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Tempo di lettura: 5 minuti

Elicriso significa sole d’oro ed è il nome del tipico fiore dal colore dorato che fiorisce in Sardegna nei mesi tra Maggio e Agosto, tra mare, sabbia e vento, le cui foglie emanano un caratteristico odore di curry e liquirizia. 

Le proprietà curative del cosiddetto oro di Sardegna sono ben note fin dall’antichità: nella mitologia greca, infatti, vediamo l’elicriso spesso rappresentato attorno al capo del Dio Apollo, per simboleggiarne l’immortalità.

In Aleph, da oltre trent’anni, realizziamo laboratori nei quali le ricercatrici e i ricercatori amino lavorare per rendere il mondo un posto migliore. E quello che vi raccontiamo oggi è un progetto davvero speciale!

Margherita Maioli, ordinaria di Biologia Cellulare ed Applicata dell’Università di Sassari, insieme al team del Dipartimento di Scienze Biomediche, ha condotto uno studio sull’Helichrysum italicum per studiarne in maniera approfondita ed innovativa  le proprietà curative.

«L’elicriso sardo (Helichrysum italicum) è un piccolo arbusto perenne della famiglia Asteraceae, ricco di monoterpeni e sesquiterpeni (composti volatili appartenenti agli oli essenziali con proprietà aromatiche e farmacologiche) e di polifenoli (gruppo di molecole antiossidanti che comprende flavonoidi e acidi fenolici). I monoterpeni e sesquiterpeni sono responsabili principalmente delle proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e antivirali dell’olio essenziale, mentre i polifenoli conferiscono all’elicriso un forte potere antiossidante, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo

Questi composti, combinati, determinano le notevoli attività farmacologiche della pianta, tra cui l’inibizione degli enzimi coinvolti nell’infiammazione, l’azione antimicrobica e antifungina, nonché la capacità di favorire la rigenerazione cutanea stimolando la produzione di collagene», ci spiega la dott.ssa Maioli.

La ricerca, condotta insieme alle dottoresse Diletta Serra e Sara Cruciani e al dottor Giuseppe Garroni, ha portato alla realizzazione di un cerotto a base di elicriso in grado di curare le ferite molto più velocemente.

Ed è proprio la volontà di coniugare tradizione e innovazione la spinta motivazionale che ha portato alla nascita del progetto con l’obiettivo di sfruttare le proprietà naturali dell’elicriso per accelerare la rigenerazione cutanea e ridurre i tempi di guarigione. 

Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Parco dell’Asinara ove si studiano le piante medicinali tipiche dell’isola. Il progetto è partito infatti proprio grazie all’impiego dell’estratto lipidico di elicriso fornito dal professor Giorgio Pintore, esperto di Biologia farmaceutica e fondatore dello spin-off Farmasinara. Tale estratto è stato studiato in maniera accurata per determinare le proprietà chimiche e fisiche e sottoposto a test in vitro per valutarne l’eventuale tossicità. 

«Infine, le nanofibre biodegradabili, già ampiamente riconosciute per la loro biocompatibilità e affidabilità, sono state integrate con l’estratto di elicriso, creando un sistema innovativo che consente un rilascio controllato e prolungato dei principi attivi.»

Questo approccio unisce la tradizione delle proprietà naturali della pianta con le tecnologie avanzate dei biomateriali, aprendo nuove prospettive in medicina rigenerativa e dermatologia.

L’estratto lipidico dell’elicriso è stato combinato con nanofibre biodegradabili, che mimano molto bene l’ambiente tessutale. «Elevata superficie specifica, porosità regolabile, leggerezza e flessibilità sono le caratteristiche che permettono loro di incorporare principi attivi, come l’olio di elicriso, e di rilasciarli in modo controllato e prolungato, favorendo così la rigenerazione cellulare e una guarigione più rapida ed efficace.»

Analizziamo più da vicino i due componenti: estratto lipidico e nanofibre biodegradabili.

Come si ottiene un estratto lipidico?

La dott.ssa Maioli ci spiega che in questo studio l’estratto lipidico è stato ottenuto dai giovani steli della pianta secondo un processo definito idrodistillazione: «Un processo che prevede il riscaldamento del materiale vegetale in acqua; il vapore così prodotto trasporta i composti volatili, che vengono condensati e raccolti sotto forma di olio essenziale. Lo step successivo è quello di analizzare la composizione chimica di quest’olio attraverso un processo definito cromatografia gas-spettrometria di massa (GC-MS)».

Che cosa sono le nanofibre biodegradabili?

Si tratta di fibre sottilissime con diametri nell’ordine di nanometri realizzate con polimeri biocompatibili e biodegradabili come PVA (alcool polivinilico) e PVP (polivinilpirrolidone).

«Queste sono state prodotte presso l’Università di Praga attraverso la tecnica dell’elettrofilatura (electrospinning), che sfrutta un forte campo elettrico per trasformare una soluzione polimerica in un getto sottile. Durante il processo il solvente evapora e si formano fibre che si depositano su un collettore, dando origine a una struttura fibrosa.» 

La ricerca ha evidenziato che il trattamento con l’estratto lipidico del fiore e le nanofibre degradabili porta ad un incremento nella produzione corporea di occludina, una proteina importantissima per le giunzioni della pelle.

«L’occludina svolge un ruolo cruciale nel mantenere le cellule saldamente connesse, creando una barriera cutanea compatta e protettiva che impedisce l’ingresso di agenti esterni nocivi e favorisce un ambiente ideale per la rigenerazione dei tessuti. Inoltre, abbiamo osservato un incremento dell’elasticità cellulare, che rende le cellule più flessibili e capaci di muoversi e moltiplicarsi più efficacemente per riparare i danni cutanei», ci racconta la ricercatrice.

Sono proprio infatti i due meccanismi combinati, adesione ed elasticità, a facilitare una chiusura più solida e rapida delle ferite minimizzando il rischio di incorrere in infezioni e migliorando i tempi di guarigione tradizionali.

L’elicriso potrebbe quindi essere utilizzato per cerotti o bendaggi per ferite croniche, ustioni e altre lesioni della pelle. «In laboratorio abbiamo valutato l’effetto dell’olio sulle cellule che compongono i diversi strati della pelle, proprio per riprodurre condizioni di ferite che coinvolgono anche gli strati più profondi.»

Quando chiediamo alla dott.ssa Maioli i tempi per l’applicazione pratica di questa tecnologia ci risponde che i tempi per l'applicazione clinica dipenderanno da ulteriori futuri studi e approfondimenti.

«I risultati preliminari sono molto promettenti. L’obiettivo principale è poter sviluppare cerotti efficaci sia per ferite più profonde che per lesioni cutanee lievi, traducendo così i risultati ottenuti in laboratorio in applicazioni cliniche concrete».

Rispetto alle terapie tradizionali questo prodotto innovativo ha il vantaggio di essere meno invasivo, ridurre gli effetti collaterali e stimolare la rigenerazione tissutale grazie alla sua capacità di mimare l’ambiente biologico della pelle.

«Il nostro prodotto a base di elicriso non ha l’intenzione di sostituire le terapie tradizionali, bensì si tratta di un valido alleato nelle medicazioni avanzate, capace di affiancare le terapie esistenti per accelerare la guarigione, migliorare la qualità della vita delle pazienti e dei pazienti e, potenzialmente, ridurre la necessità di trattamenti più aggressivi o interventi chirurgici.»

La grande rivoluzione di questa ricerca è l’accessibilità del prodotto e la conseguente sostenibilità ambientale.

«Essendo questo composto basato sull’estratto naturale di una pianta autoctona e facilmente coltivabile, questo approccio può offrire anche un vantaggio economico, garantendo un prodotto efficace a basso costo, sostenibile e accessibile.»

Margherita Maioli non ha approfondito unicamente lo studio sulla pianta dell’elicriso, bensì anche su lavanda e calendula, concentrandosi sulle proprietà rigenerative e antiossidanti delle piante.

«Il nostro impegno si concentra su prodotti naturali, sostenibili e a basso costo, in grado di offrire soluzioni efficaci per la salute della pelle, sia in ambito cosmetico che biomedico. 

Valorizzare queste piante officinali autoctone ci consente di sviluppare approcci terapeutici rispettosi dell’ambiente e accessibili, basati sulle risorse locali.»

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