Moltissimi testi, come i papiri di Ercolano, le tavolette di Creta scritte in lineare B e il vasto patrimonio di testi scritti in caratteri cinesi appartenenti a re coreani vissuti tra il XIV e il XX secolo erano destinati a non essere mai più letti e tradotti.
Tutti gli studenti, i ricercatori e gli appassionati si erano ormai rassegnati: i papiri di Ercolano, ad esempio, carbonizzatisi durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C, erano caratterizzati da sottilissimi e fragili fogli tali da non poter essere neanche srotolati. Molti dei rotoli ercolanesi sono stati svolti con metodi invasivi, fin dal momento del loro primo ritrovamento nel 1752, con risultati talvolta buoni, talvolta estremamente frammentari. Centinaia di rotoli e parti di essi sono ancora non svolti.
Nel 2023, Federica Nicolardi, docente e ricercatrice di papirologia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli studi di Napoli Federico II, partecipa, insieme ad altri esperti internazionali e all’italiano Gianluca Del Mastro dell’Università della Campania L. Vanvitelli, al team papirologico del concorso Vesuvius challenge, che raccoglie più di mille gruppi di ricerca, con lo scopo di apportare contributi significativi alla decifrazione dei papiri.
La ricerca ha portato ad una scoperta senza pari: grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale è stato possibile leggere i papiri con una tecnica di srotolamento virtuale che, attraverso la tomografia a raggi X, scansiona ogni strato e poi li srotola in un’immagine piatta.
Andiamo a scoprire di più con la professoressa Nicolardi!
Di cosa si occupa la papirologia e perché è una disciplina così importante?
È vero che ci sono pochi papirologi e perché secondo lei?
«La papirologia è la disciplina che si occupa della decifrazione e dello studio di testi in greco e in latino scritti su papiro e altri supporti leggeri e portatili (come le tavolette lignee o i cocci). Si occupa sia degli aspetti materiali che contenutistici.
Le difficoltà di lettura e decifrazione dei testi, insieme alla frequente frammentarietà dei supporti, fanno della papirologia una disciplina altamente specializzata. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui non si tratta di un lavoro tanto diffuso».
Cosa sono i papiri di Ercolano e che informazioni rivelano ad oggi?
Quanto è stato decifrato e quanto ancora rimane da conoscere?
«I papiri di Ercolano sono libri antichi in forma di rotolo, scritti in latino e in greco, e trovati nei resti di una lussuosa Villa appartenuta a un’importante famiglia romana, quella dei Pisoni.
Il papiro, essendo un materiale organico, di solito non si conserva in ambienti non aridi (motivo per cui di solito quando pensiamo ai papiri pensiamo subito all’Egitto, da cui viene la maggior parte dei ritrovamenti).
L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che ha seppellito la Villa sotto oltre 20 m di fango e detriti e ha carbonizzato ogni suo contenuto, ha carbonizzato e accartocciato spesso rotto i rotoli, ma li ha di fatto salvati dal naturale deperimento a cui sarebbero andati incontro. Tantissimi e più o meno invasivi sono stati, fino agli inizi di questo secolo, i tentativi, di maggiore o minore successo, di aprire questi rotoli.
La lunga tradizione di studi sui rotoli svolti ha portato alla luce testi greci e, in numero minore, latini non trasmessi da nessun’altra tradizione manoscritta, dei quali, quindi, i papiri ercolanesi sono gli unici, preziosi testimoni.
Il contenuto dei rotoli latini è piuttosto sfuggente, a causa delle loro condizioni di conservazione; un certo interesse storiografico emerge da un carme in esametri sulla Battaglia di Azio e da una copia, purtroppo in condizioni disperate, dell’opera storiografica di Seneca il Vecchio.
I rotoli greci, invece, hanno un carattere omogeneo evidente: fanno parte di una biblioteca filosofica, quasi esclusivamente contenente opere di filosofia epicurea, tra cui libri dello stesso Epicuro, e moltissime opere dell’Epicureo Filodemo di Gadara.
Ci sono ancora oltre 100 rotoli interi mai svolti e oltre 600 parti più piccole, che possono ancora restituire enormi quantità di testi del tutto nuovi».
Qual è il processo messo in atto dall’intelligenza artificiale per poter leggere questi testi senza neanche srotolarli?
E che tipo di macchinario viene utilizzato?
«Lo svolgimento virtuale (virtual unwrapping), ideato da Brent Seales, professore di computer science dell’Università del Kentucky, e oggi portato avanti nell’ambito della Vesuvius Challenge, da lui lanciata insieme a Nat Friedman e Daniel Gross, è un procedimento in più fasi, che si serve anche dell’aiuto del machine learning.
Presupposto fondamentale è la scansione del rotolo in un sincrotrone (acceleratore di particelle) con la tecnica della tomografia micro-computerizzata (micro-CT). Una volta acquisita la scansione, il rotolo può tornare nella Biblioteca in cui è conservato, poiché da quel momento tutto avviene solo sui dati.
Si susseguono varie fasi:
1) la segmentazione, nel corso della quale vengono identificati e isolati i singoli strati che costituiscono la complessa spirale del rotolo;
2) il flattening con cui la superficie isolata precedentemente viene svolta, cioè distesa, in modo da risultare un’immagine bidimensionale;
3) l’ink detection, cioè il procedimento di intelligenza artificiale che viene utilizzato per identificare l’inchiostro, non immediatamente visibile nei dati di scansione.»
Le reti neurali dell’IA versus le reti cerebrali umane.
L’intelligenza artificiale è in grado di creare reti neurali con neuroni artificiali che ricalcano la struttura del nostro cervello, ciò significa che l’IA potenzia l’intelligenza umana, superandola?
«Non è tanto un discorso di oltrepassare l’intelligenza umana.
L’IA viene addestrata dall’intelligenza umana e impara a fare qualcosa che da soli non riusciamo a fare: in questo caso vedere l’inchiostro.
Sia il papiro che l’inchiostro sono a base di carbonio e questo non consente alle lettere di essere immediatamente visibili nei dati di scansione.
Un procedimento certosino (e umano) di annotazione delle immagini consente di addestrare un algoritmo a distinguere le zone in cui c’è inchiostro da quelle in cui non c’è.»
L’IA rivela l’inchiostro; continuiamo a essere noi papirologi a decifrare il testo.
Quali caratteristiche devono avere i testi per poter essere sottoposti all’IA?
Ci sono testi che ad oggi non potranno essere tradotti e, se sì, perché?
«L’importante è che i rotoli siano in condizioni tali da poter essere spostati e trasportati con tutte le cautele che usiamo per tutte le sessioni di scansione».
Quali sono i vantaggi dell’IA in papirologia e quali gli svantaggi?
«I vantaggi sono enormi, perché tutto quello che troveremo sarà assolutamente nuovo. Questo tipo di approccio è molto sicuro anche in termini di accuratezza dei risultati, perché non si chiede all’IA di leggere i caratteri; quindi, non c’è rischio che generi dei testi inesistenti».
Ci sono già stati dei tentativi in passato di utilizzare l’IA in papirologia e a che risultati hanno condotto?
Cos’è la rete neurale ITHACA ideata dall’università di Oxford nel 2017?
«In questo momento sono tanti i progetti che usano l’IA per migliorare le nostre possibilità di conoscenza del mondo antico.
Il progetto ITHACA consente di ottenere suggerimenti per le ricostruzioni testuali di iscrizioni frammentarie».
Quali testi rimangono tutt’ora indecifrati che secondo lei dovrebbero e potrebbero essere ancora approfonditi con l’IA?
«Lo svolgimento virtuale può essere applicato anche ad altri materiali, per esempio i cartonnage di mummia, una specie di cartapesta prodotta da papiro riciclato.
Con uno svolgimento non invasivo possiamo recuperare i testi scritti sui papiri usati per la cartapesta, senza però smontare il cartonnage, conservandone così anche la decorazione.
Ma lo svolgimento virtuale può essere molto utile anche per recuperare libri e archivi moderni danneggiati, per esempio, dall’acqua o dal fuoco e che non possono essere aperti fisicamente senza esserne distrutti».
Come vede il rapporto fra la ricerca e l’IA? Senza di essa non vi è progresso nella ricerca?
«Una grande parte dei risultati della ricerca deriva ancora dal ragionamento e dallo studio, ma l’apertura a nuovi orizzonti della tecnologia e alla collaborazione tra settori scientifici diversi mi sembra ormai una risorsa imprescindibile!»
Come vede il futuro nel suo settore?
«Senza dubbio pieno di nuovi testi antichi da studiare, ma anche di tante sfide, tecniche e logistiche, da affrontare.»
