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Tempo di lettura: 4 minuti

Scienza

La Cannabis terapeutica nella cura del dolore cronico farmacoresistente

Ad oggi le malattie croniche interessano il 40,5% della popolazione italiana e le previsioni sono in aumento: dopo i 75 anni le persone che convivono con almeno una patologia cronica salgono all’85%, mentre il 64,3% sono quelle con due o più patologie. In base ai dati la tendenza è che nel 2028 i malati cronici saliranno a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni. L’unità operativa di Cure Palliative e terapie del dolore della Asl di Bari si prende cura dei malati che, per la complessità del quadro clinico, sono inguaribili. Le pazienti e i pazienti sono prese e presi in carico a domicilio, in ambulatorio o negli Hospice di Monopoli e Grumo.


Antonella D'Amato
Antonella D'Amato

Redattrice senior

Tempo di lettura: 4 minuti

In Aleph, da oltre trent’anni, realizziamo laboratori nei quali le ricercatrici e i ricercatori amino lavorare per rendere il mondo un posto migliore. E quello che ti raccontiamo oggi è un progetto davvero speciale!

«La cannabis medica non è una cura miracolosa per tutti. Ma in casi selezionati, e sotto controllo medico, può restituire una vita dignitosa a chi soffre di dolore cronico severo.»

Queste le parole ricche di speranza ma anche di tanta cautela del Dottor Felice Spaccavento, medico specialista in Anestesia e Rianimazione, Direttore dell’Unità Operativa Cure Palliative dell’ASL di Bari. «L’unità operativa di Cure Palliative e terapie del dolore della Asl di Bari, di cui sono direttore, si prende cura dei malati che, per la complessità del quadro clinico, sono inguaribili. I pazienti sono presi in carico a domicilio, in ambulatorio o negli Hospice di Monopoli e Grumo.»

Il dolore cronico

Esperto nel settore della Terapia del Dolore, l’obiettivo principale dell’attività di ricerca della sua unità operativa è assistere persone con malattie croniche o inguaribili, con lo scopo di migliorare la qualità di vita dei pazienti, gestendo sia i sintomi fisici che psicologici.

«L’esperienza ospedaliera mi ha fatto conoscere il dolore nelle sue diverse sfaccettature, da quello acuto a quello cronico, da quello fisico a quello psicologico, che talvolta camminano paralleli, ma spesso si intersecano. Oggi curo il dolore dei malati cronici e dei pazienti affetti da malattie non guaribili, e ho scelto di farlo nei setting più complessi, uno tra tutti quello domiciliare, dove ho imparato a prendermi cura della persona più che della sua malattia

Ad oggi le malattie croniche interessano infatti il 40,5% della popolazione italiana e le previsioni sono in aumento, come spiega il ricercatore:

«Dopo i 75 anni le persone che convivono con almeno una patologia cronica salgono all’85%, mentre il 64,3% sono quelle con due o più patologie. In base ai dati la tendenza è che nel 2028 i malati cronici saliranno a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni.»

Il caso clinico italiano 

Tra i diversi casi trattati con successo, Spaccavento ha diretto e coordinato il primo caso clinico italiano pubblicato sul Journal of Cannabis Research riguardo all'uso della cannabis terapeutica, in condizioni cliniche di pancreatite cronica recidivante.

Tale caso testimonia i sorprendenti risultati dell'utilizzo medicale e controllato dell’olio di cannabis ad alto contenuto di CBD su una donna barese di 56 anni affetta da pancreatite cronica. La paziente, recidivante ad ogni tipo di cura tradizionale, ricovero o intervento chirurgico, era arrivata a pesare fino a 36 kg, con forti limitazioni fisiche, sociali e psicologiche.

La pancreatite cronica

La pancreatite cronica è un un’affezione ad eziopatogenesi multifattoriale, caratterizzata da continue infiammazioni irreversibili e progressive del pancreas (a differenza della pancreatite acuta, in cui le lesioni sono spesso reversibili), che portano ad una distruzione del tessuto pancreatico il quale viene sostituito con tessuto fibroso e cicatriziale. Queste infiammazioni croniche portano ad una riduzione progressiva delle funzioni principali del pancreas, ossia la capacità digestiva e la produzione di insulina.

Chi ne è affetto soffre di forti dolori addominali e malassorbimento intestinale, riduzione dell’appetito, del sonno e del ciclo mestruale nelle donne, con conseguente riduzione della qualità di vita.

«La paziente è stata visitata in numerosi ospedali d’Italia, ma anche all’estero, non trovando mai soluzione. La sua condizione le impediva di condurre una vita regolare, di lavorare, di avere una vita sociale e un’alimentazione regolare. Per tutto questo e per la non risposta alle altre terapie, dopo una attenta valutazione, ho ritenuto di proporre alla paziente l’utilizzo della Cannabis terapeutica, avendo come obiettivo quello di ridurre il dolore, per cui era costretta a frequenti accessi in pronto soccorso o a ricoveri.»

I benefici del trattamento

Al termine del percorso di cura, caratterizzato da un attento monitoraggio in itinere, sono stati evidenziati grandi miglioramenti sintomatici: 

«Miglioramento dell’appetito, normalizzazione degli esami del sangue, progressiva riduzione del dolore, fino ad arrivare, da ormai due anni, ad uno stato di benessere completo.

Mi sento di dire che è una storia di buona sanità.»

Il Cannabidiolo (CBD)

La Cannabis terapeutica è composta dal cannabidiolo (CBD), un composto naturale estratto da foglie e fiori di canapa, che, a differenza del THC, non è inebriante né psicotropo, come spiega Spaccavento:

«Il cannabidiolo ha importanti proprietà antinfiammatorie, antalgiche e miorilassanti ed è costituito da un fitocomplesso, privato della sostanza psicoattiva del THC. Per questo, permette di essere utilizzata contro diverse forme di dolore cronico con vantaggi rilevanti e dimostrati. Inoltre è ben tollerato e gli effetti collaterali sono irrilevanti. Può essere somministrato per via orale, tramite olio o addirittura inalato, ma non è il caso della paziente di cui stiamo parlando.»

Grande differenza sussiste quindi con la Cannabis utilizzata per uso ludico dal paziente sano, che subendo un trattamento differente, diventa un prodotto dannoso per l’organismo:

«La cannabis per uso ludico, viene utilizzata dal paziente sano, attraverso un processo di combustione mentre viene fumata, che causa la sua denaturazione, perdendo le proprietà farmacologiche e trasformandosi in un prodotto tossico e depotenziato. Per questo, non può essere assolutamente assimilata ad una terapia, anzi l’utilizzo deve essere sconsigliato, ancora di più nei giovani.»

Utilizzo e impiego del Cannabidiolo nella fibromialgia e in oncologia

Le applicazioni del Cannabidiolo non si esauriscono qui:

«Grandi risultati sono già ottenuti in una patologia, purtroppo ancora poco attenzionata, che è la fibromialgia.

I pazienti oncologici ne trovano giovamento nella riduzione di sintomi quali la nausea, il vomito.

Non conto più le diverse tipologie di dolore curato, ma posso dimostrare i numeri importanti già raccolti nei database dei centri di terapia del dolore che dirigo.»  

Legalizzazione e ricerca

Ma come si pongono la sanità italiana e la ricerca rispetto al resto del mondo?

In molti paesi tra cui l’Italia, l’Albania, la Polonia, la Svizzera, in 37 stati federati e in numerosi Distretti degli Stati Uniti, la cannabis terapeutica è stata legalizzata, ma è necessario proseguire con la ricerca, come spiega il dottore:

«Sebbene i lavori scientifici sulla cannabis siano in crescita esponenziale, non bisogna fermarsi. Bisogna produrre ricerche, progetti pilota, lavori scientifici. Solo attraverso lo studio dei casi si può giungere alla conclusione che la cannabis terapeutica è una grande opportunità.» 

Il futuro nella gestione della terapia del dolore 

Il futuro nella gestione della terapia del dolore in condizioni incontrollabili, secondo Spaccavento, vedrà un utilizzo incrementale della cannabis terapeutica e di altre molecole, come la ketamina e la psilocibina.

Ovviamente, anche in questi casi, sarà necessaria un'attenta azione di monitoraggio e studi scientifici di supporto.

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