Vivere in natura significa fronteggiare ogni giorno potenziali predatori che in un secondo potrebbero mangiarti e mettere fine alla tua esistenza!
Se noi esseri umani ci allontanassimo dalle nostre città e trascorressimo una notte in mezzo alla savana o due ore in mezzo all’oceano, quello di cui non faremo a meno sarebbe un’arma per poterci difendere. Eppure, i cervi, le formiche, le iene, i pesciolini rossi riescono a crescere e riprodursi in un ambiente tanto pericoloso senza nessun aiuto esterno.
Ma come fanno? Quali sono le strategie che utilizzano?
La difesa chimica
Gli animali hanno sviluppato una ampia lista di caratteristiche per evitare di essere individuati, selezionati o catturati dai predatori. L’insieme di queste tecniche viene chiamato “predator defense” o “difese contro i predatori”.
La prima difesa di cui parlerò è quella chimica in cui alcune specie ricorrono all’utilizzo di sostanze chimiche, alcune repellenti altre letali. Per esempio, parlando delle rane, alcune possiedono delle ghiandole proprie, altre riescono ad accumulare gli alcaloidi attraverso la loro dieta. La Poison frog o rana velenosa, tipica nelle foreste pluviali, è un piccolo animale che si caratterizza per la presenza di elaborati disegni sulla pelle di colore molto acceso per scongiurare potenziali predatori. Infatti, la loro velenosità è data dalla presenza di alcaloidi tossici provenienti dall’alimentazione basata su artropodi. Una volta venivano utilizzate dagli Indios sudamericani per il veleno da inserire nelle frecce e nei dardi utilizzati per cacciare.
O ancora, la farfalla monarca che ricava dal suo cibo lo scudo dai predatori; infatti, allo stato larvale, cibandosi di una pianta specifica, accumula nel suo corpo i cardenolidi che la renderanno inappetibile agli altri animali.
Altre specie come alcuni pesci sono in grado di rilasciare dei ferormoni o segnali chimici che inducono una reazione tra membri della stessa specie o specie imparentate, una sorta di allarme: “C’è un predatore attenti!!!!!” …Ma silenzioso!
Il colore come difesa
Un altro tipo di difesa è data dalla colorazione criptica attraverso colori e forme in cui le prede si confondono con l’ambiente circostante riuscendo a nascondersi. Questo è tipico tra pesci, rettili e molti uccelli.
Il criptismo si caratterizza per somiglianza di colore (omocromia) oppure per somiglianza di forma con un oggetto (omotipia). La somiglianza a oggetti è molto presente tra gli insetti, il più comune è l’insetto stecco o la farfalla foglia.
Un altro tipo di colorazione è la flashing coloration in cui all’estremità del corpo risaltano agli occhi dei forti colori che a primo impatto distraggono e disorientano il predatore.
Sempre rimanendo sul tema del colore, un'altra tattica utilizzata moltissimo in natura riguarda gli animali velenosi che avvertono il predatore della loro velenosità attraverso la propria tintura molto sgargiante. Le colorazioni si definiscono aposematiche quando servono a scoraggiare il predatore dall’attacco.
Potrebbe sembrare che animali meno fortunati che non possiedono alcun veleno, osservando che il colore sgargiante è effettivamente uno scudo e un riparo, si siano evoluti imitando queste sfumature di avvertimento. Queste strategie per ingannare il predatore prendono il nome di tecniche mimetiche faneriche e si dividono in due modelli, quello batesiano e quello mulleriano.
Nel Batesian mimicry gli animali non velenosi che abitano lo stesso habitat di animali velenosi possiedono la stessa colorazione. In questo caso, la selezione naturale ha rinforzato le caratteristiche delle specie mimo i cui colori assomigliano a quelli delle specie modello.
Il Müllerian mimicry, invece, è una forma di vantaggio reciproco tra due o più inermi specie che condividono gli stessi predatori; infatti, specie inappetibili si assomigliano nella colorazione. In questo modo, al predatore servirà una sola volta esporsi ad una delle due specie per imparare ad evitare anche tutte quelle che vi assomigliano.
La difesa degli animali sociali
Un altro tipo di buona difesa la dimostrano le tartarughe, le vongole, gli armadilli che si chiudono dentro al loro scudo o conchiglie in caso di pericolo. O ancora, i porcospini, i ricci e i formichieri spinosi che possiedono le spine, non altro che dei capelli modificati, per scoraggiare l’attacco dei predatori.
Vi sono anche dei comportamenti che possono essere utilizzati per difendersi in caso di pericolo o per annunciare agli altri la presenza di predatori; un esempio sono le chiamate d’allarme.
Per altri invece, l’essere animali sociali che vivono in gruppo è la più semplice forma di difesa. Mantenendosi stretti e coesi si danno meno chance al predatore di ottenere una vittima.
Strategie permanenti o indotte? La differenza
Per concludere, le “predator defense” cadono all’interno di due classi: permanenti o indotte.
Quelle permanenti sono caratteristiche fisse di un organismo come il colore oppure la somiglianza ad un oggetto. Mentre, quelle indotte sono attivate dalla presenza o dalla azione di un predatore. Tutti i comportamenti di difesa o la difesa chimica ne sono esempi.
Prede vs predatori
Considerando l’evasività e la furbizia di molte prede per sfuggire ai predatori, potremmo anche chiederci quali sono invece le strategie che hanno sviluppato i predatori per cacciare in modo strategico e ottenere risultati con la minor perdita di energia possibile.
Ma questo te lo racconteremo nel prossimo articolo…
