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Tempo di lettura: 10 minuti

In Aleph, da oltre trent’anni, realizziamo laboratori nei quali le ricercatrici e i ricercatori amino lavorare per rendere il mondo un posto migliore. E quello che vi raccontiamo oggi è un progetto davvero speciale!

Silvia Ferrara è una professoressa del dipartimento di filologia classica e italianistica dell'Alma Mater di Bologna, già coordinatrice del progetto Inscribe (dedicato all'invenzione della scrittura nel mondo e alla decifrazione di scritture antiche dell'Egeo), ora coordinatrice di un progetto presso il FIS, il Fondo Italiano della Scienza, sul precursore della scrittura a livello globale. 

Laura Bellinato è una studentessa di filologia classica che, come progetto di tesi di laurea magistrale, ha condotto una meravigliosa ricerca per riprodurre la composizione di un olio profumato utilizzato in epoca micenea, circa 3500 anni fa, creando un vero e proprio campioncino di quest'ultimo. Laura è ora borsista di ricerca per il progetto Inscribe.

La ricerca di cui parleremo nel nostro articolo è davvero unica nel suo genere poiché, per la prima volta nella storia, attraverso la decifrazione di tavolette in Lineare B ha condotto alla realizzazione di un prodotto finito, tangibile e presto in commercio: l’olio miceneo.

Tutto è ambientato a Micene, in un palazzo molto importante, come lo erano altri centri della Grecia continentale, quali Tebe e Pilo. Micene era nota nell'antichità soprattutto per la sua industria di profumi, che viaggiavano in tutto il Mediterraneo orientale, dall'Egitto alla costa siro-palestinese.

Laura, da dove è nata l'idea di questa tesi e quali sono stati i primi step della tua ricerca? 

«Durante il corso di filologia micenea della professoressa Ferrara, abbiamo letto vari testi in Lineare B della civiltà micenea e tra i vari testi analizzati ce n'erano diversi che avevano a che fare con l’industria del profumo. Da quel momento si accese qualcosa in me: i micenei erano un popolo che mi era sempre stato presentato come guerriero, dedito appunto all'ambito militare, e che invece ora si mostrava anche come un popolo elegante, raffinato ed in grado di creare bellezza.

Mi sono quindi presentata in ufficio dalla professoressa e le ho chiesto se le faceva piacere iniziare questo percorso con me e lei non mi ha semplicemente detto di sì, mi ha detto sì e facciamoli pure questi profumi, divertiamoci! E quindi ovviamente da quel momento è iniziato questo viaggio. 

Parallelamente allo studio delle fonti sull'industria del profumo ho iniziato ad informarmi su come potevano essere realizzati questi profumi, perché sapevo che la distillazione era una tecnica avvenuta più tardi e quindi ero curiosa di capire come li realizzassero loro. Mi sono quindi documentata un po' sia attraverso trattati scientifici antichi come Dioscoride, Plinio il Vecchio, sia attraverso le informazioni ricavate dalle tavolette.» 

Le tavolette di per sé non forniscono una vera e propria ricetta, ma sono degli inventari che ci dicono quali ingredienti venivano forniti a questi profumieri e quindi mescolando le informazioni da una parte e dall'altra siamo riuscite a ricreare questa ricetta e poi a riportarla in vita.

Prof.ssa Ferrara, parliamo ora del perché questo progetto ha riscosso una così grande importanza. È attraverso la decifrazione di alcune tavolette in argilla in lineare B, un sistema sillabico usato dalla civiltà micenea, che avete potuto estrapolare la ricetta dell'olio miceneo.

Ci spiega che cos'è la lineare B e come si caratterizza? La si può associare al greco antico? Com’è possibile decifrare questa scrittura? 

«Innanzitutto grazie per questo invito bellissimo! Sono molto felice che Laura parli di questo progetto perché in realtà è vero che l’idea è nata da un mio stimolo, ma lei ha davvero abbracciato con entusiasmo l'avventura che le ho proposto in maniera anche un po' ardita perché nessuno aveva mai ricreato questo profumo, l’olio profumato dei micenei.

Riportare alla luce 3500 anni di storia togliendo tutta la polvere di tutti questi secoli non è stato facilissimo devo dire, però lei con grande coraggio, dedizione ed entusiasmo ha abbracciato l'idea, quindi sono contenta che lei oggi sia qui con noi. 

Il sistema di scrittura è un sistema sillabico che registra una forma di greco antico che precede quella di Omero, dell'Iliade e dell'Odissea, di circa 500 anni, quindi è la forma più antica che noi abbiamo di greco scritto. 

Il sistema di scrittura è stato decifrato nel 1953 da (pensate, non era nemmeno un filologo né un archeologo né uno storico) un architetto britannico, Michael Ventris. Egli, senza l'aiuto e l'assistenza di testi bilingue o di prove indipendenti è riuscito a decifrare il sistema attraverso un'analisi solamente interna di decrittografia del sistema di scrittura, riuscendo a ricostituire la corrispondenza fra i suoni e i segni. Questo è stato davvero uno dei risultati più strabilianti del ventesimo secolo!

Ѐ sulla base di questa lettura di testi legati all'industria del profumo di Pilo, non di Micene, ma di Pilo, di questo centro della Messegna di 3500 anni fa, che siamo riusciti a mettere a punto una lettura forse un pochino più puntuale e più precisa di alcuni testi che ci narrano gli ingredienti utilizzati per creare questo olio profumato. Abbiamo infatti individuato un paio di segni che siamo riusciti a decifrare, che sono degli ingredienti di questa ricetta che prima non erano stati propriamente approvati. C'erano state delle proposte sulla loro interpretazione ma noi le abbiamo validate, quindi questo ci ha fatto un pochino chiudere il quadro sugli ingredienti che fanno parte di questa ricetta e quindi da questo, come dire, trampolino di lancio ho proposto a Laura di mettere insieme gli ingredienti e di ricreare il profumo. 

Da questa fantastica decifrazione del 1953, più di 70 anni fa, siamo riusciti a ricostituire un prodotto molto importante per la cultura micenea che traeva ricchezza proprio dall'industria dell'olio profumato il quale veniva prodotto in grandi quantità e distribuito in tutto il Mediterraneo orientale, nei grandi regni (dagli Ittiti, alla costa siro-palestinese, agli Egizi) e che dunque era, come dire, una proposizione di vendita molto ambita e molto aspirazionale di questi popoli. 

Quindi è stata davvero una concomitanza di eventi, una congiunzione astrale che ci ha portato a questa bellissima scoperta, grazie ovviamente al lavoro sulla decifrazione che è stato fatto in tutti questi anni.

Non abbiamo reinventato la ruota, ecco, abbiamo solo messo a punto una cosa che non era mai stata fatta prima e come dire, abbiamo preso il volo grazie al prezioso lavoro di stratigrafia che è stato fatto in tutti questi anni.» 

La cosa bella che racconta Laura è che questa avventura non è finita, vero Laura? Perché non avete solo ricreato il profumo, ma... 

«Allora, l'abbiamo ricreato e stiamo cercando di metterlo in vendita, di commercializzarlo e renderlo accessibile a tutti perché possano avere questa esperienza che non è solo sensoriale, non è solo legata all'olfatto, ma è proprio un'esperienza di vita, è un entrare in contatto con questi popoli che ci hanno preceduto, i quali erano popoli molto raffinati. Quando si pensa all'antichità, pensiamo sempre a qualcosa di retrogrado, indietro rispetto a noi, e invece abbiamo moltissimo da imparare anche da loro!

E questo profumo racconta tutto questo, racconta miti che abbiamo imparato da bambini, come appunto quello del Labirinto, di Minosse, di Arianna, e questo è tutto racchiuso in un profumo. 

Era quindi nostro desiderio portarlo anche ad un grande pubblico, non solo relegarlo ad uno scaffale come argomento di studio, ma far sì che facesse parte anche della nostra vita. Legato a tutto ciò, la professoressa Ferrara ed io stiamo scrivendo anche appunto un libro riguardo all'industria del profumo Miceneo e al nostro tentativo di ricreazione di questo artefatto meraviglioso.»

...Avete già pensato ad un titolo per il libro?

Laura Bellinato: «Sì, al momento siamo per Oli Divini. Divini perché quest'olio profumato non era solo un accessorio, era legato molto probabilmente anche al contesto rituale, era dedicato e offerto alle divinità, un modo per entrare in contatto con esse.»

Gli Egizi, per esempio, credevano che il profumo avesse avuto origine dagli occhi del Dio Horus. La parola profumo, il perfumum, rimanda all'idea che ci sia qualcosa che sale al cielo e ci collega alla divinità, e quindi da qui l'idea di chiamarlo oli divini.

Laura, parliamo della composizione di quest'olio, come è fatto? Quali sono gli ingredienti che lo caratterizzano? 

«Ovviamente dimentichiamoci i profumi che noi conosciamo e a cui siamo abituati, non è corretto a livello tecnico parlare di profumo, è un olio profumato. Dalla tavolette in Lineare B abbiamo scoperto che, certamente, veniva utilizzato l'olio d'oliva, prodotto tipico della Grecia, e che veniva bollito; infatti i profumieri vengono chiamati bollitori d'olio.

Bollito con cosa? Ovviamente con delle sostanze, delle erbe, dei fiori, delle foglie che venivano pestate su dei mortai, in modo tale da poterne rilasciare l'essenza e le proprietà e venivano poi bollite all'interno dell'olio. Queste ultime aggiungevano la fragranza, ma non solo, servivano anche un po' come una forma di conservante, preparavano cioè l'olio ad accogliere la fragranza finale. Tra queste erbe potevano esserci ad esempio il coriandolo, la spalato, la radice di calamo, la mirra (tutti prodotti che ovviamente i Micenei erano anche costretti ad importare dall'Oriente perché non li possedevano loro). 

Alla fine della lavorazione veniva aggiunta poi la fragranza finale, che per quanto ne sappiamo poteva essere la salvia o la rosa. Questo è quello che viene detto a Pilo, perché ad esempio non sappiamo cosa potessero scegliere come fragranze a Cnosso, nulla ci vieta di pensare al rosmarino o al timo, piante che crescevano comunemente nella macchia mediterranea, o all'iris ad esempio, e che sicuramente erano apprezzate non solamente per il loro profumo, ma anche per le loro proprietà officinali. 

Questi oli infatti, oltre ad avere fragranze piacevoli per l’olfatto, avevano anche delle proprietà curative, utili all'igiene quotidiana della persona.»

Questi oli venivano spalmati sul corpo, giusto? 

Laura Bellinato: «Sì, ci sono proprio tavolette nelle quali si parla di olio per unzioni.

Ad esempio nei poemi omerici vediamo proprio che questi oli venivano utilizzati nel rituale della cura della persona e dell'ospite: prima si lavavano e poi si ungevano di questo olio profumato su tutto il corpo.

Vigeva comunque il principio che grasso scioglie grasso, quindi l'olio non solo dà un profumo, ma aiuta proprio anche a liberarsi delle impurità che normalmente la nostra pelle produce.»

Laura, quali sono i passaggi per realizzarlo? Con una bollitura?

«Sì, esattamente. Ora non entrerò nello specifico di cosa abbiamo effettivamente fatto, perché la ricetta dovrà rimanere segreta, proprio perché stiamo tentando di commercializzarlo.

Ovviamente l'azienda che ci aiuterà avrà in un certo senso l'esclusiva, però sì, queste sostanze venivano tritate, pestate e poi aggiunte all'olio e fatte bollire per un determinato tempo. Poi tutto dipendeva anche dalle sostanze e dalla quantità di olio che si bolliva, dopodiché il composto veniva filtrato e venivano aggiunte nuove sostanze. Quindi c'erano anche diverse fasi di filtrazione, fino a che non si arrivava alla fase finale, in cui veniva aggiunta la fragranza e il tutto veniva lasciato raffreddare, lasciando le piante all'interno per lungo tempo. 

Anche nella fase finale c'erano varie fasi di filtrazione, perché se pensiamo ad esempio ad una pianta come la rosa che è molto delicata, si ha bisogno di numerose fasi: prima c’è la macerazione, in cui vengono messi i petali e lasciati un tot di tempo, poi vengono tolti i vecchi petali per metterne di nuovi. Insomma ci sono molte, molte fasi, proprio perché la rosa è delicata.» 

Prof.ssa Ferrara, per quanto riguarda il packaging il campioncino dell'olio da voi creato è immerso in questa boccettina di colore verde, con un'etichetta e un simbolo. Che valenza ha questo simbolo? Che cosa significa? È sempre un simbolo della scrittura lineare B?

«Sì, è un logogramma e rappresenta proprio l'olio alla salvia.

Unisce il logogramma dell'olio alla prima sillaba della parola salvia, che è PA, e rappresenta proprio l'olio alla salvia. 

E noi l'abbiamo preso un po' come il simbolo del nostro progetto, anche perché l'olio alla salvia, rispetto invece magari all'olio alla rosa, è proprio un prodotto unicamente miceneo. 

L’olio alla salvia non compare in altre civiltà contemporanee e nemmeno nei trattati di oli profumati che abbiamo studiato. Quindi è proprio peculiare, caratteristico dei micenei e quindi era perfetto anche per diventare il simbolo del nostro progetto. La boccetta purtroppo non è bella come quella che avevano loro, perché essi avevano queste piccole anfore di 15-20 centimetri decorate, colorate, e probabilmente era anche per questo il motivo per cui piaceva tanto l'olio miceneo. Non era solo il contenuto ad essere prezioso, era anche proprio il packaging che era allettante e super richiesto. 

Non è proprio cambiato nulla rispetto ad oggi: l’importanza del packaging, l'idea del brand e della riconoscibilità estetica, l’appealing, insomma tutte cose mai cambiate in forse 4000 anni di storia. Quindi è incredibile che ci sia questa continuità verso ciò che noi riteniamo essere bello. Laura non ha detto che in realtà noi abbiamo già trovato una ditta che ci aiuterà a commercializzare!

Io vorrei che proprio il packaging rimanesse il più fedele al modello miceneo. Adesso vedremo un po' come negoziare le nostre posizioni rispetto alla commercializzazione, però abbiamo già trovato una ditta che con grande entusiasmo ha colto l'opportunità e insieme riusciremo a gestire questa cosa.» 

Laura, non potendo godere di questa profumazione, se non virtualmente, non abbiamo idea di che caratteristiche abbia quest’olio e quindi insieme a voi vogliamo cercare di immaginarne la fragranza a livello olfattivo. Se fossimo in profumeria e doveste proporci “Il profumo di Micene”, una profumazione appena arrivata e di nicchia, come la descrivereste?  Quali sono le sue note? (ambrato/fruttato/fiorito/aromatico/legnoso/speziato?) Quale la sua consistenza?

«Allora, io farei proprio una distinzione tra l'olio alla rosa e quello alla salvia, perché sono diversi. L’olio alla salvia è più speziato. È un profumo, mi verrebbe da dire un po' radical chic, quello alla salvia.

Ha note di testa che vanno magari dalla spalato al coriandolo, ma poi di fondo resta la salvia che dà quel senso di freschezza e anche un po' quel sentore cipriato, possiamo dire. Per quello direi che è un profumo molto raffinato e molto elegante.

Invece l'olio alla rosa è più fiorito, è più ambrato. Di testa arriva molto di più la mirra e invece di fondo resta questa rosa che è una rosa vellutata, corposa, perché non è la rosa a cui noi siamo abituati effettivamente nei nostri profumi attuali. Sa proprio di fiore, è come se uno odorasse un bouquet di rose.

È anche molto sensuale: nell'Iliade si dice che la moglie di Zeus si cospargesse di olio alla rosa prima di unirsi al marito e ho rivisto questa sensualità nell'olio alla rosa miceneo che noi abbiamo riprodotto. Sì, è proprio una fragranza davvero intima, estremamente personale.» 

Prof.ssa Ferrara: «Sembra quasi di sentire l'odore della pelle, è una second skin, no? È molto molto particolare perché, come dice Laura, non è la rosa a cui noi siamo abituati nei profumi.

Sembra quasi di entrare in un giardino, non lo so, del settecento inglese, un giardino all'inglese. 

La salvia invece è proprio macchia mediterranea, ha qualcosa di intimamente greco, è proprio greca, vero Laura?» 

Laura Bellinato: «È vero, sì. Questo la rende proprio unica.

Noi dobbiamo capire bene cosa vorremmo fare di queste due fragranze se le vogliamo anche unire o se vogliamo tenerle separate. Tutto questo verrà fatto con la ditta che ci seguirà. Però sono davvero due profumi molto diversi.»

Quali sono le tempistiche?

Prof.ssa Ferarara: «Meno di un anno. Abbiamo già firmato i contratti, il libro Oli divini uscirà per Il Mulino a Settembre con consegna a Giugno, principalmente lo sta scrivendo Laura ma sto dando una mano anche io. 

Il profumo uscirà più o meno intorno alla stessa data. L'abbiamo già firmato, quindi siamo pronti. È tutto solo legato ai tempi di produzione, di scrittura, di composizione del test.»

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