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Il training animale è etico?

C’è una chiara demarcazione tra cosa può essere definito etico o cosa invece nuoce il benessere animale. Nonostante questo limite sia chiaro e definito, molto spesso viene frainteso soprattutto pensando agli animali selvatici. La colpa è del fatto che c’è una dissonanza tra quale può essere la relazione tra cani domestici ai quali insegniamo di sedersi a comando o uno scimpanzé che espone volontariamente il braccio per permettere il prelievo del sangue.

Nonostante siano comportamenti molto diversi, quello che li accomuna è il metodo di insegnamento.

Il training animale

Oggigiorno, il training animale è una pratica sempre più diffusa anche con gli animali in cattività.

Ma cosa si intende precisamente? Forse la prima cosa che può venire in mente è proprio il salto del cerchio infuocato della tigre oppure le foche che riescono a tenere in equilibrio la palla sul naso. Questo è esattamente quello di cui non voglio parlare perché molto spesso si basa su un rapporto di paura tra trainer e animale che prima o poi sfocia in aggressività.

Gli animali non devono essere privati del loro istinto naturale e nonostante non sia la prima cosa a cui pensiamo, esiste un training basato unicamente su un rapporto di fiducia e sicurezza.

L’habituation nel training animale

Vi sono vari modi attraverso cui gli animali imparano; il modo più semplice è l’habituation, che significa abituare l’animale alla presenza di uno stimolo ripetitivo. Bisogna ricordare che in questo caso lo stimolo deve essere presente in un contesto specifico e il tempo necessario affinché l’habituation avvenga dipende dal tipo di stimolo e frequenza.

Per esempio, ad Alturas si stanno abituando Smoothy e Wrincle, due meravigliosi macaw, alla presenza di due trasportini all’interno della loro enclosure. In questo modo, una volta affievolita la loro risposta alla presenza di questi due oggetti estranei, si potrà insegnare loro di entrare dentro volontariamente in modo da facilitare il loro trasporto nel momento del bisogno. L’habituation e la sensitization, che significa aumentare la frequenza e potenza di risposta dell’animale a seguito di un’esperienza positiva o negativa, fanno parte del “non associative learning” o insegnamento dissociativo.

Questo tipo di insegnamento si lega solamente alla esposizione dell’animale a uno stimolo non seguita da un altro evento successivo.

Dall’altra parte, l’associative learning descrive il cambiamento stabile del comportamento di un individuo a seguito dell’associazione tra due stimoli/eventi. All’interno di questa macro-gruppo, troviamo l’operant conditioning o condizionamento operante che consiste nell’associare il comportamento ad una conseguenza che può essere l’arrivo del cibo o, per esempio, di una coccola. L’aspetto difficile in questo caso è il tempo tra azione e conseguenza, che deve essere il più breve possibile. Ecco perché uno strumento molto utilizzato dai trainer è il “clicker” che permette di produrre un suono subito dopo la riproduzione del comportamento richiesto. In questo modo l’animale associa azione-suono, e come ricompensa sa che arriverà qualcosa che lo soddisfa.

Il reinforcement e il punishment nel training animale

Ecco che è molto importante conoscere i propri animali, confrontarsi con loro e come sempre osservarli per capire per che cosa si metterebbero alla prova. È anche vero che considerando che i comportamenti sono modificati dalle loro conseguenze, bisogna scegliere bene cosa fa succedere dopo l’azione voluta. Infatti, si può scegliere tra il “reinforcement” o premio che va ad aumentare la frequenza dell’espressione di tale comportamento, oppure tra il cosiddetto “punishment” che non ha nulla a che vedere con i sentimenti di paura o rabbia che può sperimentare l’animale, ma semplicemente fa sì che il comportamento non venga più espresso. Un esempio chiaro per non fraintendere questo tipo di conseguenza è girarsi di spalle non appena si varca il cancello di casa e il caro, bellissimo Labrador vuole venirti addosso per accoglierti e giocare.

Detto questo, con Leo, un ocelotto presente al santuario di Alturas Wildlife Santuary in Costa Rica, Ronald Elizondo sta portando avanti un progetto di addestramento per far sì che il felino si avvicini volontariamente in un determinato punto e si posizioni in un modo tale da permettere al veterinario di somministrare farmaci mantenendo una barriera di sicurezza; questa pratica è estremamente importante perché evita di dover anestetizzare l’animale ogni qualvolta che è necessaria una somministrazione o manipolazione. Questo funziona soprattutto con gli animali pericolosi il cui il contatto diretto deve essere evitato non solamente per la persona in sé, ma anche per l’animale per l’elevata quantità di stress che può provare. Nonostante il training sia avvenendo da poche settimane, i risultati sono sorprendenti.

Il training non è solamente un qualcosa che facilità molto varie operazioni, ma anche un modo per stimolare e muovere gli animali all’interno dell’enclosures.

Per esempio, presentando un target ad un tucano in vari punti si fa sì che l’animale svolazzi di qua e di là esercitandosi e non perdendo la capacità di volare, quindi non perdendo il suo comportamento naturale. Con Raul, il tucano del santuario, si ha anche messo in pratica un progetto di addestramento che faccia sì che voli sopra una bilancia e vi rimanga fermo un paio di secondi; questo permette di monitorare il suo peso e la sua salute.

Il training, se considerato in questi termini, è assolutamente etico e si basa esclusivamente su un rapporto di conoscenza e fiducia tanto che viene considerato un enrichment per molti animali perché è un momento che li gratifica e incuriosisce.

Dall’altra parte, per il trainer instaurare questo rapporto e vedere come migliora la risposta dell’animale nel tempo è molto gratificante anche se all’inizio necessità molta pazienza e calma.

Se non ti ricordi cosa significa il termine “enrichment” vai a rileggerti il mio articolo su “Aleph and other Tales”!

Valentina Pin
Valentina Pin ha deciso di intraprendere un percorso di studi completamente diverso da quello che la sua professoressa delle superiori la incitava a fare, senza sapere bene dove l'avrebbe portata. Con il cuore pieno, ogni giorno più motivata e appassionata al mondo animale, è prossima alla laurea in “Animal Care, tutela del benessere animale” presso l’Università di Padova. Prova attrazione per specie esotiche, per gli occhi espressivi che sostituiscono il linguaggio, per i comportamenti bizzarri che appaiono senza senso, per l’etica animale e soprattutto per i leoni. Guardando negli occhi Chanel, il suo cane, ha capito quale fosse la sua strada. Eppure, si è anche sempre immaginata con una penna in mano a raccontare e divulgare meraviglie naturali; infatti, nel futuro continuerà a studiare per riuscire a intrecciare mondo giornalistico e animale. Sogna un giorno di viaggiare, di viaggiare molto, per salvare e aiutare numerose specie e il loro habitat, ma anche per salvare se stessa.

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