Considerando che le prede hanno sviluppato numerose strategie per non diventare cibo di un grosso leopardo o di una paurosa orca sfuggendo al ciclo della natura, bisogna anche soffermarsi sulle tecniche raffinate usate dai predatori per cacciare.
Effettivamente è tutto collegato come una catena, e se un giorno la leonessa fallisce la sua caccia e l’antilope si salva, è probabile che i suoi cuccioli non sopravvivano. È un ciclo, e a noi non spetta prendere nessuna parte… Quello che possiamo fare è studiare le strategie alla base del successo o del fallimento.
Le diverse strategie di caccia
I metodi di caccia possono essere categorizzati in tre metodi: caccia all’agguato o “ambush hunting”, caccia da appostamento o “stalking hunting” o caccia all’inseguimento “persuit hunting”.
Partendo dalla prima, la caccia all’agguato, il predatore si nasconde dietro ad un cespuglio o ad un nascondiglio ed aspetta che la preda si presenti davanti. Non ne va in cerca, ma attende pazientemente. Questo metodo è tipico di alcune rane e insetti, alligatori, coccodrilli e lucertole. Anche se c’è poca possibilità di successo, l’energia utilizzata è minima; vi è sempre un bilanciamento.
La seconda strategia di caccia che alcuni animali come i felini o gli aironi adottano, è la caccia da appostamento o “stalking hunting”. In questo caso, l’animale cerca la preda e attacca velocemente. Infatti, se il tempo di ricerca è elevato, una volta trovata la preda il tempo di azione è minimo.
La terza strategia è la caccia da inseguimento o “persuit hunting” tipica di falchi, leoni, lupi e pipistrelli insettivori, in cui il predatore si reca nei luoghi in cui sa di trovare qualche preda per poi attaccare. In questo caso, il tempo di ricerca è molto ridotto, ma l’attacco di solito richiede un po’ più di tempo.
Anche se il secondo e terzo metodo possono sembrare simili, in realtà vi sono delle differenze perché gli stalkers spendono molto più tempo ed energia nel trovare la preda, mentre gli inseguitori nel catturarla.
Ovviamente il modo in cui gli animali attaccano non è una scelta personale, si basa sull’istinto e su anni ed anni di evoluzione e trasformazione fisiologica.
La colorazione criptica per ingannare la preda
I predatori così come le prede possono utilizzare le colorazioni criptiche in modo tale da nascondersi mimetizzandosi con l’ambiente circostante.
Questo metodo è molto comune tra i pesci, nei quali il successo è dato dalla capacità di non farsi riconoscere fino a quando è troppo tardi per scappare. Per esempio, il pesce scorpione si nasconde nel fondale o dentro ad un corallo e raccoglie sabbia o altri detriti per migliorare il suo travestimento.
Certi insetti, molto furbi, ingannano le loro prede assomigliandogli. Per esempio, gli asilidi sono capaci di mimare il bombo, la loro preda, in modo da essere scambiati per un insetto della stessa specie.
Lo strano metodo delle lucciole
Per quanto riguarda le lucciole, bisogna fare un discorso a parte. Le femmine imitano l’accoppiamento di altre specie per attrarne i maschi che poi uccidono e mangiano.
Anche tra i predatori esistono i veleni chimici, famosissimi nei serpenti, scorpioni e ragni.
O ancora, tra gli animali che vivono in branco, può essere che si formino delle alleanze che portano ad attaccare in gruppo un animale di dimensioni maggiori come, per esempio, accade tra leoni e lupi. Anche nei pesci leoni si è studiato che vi è una cooperazione in cui l’allargamento delle pinne è un segnale per comunicare l’inizio dell’attacco in gruppo.
Aggressive mimicry
Continuando a parlare dei pesci, è molto interessante il cosiddetto “aggressive” mimicry o la mimica aggressiva in cui per esempio la rana pescatrice presenta una sorta di esca alla punta della pinna dorsale che, assomigliando ad un piccolo pesce o gamberetto, attira potenziali prede. La pinna dorsale è l’unico pezzo del corpo del pesce visibile perché tutto il resto è nascosto seguendo il camouflage; quindi, appena arrivano i pesciolini che pensando di farsi una bella mangiata di gamberetti, la rana pescatrice apre velocemente la sua bocca e li divora.
La strategia più assurda per ingannare le prede
L’ultimo esempio che vorrei portare è quello del Nimbochromis livingstonii, un pesce predatore del lago Malawi in Africa. Sfruttando la conoscenza che molti piccoli ciclidi si cibano di pesci appena morti, questo pesce si lascia portare sul fondo dell’oceano assumendo la colorazione tipica di un pesce morto. Quando un ciclide arriva ad esaminare il cadavere, resuscita mangiandolo. Questo è l’unico esempio di contemplazione della morte tra i pesci.
Ogni specie ha le sue peculiarità che fanno primeggiare la vita sulla morte portando alla riproduzione e alla crescita della popolazione; è anche vero che, un piccolo errore o una distrazione possono essere letali...
Nessun animale è imbattibile, ma tutto dipende dalla furbizia più che dalla possenza.
