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Tempo di lettura: 5 minuti

«Mi sono specializzato presso l’Università La Sapienza di Roma alla scuola del Prof Plinio Rossi, Fondatore della Radiologia Interventistica in Italia, quando negli anni 60 rientrò dopo 17 anni dagli Stati Uniti.

Mi sono appassionato alla Radiologia Interventistica perché ero interessato alle tecniche curative della chirurgia ma allo stesso tempo alle prospettive e ai vantaggi della minima invasività che offre questa branca della Radiologia.»

È così che introduce la passione che l’ha condotto verso questa questa nobile professione il dottor Michele Rossi, radiologo interventista responsabile dell’Unità Operativa Dipartimentale di Radiologia Interventistica dell'Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma.

La Radiologia Interventistica

Il radiologo interventista è un medico che utilizza le immagini radiologiche (risonanza magnetica, TAC ed ecografia) per guidare strumenti come aghi o cateteri attraverso la pelle per trattare aree specifiche del corpo (ad esempio in biopsie, posizionamento di stent, drenaggio di liquidi) o per guidare in tempo reale una procedura interventistica, al fine di rendere tutto più preciso e meno invasivo.

Può trattare patologie sia oncologiche che benigne, in campo urologico, ginecologico, urologico vascolare. 

«Oggi è ancora difficile spiegare alle persone comuni che un Radiologo che contribuisce alla diagnosi con le immagini può usare le stesse per guidare interventi terapeutici alternativi o complementari alla chirurgia con una bassa invasività

Il Radiologo “Interventista” ha una formazione specialistica dedicata: valutiamo i pazienti e le immagini, pianifichiamo gli interventi e li eseguiamo utilizzando apparecchiature radiologiche più o meno sofisticate su molteplici patologie, sia di tipo oncologico che benigno.

«Ci occupiamo di osteoartrosi ma anche di problematiche vascolari, o ad esempio di curare i fibromi uterini o l’ipertrofia prostatica.»

La tecnica dell’embolizzazione

Il dottor Rossi, presso la sua unità ospedaliera del Sant’Andrea di Roma, pratica un tipo di radiologia interventistica profondamente innovativa e pionieristica mettendo in pratica, per i refrattari alle terapie tradizionali, la tecnica della cosiddetta embolizzazione.

«A partire dall’Aprile 2024 sono state eseguite oltre 35 procedure sul ginocchio in una fascia di età tra 44 e 80 anni, il che ci pone quale Centro con maggiore e più datata esperienza in Italia con alcuni pazienti, anche fuori regione, giunti a oltre 12 mesi di follow up.», spiega Rossi. «Nel mondo ormai sono migliaia i pazienti trattati soprattutto in Giappone dove sono sorte delle cliniche dedicate.» 

L’embolizzazione consiste nell’immissione di microparticelle in piccole arterie al fine di interrompere localmente la circolazione del sangue. 

Accedendo con punture percutanee all’interno dei vasi ematici si fanno navigare micro cateteri sotto la “visione” dei raggi X.

«Possiamo embolizzare (utilizzando materiali o farmaci diversi) organi che sanguinano per fermare emorragie, oppure tumori, sia maligni (per ostacolarne la crescita) che benigni (quali i fibromi uterini), oppure le prostate ingrossate (per ridurne il volume e migliorare i sintomi correlati)» spiega il professore.

Il dottor Rossi ci racconta come tutto ebbe inizio, tra il 2015 e il 2017, anni in cui, lui e il dottor Zolovkins facente parte del suo staff, iniziarono a seguire e a studiare il metodo del dottor Okuno, radiologo interventista giapponese, oggi opinion leader nel settore.

«Ho cominciato a valutare gli studi del dottor Okuno, i quali riportavano risultati incoraggianti iniettando microparticelle nel circolo arterioso afferente ad articolazioni soggette ad osteoartrite (artrosi).» 

E fu proprio dal dottor Okuno che ebbero modo di apprendere i dettagli operativi della tecnica dell’embolizzazione, aprendo ancora di più la strada della conoscenza e della ricerca nel campo, conferendo concretezza alle potenzialità pionieristiche della Radiologia.

«Ho incoraggiato il mio team a partecipare a corsi e congressi dedicati a queste tematiche e ne ho parlato con i referenti del settore del mio ospedale, i responsabili UOC dell’Ortopedia (Prof Maffulli) e della Fisiatria (Prof.ssa Vulpiani), creando un protocollo condiviso per la selezione e la rivalutazione dei pazienti.

Abbiamo sfruttato l’esperienza decennale consolidata con successo in altre sedi, quali la prostata o l’utero, trasferendo le competenze “tecniche” sul sistema muscoloscheletrico. Questo è quello che si fa in tutto il mondo e che connota il potenziale pionieristico ed innovativo proprio della Radiologia Interventistica.»

L’embolizzazione è una tecnica ormai diffusissima e consolidata in Radiologia Interventistica. 

Quella che rappresenta un’importante novità è l’applicazione di questa tecnica al trattamento delle patologie infiammatorie e dell’artrosi al fine di controllare il dolore creato da queste patologie.

Nell’osteoartrosi infatti la continua formazione di nuovi vasi sanguigni, definita angiogenesi, è un processo patologico che testimonia sintomatologie più gravi, rappresentando un segnale di forte infiammazione.

I nuovi vasi infatti possono portare nel sito dell’artrosi cellule infiammatorie e mediatori chimici che contribuiscono a dolore e infiammazione.

«Questo approccio si basa sull'osservazione che la “neoangiogenesi” nella patologia osteoartrosica e sinovitica, ovvero la formazione di nuovi micro vasi sanguigni, è associata alla proliferazione di terminazioni nervose sensoriali che contribuiscono al dolore cronico. Bloccando selettivamente questi neovasi, l'embolizzazione, attraverso diversi meccanismi, tra cui un danno alle terminazioni nervose che trasmettono il dolore e una riduzione di afflusso di fattori favorenti l’infiammazione quali citochine, prostaglandine ed altro, riduce l'infiammazione e il dolore», puntualizza Rossi.

Ma cos’è esattamente l’artrite? E cosa la distingue dall’artrosi?

L’artrite è una patologia infiammatoria (colpisce la cartilagine) di origine autoimmune, ove il dolore compare di notte, a riposo e trova beneficio con il movimento; l’artrosi invece è degenerativa, causata dall’invecchiamento, ove il dolore compare quando si utilizza l’articolazione e diminuisce a riposo.

Per ovviare ai sintomi si ricorre ad antifiammatori non steroidei, analgesici e fisioterapia, infiltrazioni con vari farmaci cortisonici (viscosupplementazione) e infine trattamenti chirurgici ortopedici con protesi nelle fasi più avanzate. 

Artrite e artrosi sono due patologie differenti ma strettamente connesse, ove l’una può causare l’altra, come spiega il dottor Rossi:

«In realtà sono due facce della stessa medaglia e nella letteratura anglosassone si parla in generale di osteoartrite indicando un processo degenerativo delle articolazioni con riduzione dello spessore della cartilagine, reazioni ossee, reazioni della sinovia (la membrana che riveste la cavità articolare) e formazione di liquido all’interno. Si possono avere fasi più acute anche infettive o autoimmunitarie (artrite) o andamenti cronici (artrosi) molto più diffusi.»

L’embolizzazione articolare: vantaggi e benefici

L’embolizzazione offre numerosi vantaggi per il paziente: tempi di recupero minimi, maggiore precisione nel trattamento delle aree grazie all’uso delle immagini radiologiche e minore invasività rispetto ai classici interventi. Essa può essere eseguita anche in day hospital, senza pernottamento.

«Dal punto di vista del paziente», spiega il professore, «l'embolizzazione articolare offre numerosi vantaggi. Essendo una procedura minimamente invasiva, comporta un bassissimo rischio di complicanze e un recupero più rapido.

Il sollievo dal dolore inizia generalmente a manifestarsi entro due settimane dalla procedura, migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti.

Possiamo affermare che nella patologia di medio grado i miglioramenti sintomatologici si sono dimostrati duraturi.
Inoltre, l'embolizzazione rappresenta un passo avanti nell'umanizzazione delle cure, poiché offre ai pazienti opzioni terapeutiche personalizzate e meno invasive, rispettando le loro esigenze e preferenze.»

Solo pazienti selezionati, che non rispondono alle tradizionali cure con farmaci e infiltrazioni, possono essere candidati al trattamento con l’embolizzazione.

«Tutti i pazienti sono selezionati, in base ad un protocollo condiviso con Ortopedici e Fisiatri, dopo una visita ambulatoriale di Radiologia Interventistica che accerta la “non responsività” a trattamenti tradizionali farmacologici o infiltrativi.»

La ricerca presso l’unità di Radiologia Interventistica del Sant’Andrea di Roma non si ferma qui: l’equipe del dottor Rossi è impegnata sia nello studio dei materiali utilizzati che sui risultati ottenibili su altri distretti corporei: «Ci sono diverse linee di sviluppo e ricerca essenzialmente basati sulla tipologia di materiale utilizzato, permanente o riassorbibile, particolato, oleoso, etc. 

Si stanno valutando i primi risultati sull’anca e sulla spalla e anche sui risultati ottenibili in altri distretti quali mani, dita, muscoli.

Inoltre sono in programma trattamenti sulla rizoartrosi, sulla tendinopatia achillea e sulle fasciti plantari non rispondenti alle altre terapie.»

Un’altra bella testimonianza di come la ricerca, il cui scopo è migliorare il tenore di vita di chi è affetto da patologie, non si fermi mai.

Per maggiori informazioni su tutta l’attività si invita a visitare il portale Radiologia Interventistica o la pagina Instagram dedicata.

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