all’interno dell’enclosure.

È anche vero che, soprattutto parlando degli zoo, quello che si vuole assolutamente osservare sono gli animali stessi e anzi, se non sono visibili e facilmente riconoscibili può recare fastidio ai visitatori, soprattutto se hanno pagato un biglietto per poterci entrare. Eppure, quei soldi che si pagano coprono anche tutte le spese necessarie per costruire nascondigli con rami, arbusti, piattaforme rialzate, che permettono ad un animale che preferisce un po’ di tranquillità agli schiamazzi e i flash delle fotocamere, di risposarsi in pace.

Ebbene sì, gli animali hanno diritto di scelta e se quel giorno a tale ora, cioè proprio quando te visitatore hai deciso di andare allo zoo, non hanno voglia di farsi vedere, hanno tutte le ragioni per non farlo.

Visitare uno zoo è un’esperienza e non può essere ridotta al contrassegnare con una crocetta il maggior numero di animali presenti nella lista chiamata “tutte le cose che ho visto nella mia vita”.

Il mio invito, perciò, è proprio quello di recarsi in questo luogo per osservare l’enclosure nel suo insieme, per poi intravedere, se si è fortunati, una codina o un musetto tra il verde.

È importante prendersi del tempo per osservare anche l’habitat circostante, perché gli enrichment non migliorano solamente lo stile di vita di un animale, ma portano anche le persone ad avere una predisposizione diversa verso di loro.

Non si tratta solo di ingegnarsi per trovare un modo che intrattenga gli animali in cattività, ma un modo per dare agli animali in cattività la possibilità di vivere una vita migliore. 

Cover Photo: Choloepus hoffmanni, Credits Alturas Wildlife Sanctuary.

Valentina Pin
Valentina Pin ha deciso di intraprendere un percorso di studi completamente diverso da quello che la sua professoressa delle superiori la incitava a fare, senza sapere bene dove l'avrebbe portata. Con il cuore pieno, ogni giorno più motivata e appassionata al mondo animale, è prossima alla laurea in “Animal Care, tutela del benessere animale” presso l’Università di Padova. Prova attrazione per specie esotiche, per gli occhi espressivi che sostituiscono il linguaggio, per i comportamenti bizzarri che appaiono senza senso, per l’etica animale e soprattutto per i leoni. Guardando negli occhi Chanel, il suo cane, ha capito quale fosse la sua strada. Eppure, si è anche sempre immaginata con una penna in mano a raccontare e divulgare meraviglie naturali; infatti, nel futuro continuerà a studiare per riuscire a intrecciare mondo giornalistico e animale. Sogna un giorno di viaggiare, di viaggiare molto, per salvare e aiutare numerose specie e il loro habitat, ma anche per salvare se stessa.

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