Se si mettesse un animale davanti ad uno specchio, come reagirebbe?
Gli animali si riconoscono?
Vari esperimenti sono stati sottoposti a diverse specie e ci hanno fatto comprendere che per ora delfini, elefanti asiatici, gorilla e non solo hanno brillantemente superato il “mirror test”. Sorprendentemente da quello che ci si potrebbe aspettare, essendo che i pesci sono stati spesso considerati incapaci di provare dolore e meno intelligenti rispetto ad altri animali (anche se ad oggi vi sono molti studi che dimostrano il contrario), i Labroides dimidiatus si è caratterizzato per saper riconoscere la sua figura riflessa.
Ma in cosa consiste questo “mirror test”?
Questo metodo è stato applicato e viene molto utilizzato per cercare di capire che percezione hanno gli animali di se stessi.
Un adesivo colorato viene posizionato in una parte del loro corpo visibile solo attraverso l’utilizzo di uno specchio e si aspetta che una volta visto il suo riflesso, l’animale sia in grado di riconoscere la presenza estranea. Ovviamente, l’adesivo non deve essere percepito direttamente o recare fastidio, altrimenti l’esperimento non può essere valido.
Una volta presentato lo specchio, se l’animale cerca di toglierlo o comunque manifesta comportamenti che fanno capire il suo interesse verso questa oggetto, si comprende che non solo ha riconosciuto una presenza, ma anche che quella presenza con quell’adesivo appiccicato è il riflesso di se stesso.
Per esempio, con il Labroides Dimidiatus, si è visto che ponendogli un tag colorato, il pesce è stato in grado di rimuovere il segno dal suo corpo grattandosi sul pavimento. È stato anche visto come non vi fosse nessuna reazione per segni sia trasparenti che colorati in assenza dello specchio.
Anche ai primati sono stati presentati vari esperimenti; uno di questi è stato per esempio l’utilizzo del training per insegnare loro ad utilizzare il riflesso dell’ambiente circostante come segnale per trovare degli oggetti che altrimenti non vedrebbero.
In un altro test, gli scimpanzé hanno individuato questo materiale riflettente come mezzo per auto rispondersi attraverso espressioni facciali, movimenti corporei o comportamenti rivolti a se stessi come il grooming in parti del corpo visibili solo attraverso di esso.
Proprio la transizione da comportamenti sociali a quelli orientati verso se stessi è stata la prova che gli scimpanzé riuscissero a riconoscersi.
Per avere la conferma, anche a loro è stato applicato il mark test; gli animali sono stati anestetizzati per permettere l’applicazione di un tag tra l’occhio e l’orecchio destro senza che se ne accorgessero. Alcuni di loro, al risveglio non hanno solamente individuato la presenza del segno nel loro corpo, ma hanno anche annusato ripetutamente le loro dita dopo aver toccato lo strano materiale. Anche orangotanghi e bonobo hanno superato il mirror e mark test confermando di avere consapevolezza di se stessi.
Oltre a Labroides Dimidiatus ci sono state altre specie acquatiche alle quali è stato presentato questo test. Per esempio, i Bottlenose Dolphins hanno dimostrato numerose volte di essere particolarmente interessati alla loro figura riflessa, tanto da tirare fuori la lingua e girare su se stessi per osservare la pancia. Una volta posizionato il mark, lo hanno ispezionato con attenzione riconoscendolo nel loro corpo.
Per concludere, riguardo gli elefanti asiatici, il dottor Joshua Plotnik ha disposto uno specchio all’interno della loro enclosure; la prima risposta verso di esso è stata definita come “social behaviour” o comportamento sociale in quanto hanno riconosciuto come uno straniero la loro figura riflessa.
Il secondo passo è il “behavioural test” o test comportamentale in cui l’animale capisce come “testare” il suo riflesso, muovendosi frettolosamente e toccando con la proboscide lo specchio stesso; qui inizia a capire che la figura dall’altra parte si muove esattamente come lui.
Il terzo step è chiamato “self- directed behaviour” o comportamento direzionato a se stesso, in cui l’animale riesce a capire di poter investigare parti del corpo inesplorate; per esempio, per gli elefanti maschio, le zanne sono mozza fiato e sono proprio un punto da ammirare per ore.
L’ultimo passo è proprio il “mark test” per verificare se effettivamente l’animale riconosce l’immagine come il riflesso di se stesso.
Molti organismi però, non si riconoscono come il riflesso di ciò che guardano, ma ci vedono un altro organismo. Per questa ragione, esiste una procedura di controllo per verificare se gli individui che non hanno riconosciuto la presenza del segno nelle zone in cui è stato applicato e quindi non hanno superato il mirror test, sanno rispondere alla presenza di segnali che sono direttamente visibili senza la presenza dello specchio, come ad esempio un bel adesivo colorato posizionato nella pancia.
Secondo Gallup, la forma più rudimentale di consapevolezza di sé è l’abilità di diventare l’oggetto della propria attenzione; ecco perché il mirror self-recognition è proprio un indicatore di coscienza di se stessi.
