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Tempo di lettura: 14 minuti

Charlie Fantechi, dottore in psicologia clinica, specializzato in ipnosi e psicoterapia ericksoniana è il punto di riferimento per la tecnica dell’ipnosi scientifica in italia.

Trainer di PNL certificato, ha svolto oltre vent’anni di attività clinica trattando ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi e attacchi di panico.

Esperto attivo nei campi della trasformazione personale e nel miglioramento delle performance, è inoltre consulente nelle strategie di vendita in grandi aziende italiane.

All’interno di questa intervista scopriremo cos’è l’ipnosi, cosa avviene durante una seduta, come è utilizzata per riprogrammare il pensiero all’interno di un percorso trasformativo personale, il suo impatto sui bambini, le casistiche nelle quali non funziona o non è consigliata.

Lei ha una formazione molto ricca, tra cui una certificazione in PNL: tecniche di programmazione neurolinguistica utili per cambiare il proprio pensiero, le proprie emozioni e comportamenti.

Come questi studi hanno influenzato il suo percorso e quando e perché si è avvicinato al mondo dell’ipnosi?

«All’epoca, nel corso dei miei studi in psicologia, la PNL non era vista di buon occhio, anzi era sinonimo di qualcosa di "distorto", di qualcosa che poteva avere un effetto negativo sulle persone.

La prima volta che mi sono avvicinato a questa materia è quando una persona, all’inizio del mio lavoro di formazione, mi propose di poter portare per un evento, per la prima volta in Italia, l’autore Robert Dilts. Io non sapevo chi fosse e non avevo nessuna idea rispetto alla PNL, se non, per sentito dire, i nomi di Bandler e Grinder.

Quindi ebbi questa occasione del tutto fortunata di incontrare quello che secondo me è l’autore più importante e di cuore su questa materia, oltre che la persona più sensibile, accurata ed intelligente che abbia incontrato all’interno di quel mondo. Ecco come ho attinto direttamente dalla fonte, dallo sviluppatore maggiore di questa materia, appassionandomi ad essa fin da subito. 

Mi sono messo a fare da traduttore e da modellatore di questo personaggio all’interno della mia società di formazione. Negli anni siamo diventati molto amici, tanto che andai al suo matrimonio sia in California che a Parigi (fece un doppio matrimonio poiché sua moglie è francese).

Ci fu modo di sviluppare un tipo di rapporto che va oltre la tecnica, che è una tecnica prettamente ipnotica: la PNL è un modellamento, un modo di trovare i sistemi che sono alla base della tecnica ericksoniana di Milton Erikson, ipnotista americano molto famoso che venne studiato da Bandler e Grinder per capire come potesse avere questa efficacia e questo successo. 

È per questo che quando si fa la PNL per bene si produce un leggero stato ipnotico nella persona che abbiamo davanti.»

L’ipnosi è scienza?

«È scienza, ma anche un po’ magia e un pò mistero: ci sono aree che non sono direttamente sotto il nostro controllo. Non è come spostare un soprammobile o fare tecniche ove sai esattamente dove è la risposta, poiché andiamo in una dimensione meno tangibile e controllabile, poiché inconscia. 

Possiamo dire, in una cornice ampia, che l’ipnosi ha sempre un impatto benefico sulle persone che varia nell’intensità e nella grandezza ma che produce sempre un effetto positivo per tanti motivi.

C’è una zona di fiducia e di non prevedibilità poiché spesso mi trovo a dare suggestioni che arrivano ma non ho la certezza che poi verranno messe in pratica. Quindi è come se anche io attendessi un piccolo miracolo dalla persona che mette in atto delle azioni, la quale poi mi dice: io non so perché ho messo in atto queste azioni, né perché ho iniziato a comportarmi in questo modo ma ho iniziato! E, in qualche modo, questo deve avere a che fare con qualcosa che abbiamo fatto prima insieme.

C’è sempre questa scommessa che non sei sempre tu a guidare, non è come il volante di un’auto che lo giri verso destra e svolta verso destra: è qualcosa di più sottile e delicato che va anche approcciato con rispetto. È come se ci fosse la preparazione di un terreno ove questo cambiamento può avvenire, sempre però lasciando la libertà a questa persona, senza forzarla in quella direzione facendola arrivare spontaneamente: quindi il risultato è lasciato ai suoi tempi, quelli giusti per mettere in atto quel comportamento, di smettere con quella dipendenza, di fare qualcosa di nuovo o di iniziare a pensare qualcosa di diverso.

Per cui sì, l'ipnosi è scienza e ci sono tanti articoli sull’efficacia dell’ipnosi ma si tratta di una scienza un po’ diversa rispetto alla chimica o altre scienze che studiamo a scuola.»

Come avviene una seduta di ipnosi? 

«Si inizia con un gioco ipnotico in cui la persona si concentra su una mia particolare posizione delle dita. Secondo il mio approccio, che ha tante nature ed è un’integrazione di numerose discipline che ho imparato, è come se andassimo ad un livello di rallentamento della mente che ci permette di avere un impatto anche da un punto di vista inconscio, lasciando che il corpo diventi come il palcoscenico della rappresentazione delle dinamiche interiori.

Quindi è come se, piccoli movimenti delle dita e delle mani o della testa che si muove in un certo modo, diventassero un linguaggio ove non c’è più bisogno di inserire la parte verbale. Il corpo parla e, attraverso a volte piccoli contatti che possono essere con le dita o con la spalla della persona, si instaura un particolare dialogo in cui alcuni elementi cristallizzati o alcune esperienze, che sono memorie di appesantimento o sofferenza della persona, vengono rilasciate senza neanche doverle dichiarare, cosa molto strana da capire per la nostra cultura occidentale.

Spesso mi capita che la guarigione della persona e il rilascio emotivo di quest’ultima non venga connotato da una necessaria confessione rispetto ad un peccato commesso o a qualcosa di indicibile (che può chiaramente emergere) ma non è quello il punto. Non è come se andassimo ad investigare su una questione per capire chi sono i responsabili: bisogna mantenersi meno curiosi rispetto invece all’approccio di tanti miei colleghi che vogliono andare a capire, conoscere e approfondire. In realtà bisogna pensare al benessere della persona, poi se c’è la necessità e la voglia di condividere un qualcosa la persona lo fa spontaneamente senza forzarla.

La condivisione avviene a livello non verbale attraverso quel piccolo movimento del viso, quel contatto della mano della persona con la sua faccia, quella carezza che la persona si dà da sola per mostrare una sorta di necessario accudimento. Insomma ci sono tante cose che hanno una loro estetica molto suggestiva da osservare, poi in futuro magari mostreremo qualcosa, anche se io ho molto rispetto per le persone con cui lavoro quindi facciamo vedere tantissime cose tranne i momenti di magia e lavoro che in qualche modo devono mantenersi riservati.

Magari in futuro troveremo una forma per far vedere alle persone una seduta di ipnosi, però tengo molto di più alla protezione e all’accudimento delle persone che accompagno che non a produrre quel senso di spettacolo che rimane un po’ fine a se stesso. 

Una seduta di ipnosi è come una piccola danza che ha una sua armonia ed estetica molto bella.»

Durante l’ipnosi vengono modificati lo stato di coscienza e la volontà personale?

«Sì, lo stato di coscienza viene modificato in accordo con il soggetto che effettua la seduta, il quale può essere sia un paziente che attraversa uno stato di sofferenza, sia un cliente che ha un obiettivo da raggiungere (es. l’imprenditore o lo sportivo di alto livello).

Durante una seduta di ipnosi c’è quindi una modifica dello stato di coscienza, fatta però sempre passando attraverso qualcosa di graduale. 

È possibile mettere in stato ipnotico una persona in un istante attraverso una tecnica improvvisa o di shock, ma al di là del fatto che possa essere una tecnica spettacolare, il fatto che noi facciamo entrare la persona, la abituiamo ad essere in controllo ma appena sotto quello strato superficiale e le permettiamo di percepire questo passaggio, costruisce fiducia. 

È come se andassimo al mare con qualcuno e questo qualcuno, per farci imparare a nuotare, ci desse una spinta dagli scogli e ci facesse fare un salto di dieci metri. Probabilmente da quel momento in poi gli staremmo ben lontani.

Io credo che il percorso di trasformazione necessiti di fiducia ed è per questo che la mia idea è sempre quella di far sì che la persona si abitui a questo passaggio e che non si spaventi.

Deve essere libera di pensare di poter fare un passo in avanti rimanendo libera di tornare in superficie, di risvegliarsi, di riaprire gli occhi, fare un respiro profondo e poi tornare ad una profondità maggiore, ma sempre con la possibilità di tornare su e respirare se questo crea un qualche tipo di destabilizzazione o disagio.

Quindi abbiamo il modo di avere stati di coscienza alterati e abbastanza profondi anche in maniera graduale, tranquilla e sicura per la persona che fa questo tipo di percorso.»

L’ipnosi può agire anche contro il nostro volere?

«Si, l’ipnosi può agire anche contro il nostro volere e questo è alla base delle programmazioni che noi riceviamo sia da bambini che da adulti attraverso gli stimoli che riceviamo durante la giornata.

Pensiamo a quando ci vengono inoltrati dei messaggi nel momento in cui noi non siamo completamente svegli: non siamo preparati, la nostra mente è rallentata e siamo all’interno di un contesto tranquillo, protetto, ad esempio fra le mura domestiche. 

Basti pensare a come una frase detta da una persona vicina a noi possa avere un impatto forte da un punto di vista emotivo poiché in questi casi ci sono meno barriere. La nostra mente, in presenza di persone con cui siamo in sintonia, rallenta e anche le nostre onde cerebrali fanno lo stesso quando siamo in presenza di una persona amica.

È per questo che questi messaggi possono arrivare consapevolmente ma anche farci cambiare stati o umore contro la nostra volontà. 

Una suggestione, una storia, un’immagine o una notizia hanno il potere di far cambiare il nostro stato interiore e questa è programmazione o suggestione ipnotica, che, se ripetuta, diventa uno standard, un sistema che entra nel nostro software mentale. 

Un’emozione che cambia passeggera è una nuvola che poi si dissolve; un'emozione che viene instillata giorno dopo giorno e che poi diventa parte del nostro modo di funzionare è qualcosa di più profondo e a volte, quando è negativa, è molto limitante e molto destabilizzante.»

Come si riesce a modulare la profondità dello stato ipnotico?

«Ci sono varie tecniche. 

Nella prima parte delle sessioni che faccio la persona è seduta (la parte successiva è sul divano) ed è come se si tenesse in equilibrio tra la veglia e il sonno: la posizione eretta fa sì che essa venga accompagnata verso un rallentamento per poi rimanere in quello stato intermedio tra la veglia e il sonno che è poi quel piano che noi frequentiamo meno. 

Infatti noi o siamo svegli o siamo addormentati e quei piani intermedi li frequentiamo meno nonostante siano i piani più interessanti. 

Per far riemergere una persona che magari è andata troppo in profondità ed è quasi nella fase di sonno fisiologico si utilizza il contatto fisico, un modo per ripristinare quel riemergere dalla dimensione profonda. Ad esempio si usa muovere o sollevare il braccio e formalmente sembra che la persona sia in una situazione scomoda, con le mani in alto, in realtà essa si trova in una posizione corporea che non richiede alcuno sforzo, in una situazione mentale di piena dissociazione rispetto ad esso: è come se il corpo in quel momento non fosse più il suo.

Queste sono tecniche interessanti anche per la gestione del dolore -l’analgesia- o l’anestesia, per fare in modo che in alcuni casi il corpo sia meno sensibile e sofferente, tecniche che tutti possono in parte imparare.»

Durante una seduta di ipnosi si assiste ad una modifica neurofisiologica delle onde cerebrali?

«Assolutamente sì, si assiste ad un vero e proprio rallentamento, a variazioni da un punto di vista neurofisiologico.

Se noi mettiamo degli elettrodi sul cranio della persona che viene ipnotizzata assistiamo ad un rallentamento delle onde, ad un tracciato che inizia a rallentare: questo vuol dire che la mente è come se scaricasse meno, come se avesse meno frequenze di esecuzione ed è proprio questo che ci permette di scrivere se vuoi, come se spegnessimo il rumore di fondo della mente e potessimo inserire noi i disegni le frasi e i comportamenti. 

Quando siamo nella fase della fanciullezza dai 5 ai 10 anni siamo prevalentemente nell’onda dell’ipnosi che si chiama theta, acquisiamo in modo spontaneo e naturale. I bambini non hanno bisogno di essere ipnotizzati perché sono quasi sempre in uno stato ipnotico: la dimensione interiore è talmente presente e viva da sostituire il mondo esterno.

Quando noi vediamo un bambino con la testa tra le nuvole o che pensa in maniera fantasiosa e creativa è immerso nel suo mondo interiore e anche dei piccoli angoli del mondo esterno diventano palcoscenici di rappresentazione immaginativa fantastica. 

Un ruscellino diventa un fiume, uno scenario dove poter mettere le proprie macchinine e personaggi e immaginarsi un mondo che in quel momento per il bambino è reale. 

È la cosa che poi in forma diversa avviene nello stato ipnotico poiché la mente torna in quello stato bambino e quello che succede diventa molto coinvolgente e particolare.»

Sulla sua pagina Instagram, vi è un post molto interessante: "le etichette che con leggerezza i genitori danno ai propri figli prima dei 12 anni (es. sei pigro) non sono feedback che il genitore dà ma istruzioni chiare su chi diventare poiché i bambini non separano la realtà dal pensiero del genitore, non distinguono tra opinione altrui e realtà, la corteccia prefrontale matura infatti in adolescenza".

Quanto è importante il linguaggio che usiamo verso i nostri figli e come è possibile usare l’ipnosi sia per i bambini (sotto forma di favole) che per i genitori affinché cambino il proprio mindset?

«Partiamo dal presupposto che siamo in un’era dove i genitori sono più consapevoli.

Ci sono tanti che sostengono che noi non avevamo questo tipo di considerazione da parte dei nostri genitori eppure siamo nati e cresciuti sani e forti

Questa è una mezza verità poiché, a fronte di persone sane e forti molte altre persone invece si ritrovano ad essere cresciute in contesti privi di sensibilità emotiva e comprensione portandosi dietro ferite e calli abbastanza duri sui sentimenti. 

Il tentativo da parte dei genitori di migliorarsi è già un input interessante. 

Il fatto che ciò che io genitore ho ricevuto venga modificato e da me trasformato in qualcosa di migliore da poter passare a mio figlio credo che sia il compito primario del genitore, senza porsi obiettivi irraggiungibili altrimenti poi ci si sente non all’altezza.

Il genitore che sta lavorando su se stesso a diversi livelli si trova in un percorso suo di miglioramento che poi si riflette automaticamente sui figli.

Ci sono sì delle tecniche, ma quando si parla di contesti familiari ciò che funziona è il cambiamento personale poiché il bambino interiorizza le figure genitoriali e la loro evoluzione nel tempo.

Quando il genitore dà dei giudizi forti o aggressivi o svalutanti è come se si sdoppiasse: da una parte sta parlando da genitore e da una parte invece è il suo genitore interiorizzato che parla. 

È come se quella voce dovesse cambiare prima al nostro interno e poi all'esterno, non cadendo nella finzione di renderla diversa all’esterno e basta.

Quando un genitore svaluta un figlio è perché quelle svalutazioni le ha ricevute e se le porta dietro. 

È come se le trasferisse senza depurarle e trasformarle in un percorso che è semplice.

Quando il genitore sente di essersi trasformato almeno un pochino sta già facendo un buon lavoro di depurazione di ciò che ha ricevuto anche in modo involontario poiché noi ci troviamo ad affrontare dei traumi e delle tragedie che non ci possono lasciare indifferenti. Ci vuole un mix tra intenzioni e fortuna nella nostra vita per poi trasferire qualcosa che sia acqua più pulita.

Quando succedono cose gravi è difficile poter rimanere non toccati e influenzati da ciò che accade. 

Il piccolo miglioramento secondo me è già un indice che state facendo bene da un punto di vista genitoriale.»

Ha ideato Mindset Forge: riprogrammazione mentale in ipnosi personalizzata, un programma di studio che, dopo aver forgiato la mente con un tot di sedute ipnotiche, effettua un report a distanza dimostrando come alcune convinzioni mentali vengano modificate secondo dei punteggi che variano da 0 a 10.

«Questa è una cosa molto particolare che ho sperimentato su di me. 

Partiamo dal presupposto che tutto ciò che propongo l’ho già testato con cura su di me.

Era da molto tempo che stavo utilizzando frequenze e suoni binaurali per bypassare quella che è l'induzione ipnotica. 

Mi sono reso conto (ma anche la scienza lo conferma) che alcuni suoni che replicano le frequenze cerebrali hanno il potere di far allineare le nostre onde cerebrali. 

Quindi ho utilizzato queste onde per produrre in me uno stato ipnotico di livello diverso a seconda della frequenza di questi suoni (stiamo parlando di decimi di hertz) esplorando i diversi livelli e vedendo gli effetti che questo aveva quando abbinavo delle affermazioni ad ogni livello.

Da questo nasce l’idea di un audio che si basa innanzitutto sulla mappatura delle caratteristiche di personalità dell’individuo (che mi fa capire quali sono le aree da rinforzare) e una personalizzazione delle affermazioni per l’individuo stesso, ove di fondo non vi è un’induzione ipnotica ma solo un'onda prodotta da questi suoni binaurali.

Essi sono composti da due frequenze diverse, una ascoltata nell’orecchio destro e l’altra in quello sinistro, che si incontrano al centro dando origine ad una terza frequenza che in realtà non viene emessa. 

Il suono prodotto al centro della testa è come se agganciasse l’onda cerebrale e, al suo variare, facesse variare lo stato di coscienza.

Si tratta di un progetto molto particolare, non vi è niente del genere in Italia o all’estero che io sappia.

È una cosa molto misteriosa anche se ha una spiegazione scientifica naturalmente.»

Cosa fate alle diverse profondità?

«È come se mandassimo un ascensore lentissimo alle nostre diverse profondità e inserissimo quelle che sono le affermazioni che quella persona ha bisogno di ricevere ai diversi livelli.

Quest’onda dapprima rallenta e poi risale, in un’ora circa di registrazione.

A volte le stesse suggestioni hanno un’efficacia diversa date, alla stessa frequenza, in salita o in discesa. 

La persona ha quindi modo di ricevere due volte questo ciclo di affermazioni a diversi livelli di profondità, sia in discesa che in risalita, con dei cicli ripetuti di queste affermazioni che vanno a riforgiare la mente.

Parliamo di una programmazione molto intensa e che richiede tanta disciplina: è un audio di un’ora che va ascoltato per 30 giorni, una volta al giorno. 

Terminata questa fase si crea un audio di 5 minuti che racchiude tutte le suggestioni incluse nell’audio originale e che serve a riattivare quell'effetto in un tempo più breve.

Ci sono quindi due minuti e mezzo di discesa e due minuti e mezzo di risalita per poi fare un test che provi la variazione delle convinzioni disfunzionali.

Non ne facciamo a migliaia, poichè ci sono da fare una registrazione in studio e un montaggio con la presenza di un ingegnere del suono. 

È un progetto molto forte ed impattante, è un vestito su misura che mi piace poter fornire alle persone che credono in questi strumenti e hanno voglia di studiare qualcosa di diverso.»

Perché a volte l’ipnosi non funziona? Ad esempio nei casi delle dipendenze.

«È un’ottima domanda.

Nel caso del fumo, in particolare, Harvard Medical School recentemente ha dimostrato come una singola sessione di ipnosi è efficace nel 50% dei casi per far smettere di fumare la persona per almeno due anni, quindi ciò ha un impatto notevole perché se pensiamo ad altri strumenti ci vuole più tempo.

Ci sono anche situazioni in cui la persona è meno recettiva. 

Io penso sempre che non esistono pazienti resistenti all’ipnosi ma ipnotisti meno capaci o meno pazienti, come se ci fosse una misura anche della flessibilità che l’ipnotista può avere per entrare in quella dimensione che per alcune persone è molto personale e privata. 

Credo che quando l’ipnotista non riesca nell’intento è perché la persona non gli ha permesso di entrare nella stanza di programmazione, in quanto percepisce un rischio grande.

L'ipnotista in realtà è un po’ attratto dalla spettacolarità della singola seduta in cui il paziente smette di fare quella cosa; si tratta più un bisogno dell’ipnotista che della persona. 

Bisognerebbe invece darsi del tempo, lavorando sui punti nodali per quella persona, poiché a volte le dipendenze rappresentano la parte più superficiale rispetto a qualcosa che la persona sta cercando.

Nei percorsi che faccio io ancora non mi è successo che la persona non abbia avuto un beneficio o un cambiamento attraverso lo strumento ipnotico.

Non ci sono casi in cui l’ipnosi non abbia un tipo di impatto. Se costruita con pazienza e attenzione credo che, togliendo di mezzo l’ego dell’ipnotista quando possibile, possa funzionare in maniera diversa su tutti.»

Ci sono casi in cui l’ipnosi è controindicata?

«Si, le persone che hanno situazioni cliniche di perdita di contatto con la realtà sono quelle con cui dobbiamo andare un po’ più cauti. 

Le persone con disturbo di personalità si trovano già in uno stato ipnotico ed è come se noi utilizzassimo quel loro stato di scissione dell’io per inserire alcune cose. Ci vuole molta cautela. 

Nei casi quindi di psicosi o condizioni gravi si possono fare alcune cose con l’ipnosi, ma in realtà queste persone hanno più bisogno di tornare nell’onda beta, ossia in quella esterna: debbono svegliarsi invece che andare in quella dimensione fantasiosa.

In questi casi nutrire quella parte un po’ più fantasiosa può diventare pericoloso o difficilmente gestibile.»

Grazie per aver reso l’ipnosi un argomento più fruibile per tutti coloro che ci leggono.

«Grazie a voi e a chi ci legge: spero che chi ci ascolta possa trarre aiuto e beneficio dai contributi e le informazioni che abbiamo condiviso.»

Cover Foto di Gustavo Alejandro Espinosa Reyes su Unsplash.

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