Essere una Geisha significa spendere l'intera vita perfezionando la propria Arte.
Sayuki, splendida geisha di Tokyo con gli occhi blu (infatti è nata a Melbourne con il nome di Fiona Caroline Graham), ci conduce per mano nel misterioso mondo delle Geisha.
Il tuo debutto ufficiale come Geisha avviene nel 2007 col nome di Sayuki 紗幸, nel distretto di Asakusa, uno dei più antichi e prestigiosi di tutto il Giappone.
Quando e perché hai deciso di diventare una Geisha?
«Dopo essere andata per la prima volta in Giappone, all'età di 15 anni, con un programma scolastico di scambio culturale, ho deciso di completare gli studi in questa nazione, crescendo in una famiglia nipponica. Ho quindi conseguito la laurea in Psicologia e per l'insegnamento all'Università di Keio e un master in Gestione d'Impresa presso l'Università di Oxford, prima di ottenere un Dottorato di ricerca in Antropologia culturale. Sono stata la prima donna caucasica a essersi laureata presso l'Università di Keio. Successivamente ho iniziato a specializzarmi in letteratura giapponese e ho lavorato in programmi televisivi per importanti emittenti come BBC e National Geographic. Ho lavorato per la migliore agenzia di stampa di Tokyo, Kyodo News, sono stata giornalista per Reuters e produttrice freelance presso l'emittente radiofonico nazionale NHK.
Nel periodo in cui il libro “Memorie di una Geisha” veniva trasformato in un film, io stavo proponendo un programma che sarebbe stato un vero e proprio tuffo reale nel mondo delle geisha.»
La condizione che avevo posto alla produzione era la seguente: per un anno io stessa, in prima persona, avrei vissuto nel mondo delle Geisha e avrei sperimentato la formazione di queste artiste.
Perché hai scelto uno stile di vita così differente dal tuo?
«All’inizio, come dicevo prima, si trattava solo di una proposta per un programma televisivo in cui dovevo filmare il mio anno di formazione come Geisha.
Ma appena cominciai il tutto mi resi immediatamente conto che sarebbe stato impossibile occuparmi di un programma televisivo durante quel periodo. Dovevo decidere se fare l’una o l’altra cosa, e scegliere innanzitutto e soprattutto se continuare il mio periodo di formazione, dopo quel primo anno, per divenire infine una vera Geisha.
Il mio esperimento doveva durare un anno, ne sono passati 12 e sono ancora una Geisha!
Mi piacerebbe anche oggi realizzare un programma televisivo su questo tema, però adesso vorrei girare un reality o un docu-film basato sulla vita nella okiya (casa delle Geisha) con le mie apprendiste.»
Quando avevi 15 anni hai scelto di vivere in Giappone. Quanto era differente la tua vita in Australia rispetto alla nuova vita in Giappone?
«Tutti i programmi di interscambio culturale prevedono cultura, cibo e sistemi scolastici totalmente differenti dai propri. Soprattutto è previsto che gli studenti vivano all’interno di famiglie molto diverse dalla propria. La mia famiglia giapponese era fantastica. Attualmente sono ancora molto vicina a mio padre, sebbene mia madre morì quando avevo solo vent’anni.»
Chi ti ha dato il nome di Sayuki?
«Ogni Geisha ha un nome d’arte che la contraddistingue come tale. Spesso, ma non sempre, i nomi delle Geisha contengono delle lettere provenienti dal nome della okāsan (la Geisha madre).
Nel mio caso la mia Geisha madre si chiamava Yukiko: quindi il mio nome da Geisha contiene la parola yuki (felicità, tra i vari significati) combinata con sa (trasparenza). Il mio nome significa dunque: Felicità Trasparente.
Le mie apprendiste hanno tutte la parola “sa” nel loro nome, combinata con altre parole che esprimono il loro carattere e altre che gli porteranno fortuna:
Asaka –profumo brillante e trasparente,
Tazusa – gru trasparente,
Sachika – mille profumi trasparenti.»
Sei stata dunque la prima Geisha occidentale (riconosciuta) al mondo. Puoi raccontarci i problemi e le difficoltà che hai attraversato nell’essere accettata dalle Geisha giapponesi?
«Sono stata ufficialmente accettata nel distretto di Asakusa e questa era l’evidenza formale.
Privatamente invece alcuni proprietari delle case da tè ed alcune Geisha probabilmente non avrebbero voluto chiamarmi a lavorare con loro nelle serate o non avrebbero voluto frequentare i miei banchetti, ma questo vale per ogni Geisha.
Devo dire che ho avuto un buon supporto sia dalle case da tè che dalle altre Geisha, un supporto tale da poter mandare avanti la mia carriera al di là delle difficoltà e dei problemi che ogni artista incontra.
Ho avuto molti più problemi da utenti online (appassionati del mondo delle Geisha) che mi provocavano e mi aggredivano, non capendo probabilmente il nostro mondo. Questa per me è stata davvero una brutta sorpresa ed è stato alquanto sconvolgente. Sono stata vittima (e lo sono ancora) di cyberbullismo e diffamazione telematica.
Gli studiosi, i miei colleghi antropologhi, normalmente non vengono aggrediti online per aver dichiarato fatti inerenti alle proprie ricerche. A me invece è accaduto, come Geisha.»
Prima di diventare una Geisha si deve essere una Maiko (mai è la danza, ko è la fanciulla), un’apprendista. Giusto?
«Le Maiko a Tokyo le chiamiamo Hangyoku (metà gioiello). Il termine significa anche “metà compenso” e riflette il fatto che le apprendiste generalmente percepiscono la metà del compenso di una Geisha e sono a metà strada nel percorso che le renderà un Gioiello vivente.
Ma il fatto che un’artista debutti come Hangyoku o come Geisha, a Tokyo, dipende dalla sua età al momento del debutto. A Tokyo le usanze sono diverse rispetto che a Kyōto. Nella mia okiya ad esempio Tazusa ha debuttato come Hangyoku mentre Asaka ha debuttato subito come Geisha, così come ho fatto io.
In pratica se quando debutti hai meno di 21 anni sei un Hangyoku, se ne hai di più sei una Geisha. La formazione poi continua per tutta la vita, al di là del debutto iniziale.
A Kyōto invece di solito si inizia la scuola da Maiko a 15 anni, dopo aver completato la scuola dell’obbligo, si frequentano le lezioni per 5 anni e poi, se si superano tutti gli esami nelle arti tradizionali, si debutta come Geisha (a 20/21 anni).
Ovviamente anche lì ci possono essere casi particolari! Per esempio la Geiko Umeha del distretto di Kamishichiken prima si è laureata e poi ha intrapreso la carriera da Geisha.»
Come si svolge la giornata tipo di una Geisha?
«Ora non sono solo una Geisha ma sono anche una okāsan (Geisha madre) quindi la mia giornata è differente dal 2007.
Generalmente mi occupo di tutta la corrispondenza (email, lettere, messaggi sui canali social), delle richieste dai clienti, delle prenotazioni per i nostri ozashiki (geisha party) e di tutte le faccende della casa insieme alle mie assistenti.
Il pomeriggio è invece dedicato alla pratica; la sera al lavoro nelle ochaya (case da tè).
Non è da escludere il fatto che ci siano delle eccezioni: a volte abbiamo banchetti con i clienti a pranzo e la sera la dedichiamo alla pratica nelle arti tradizionali. Pratica che non deve comunque mai mancare nella giornata di una Geisha.»
In passato, ad Asakusa, non ti è stato permesso di diventare una Geisha madre, perché?
«Il distretto di Asakusa ha chiare regole in merito a chi potrebbe diventare una Geisha.
Normalmente secondo le antiche regole del distretto sarei potuta diventare una Geisha madre non appena avessi completato quattro anni di lavoro come Geisha.
Il comitato delle Geisha (10 membri) decise però che non mi avrebbero permesso di divenire una Geisha per il fatto di essere una straniera, di fatto contraddicendo le proprie stesse regole.
È stato un grande dispiacere soprattutto per la Geisha madre in quanto in quel periodo era malata e non più idonea a lavorare. Per questo mi aveva chiesto di continuare la sua tradizione e rilevare la sua okiya (nel 2011). Per me è stato un grande dolore non poterle essere d’aiuto. Poco dopo infatti dovette chiudere l’okiya e ritirarsi dalla professione.»
Puoi descrivere cosa vuol dire per te “essere una geisha”, il valore e l’importanza di questo ruolo e il suo significato?
«Gei è l’arte e sha è la persona. Geisha letteralmente vuol dire Artista e io penso che essere una Geisha inizi e finisca sempre con l’Arte. Le Geisha sono opere d’arte viventi.»
Come si diventa una geisha? È possibile per tutte noi?
«Per lavorare come Geisha in Giappone devi innanzitutto avere la nazionalità giapponese o la residenza. Abbiamo avuto grossi problemi in precedenza con false Geisha che si proponevano su Internet, per esempio su Airbnb. Per favore incoraggiate la comunità di geisha fan a scrivere ad Airbnb e impedire questa truffa.
I turisti spesso non conoscono le differenze tra una vera Geisha e una falsa e questo danneggia le vere Geisha, soprattutto le nuove apprendiste che hanno bisogno di lavorare per mantenersi e continuare a studiare.
C’è stata anche una straniera che ha provato a lavorare da sola e illegalmente finché una Geisha anziana di Tokyo l’ha denunciata al centro immigrazione facendola espellere dal paese.»
Qual è la differenza tra la vita e il ruolo di una geisha nel passato e oggi?
«Probabilmente nei tempi antichi le Geisha dovevano sottostare ad un apprendistato molto più duro. Anni e anni passati a “servire” e aiutare nelle case delle Geisha prima di debuttare o comunque venivano sottoposte ad una pratica molto severa.
Le bambine dei poveri pescatori o agricoltori spesso venivano vendute alle case delle Geisha: bisogna infatti iniziare la formazione a 6 anni 6 mesi e 6 giorni.
Per fortuna con il cambio nella legislazione, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, non fu più legale la vendita delle bambine e noi donne fummo più tutelate. Quindi oggi se una ragazza decide di diventare una Geisha lo fa per sua libera scelta. Spesso anche dovendo discutere molto per questo con i propri genitori (che in pratica “perdono” una figlia). Ma credo che, alla fine, divenire un’artista a tutti gli effetti sia difficile ad ogni età, in ogni epoca storica e sia un percorso senza fine. Le Geisha continuano a formarsi per tutta la loro vita.
La figura della Geisha è nata nel 1600 e inizialmente gli antichi intrattenitori di arti giapponesi erano uomini specializzati in danze giapponesi, canto e una varietà di strumenti inclusi il tamburo a mano, il tamburo a spalla, lo shamisen o il flauto giapponese.
Nel passato le Geisha dovevano vivere in un modo molto rigido, nelle loro okiya dove dovevano studiare e stare lontane dagli uomini. Dovevano essere pronte ad una vita interamente sacrificata all’arte.
L’impegnativo costo della loro vita e degli studi era preso in carico dalla madre della okiya. Le Geisha spesso finivano per indebitarsi cercando di coprire le spese del proprio apprendistato. Così dovevano passare il resto della propria vita al servizio della madre, sperando che un giorno quest’ultima ne avrebbe scelta una tra loro come la sua preferita e l’avrebbe adottata legalmente lasciando alla fortunata in eredità l’okiya.
Le Geisha oggi entrano in questo mondo a qualsiasi età e per ragioni diverse. Quindi il fatto che facciano l’apprendistato fin da adolescenti oggi non è sempre vero. Prima invece entravano nella okiya dopo una sorta di accordo per il quale la Geisha madre pagava una lauta somma di denaro ai genitori e la Geisha poi si pagava i propri debiti per diversi anni. A volte alcuni clienti estinguevano i debiti per loro diventando loro Danna (patroni) e liberandole da questa sorta di “schiavitù”.»
Esiste ancora il Mizuage? Un tempo la prima notte di una Maiko veniva offerta ad un Danna scelto dall’okasan, dopo una sorta di “asta” tra i vari pretendenti.
«Il sesso o la prostituzione non hanno mai fatto parte della vita di una Geisha. Le Geisha sono state sempre delle “venditrici” d’arte e non dei loro corpi, come invece facevano le cortigiane. Le Geisha inoltre erano riconoscibili anche visivamente perché molto più semplici (nel trucco e nel kimono) delle cortigiane. Non erano in competizione con queste ultime.
In Giappone oggi non ci sono più le cortigiane (sebbene ci siano donne che si vestono con costumi tradizionali per parate o eventi simili) per il semplice fatto che la prostituzione è illegale in Giappone, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1947 un'ordinanza imperiale puniva le persone che allettavano le donne ad agire come prostitute, ma la prostituzione in sé era rimasta legale. Diverse le tasse che sono state introdotte per aggiungere ulteriori sanzioni legali contro la sollecitazione alla prostituzione, ma non sono state approvate a causa di dispute nella misura appropriata di punizione.
Il 24 maggio 1956 invece la Dieta nazionale del Giappone approvò la legge anti-prostituzione, entrata in vigore nel mese di aprile 1958. Secondo la legge l'atto di avere un rapporto sessuale in cambio di una compensazione effettiva o promessa è considerato reato.»
C’è una gerarchia nella casa tra le varie Geisha?
«La gerarchia nel mondo delle Geisha non dipende dall’età anagrafica, bensì dalla loro anzianità artistica.»
Come nasce la tradizione del bianco trucco oshiroi?
«Il trucco delle Geisha è nato così perché le case da tè erano illuminate con delle candele, non esisteva l’elettricità, e le ragazze col viso bianco risaltavano molto di più delle altre. Il makeup bianco era inoltre in uso presso le corti nobili in passato.
La pelle bianca e le labbra rosse ad ogni modo rendono ogni donna giapponese incantevolmente bella.
Ci sono molte lievi differenze tra il makeup delle belle Hangyoku e quello delle Geisha più adulte, a partire da come occhi e sopracciglia sono truccati.»
Il significato del kimono?
«Ora solo gli esperti in cultura giapponese generalmente indossano il kimono su base giornaliera. Ovviamente le Geisha non si vedono mai senza kimono. Il nostro mondo pone molta enfasi sull’alternarsi delle stagioni. Infatti le Geisha fanno sì che il loro kimono sia esattamente adatto alla stagione in corso, così che il cliente senta il profumo della natura stessa quando viene ai banchetti. Per esempio un kimono invernale che abbia tutti i tipi di fiori stagionali insieme può essere indossato da Ottobre fino a Maggio, quindi una casalinga di estrazione sociale media sceglierà esattamente questo kimono in modo da indossarlo per un periodo più lungo nell’anno.
Una Geisha, che di kimono ne ha molti, sceglierà invece sempre un kimono che ha un solo fiore e lo potrà indossare magari solo un mese. Un kimono con i boccioli di sakura (ciliegio) addirittura potrà essere indossato solo per due settimane, prima che i fiori stessi sboccino nella realtà.»
…E il significato dell’obi (la cintura del kimono)?
«Il kimono homongi (formale) è lo stesso sia per le donne comuni che per le Geisha, ma queste ultime hanno degli stili speciali come l’hikizuri (il kimono con la coda) e alcuni obi speciali, come lo tsunodashi o lo yanagi a Tokyo.»
La differenza tra la vestizione del kimono di una Hangyoku e di una Geisha?
«L’intero outfit, il kimono, l’obi, la parrucca e gli ornamenti nei capelli sono diversi per una Geisha e per una Hangyoku.»
Quanto tempo ci vuole per truccarsi e vestirsi da Geisha?
«Le nuove apprendiste ci mettono molte ore per prepararsi, anche due o tre ore. La Geisha più veloce che io abbia mai conosciuto invece riesce a fare il tutto in 40 minuti.»
Cosa indossi nei tuoi giorni liberi?
«Le Maiko a Kyōto non possono indossare abiti occidentali perché hanno i loro capelli naturali acconciati nello stile tradizionale. Devono dormire su uno speciale cuscino per non rovinare l’acconciatura e possono indossare solo il kimono e lo yukata: gli abiti normali non “passerebbero” per la testa. Hanno regole molto severe.
Le Hangyoku a Tokyo invece generalmente indossano parrucche quindi possono tornare nei panni occidentali non appena smettono di lavorare. Inoltre hanno maggiore privacy poiché quando non lavorano sembrano ragazze normali, invece un Maiko la si riconosce in ogni momento della giornata tra le vie di Kyōto. Anche le Hangyoku però se stanno andando in qualsiasi posto in veste di Geisha saranno sempre in kimono, con i loro capelli ben acconciati secondo la tradizione o con la parrucca.»
Sado: la cerimonia del tè, qual è il suo valore e significato?
«La cerimonia del tè è una delle arti giapponesi tradizionali che una Geisha può praticare o non praticare e questo dipende dalle regole del suo distretto, dalle case da tè e dalle loro preferenze. Si è creata un po’ di confusione negli ospiti perché le parole ryotei od ochaya (lett. casa da tè ma in pratica ristoranti giapponesi) sono state tradotte in inglese come teahouse. Questo per il fatto che originariamente sono nate come semplici case da tè. Le Geisha possono sì studiare l’arte del tè ma, generalmente, la praticano solo in occasioni speciali come nelle cerimonie prima degli Odori (le danze rituali).»
Ikebana: l’arte di disporre i fiori. Una Geisha la pratica?
«La preparazione dei fiori in Giappone è molto stagionale, sono scelti solo i fiori di stagione. Le madri delle case da tè sono generalmente molto sapienti nell’arte delle composizioni floreali, o almeno nell’arte dello scegliere i giusti fiori. Le Geisha potrebbero saperlo o non saperlo fare a seconda dei loro interessi personali, ma non è parte integrante del lavoro di una Geisha.»
La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino.
L’arte della seduzione: cos’è la seduzione per una geisha, qual è la differenza tra l’arte della seduzione occidentale e quella giapponese?
«L’arte della seduzione giapponese è molto sobria e delicata. Le Geisha certo devono sempre essere “attraenti” per rispetto verso i loro ospiti. Ma solo perché la “perfezione” esteriore è metafora della perfezione interiore alla quale ambiscono e che perseguono, durante l’intera esistenza.»
Ci puoi raccontare qualcosa sull’arte della danza, dello shamisen e del canto?
«Molte Geisha iniziano la loro carriera con la danza, sebbene siano già abili musiciste quando arrivano nel nostro mondo. Io per esempio, già prima di divenire una Geisha, suonavo il flauto occidentale come lavoro part time, e per questo motivo ho deciso di concentrarmi sulla musica piuttosto che sulla danza.
Tazusa, nella mia casa, è bravissima con lo shamisen ma dato che è ancora giovane deve concentrarsi sulla danza per ora. La musica di solito, nelle esibizioni pubbliche, è riservata alle Geisha senior.
Certamente molte giovani Geisha studiano musica ma solo raramente eseguono performance ai banchetti perché ci sono già molte Geisha anziane che sono musiciste specializzate.»
Una Geisha può innamorarsi e sposarsi?
«Le apprendiste sono generalmente troppo piccole per l’amore e si immagina che siano concentrate sul fatto di imparare una professione impegnativa, per questo motivo non viene loro concesso normalmente di avere fidanzati.
Le Geisha invece sono totalmente libere nella loro vita amorosa.
Se in Occidente c’è questa credenza persistente sul fatto che le Geisha siano cortigiane, penso che la cosa abbia parecchio a che fare col fatto che gli occidentali non concepiscono che delle donne possano intrattenere i loro ospiti, offrendo però solo la propria arte e non il proprio corpo. Come è possibile che per gli occidentali sia così difficile capire questa cosa?»
Le tradizioni delle geisha stanno scomparendo a causa della mancanza di fondi e della difficoltà di coprire le spese per l’apprendistato.
Supportare le apprendiste nel primo anno è molto importante. La più grande sfida per le case delle geisha è quella di poter trovare il modo di finanziare le giovani geisha in questo periodo cruciale.
Puoi spiegarci come è possibile per noi dall’Italia supportare le vostre tradizioni e mantenerle vive?
«Ripongo molta fiducia nel sito Patreon e chiedo a tutti i fan in giro per il mondo di aiutarci a supportare le giovani apprendiste attraverso le donazioni sul portale.
I kimono e gli accessori delle Geisha sono molto costosi ma ogni Geisha ha il dovere morale di supportare a sua volta gli abilissimi artigiani che fabbricano tutti gli oggetti d’arte che utilizziamo quotidianamente. Se la Geisha dovesse scomparire con lei svanirebbero tante altre importanti tradizioni.»
Cos’è esattamente un danna (sostenitore, patrono) e come diventarlo?
«Ci sono diversi tipi di danna. Ad esempio un tabi shop (negozio di calzini) che regala tabi gratis ad un’apprendista potrebbe farsi chiamare un tabi danna.
Una Geisha adulta stretta in una relazione di lunga data con un uomo potrebbe chiamarlo danna, visto che il termine significa anche marito in giapponese.»
Chi sono generalmente i tuoi clienti e quali gli argomenti più discussi negli ozashiki?
«I clienti arrivano davvero da tutte le parti del mondo e si tratta di persone di ogni genere. Si parla insieme di qualsiasi cosa loro vogliano parlare.»
Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?
«Mi piace uscire da Tokyo e andare a immergermi nella natura. Fare escursioni o scalare le montagne o andare in posti bellissimi e rilassarmi come un onsen (bagno termale) durante la calda estate. E anche viaggiare ovunque oltreoceano.
Ci piacerebbe viaggiare molto di più in futuro come Geisha, soprattutto lavorare con i tantissimi ristoranti giapponesi che trovi all’estero oggi, ma anche organizzare eventi, trade show, festival, fashion show, party privati, inaugurazioni di gallerie, ecc.
Non vi resta che invitarci!»
Come la tecnologia moderna influenza la tua vita? Ad esempio possono Maiko e Geisha usare gli smartphone?
«Sì, certamente, almeno a Tokyo.
Le Maiko a Kyōto non possono fare alcune cose, in pubblico, come usare gli smartphone quando camminano lungo le strade della città, ma questo perché sono molto giovani, riconoscibili dai capelli e dall’abbigliamento come artiste, e devono stare attente a non danneggiare l’immagine delle Geisha in pubblico.
È una cosa molto divertente, a Tokyo, quella di vedere una giovane Hangyoku ad un banchetto tirare fuori il suo smartphone dall’obi e chiedere, con l’aiuto del traduttore, ad un cliente (in inglese) se si sta godendo il suo pranzo!
Nel mio caso non mi separo mai dal mio ipod e dal mio ipod speaker.»
Cosa pensi del libro “Memorie di una geisha?” di Arthur Golden?
«Prima cosa, si dovrebbe essere consapevoli leggendolo che si tratta di un libro basato sulla fantasia, non è una storia reale ma un romanzo. E, seconda cosa, non si dovrebbe mai dimenticare che è stato ambientato nel periodo precedente alla Seconda Guerra Mondiale, prima del cambio nella legislazione giapponese. E, infine, che è stato scritto da un americano, non da una Geisha.
Il libro ha comunque fatto un favore al mondo delle Geisha: lo ha reso ancora più celebre creando numerosi nuovi geisha fan in tutto il mondo.»
Qual è la parte più bella del tuo lavoro?
«A parte i banchetti… Vivere in un bellissimo mondo, lavorare nelle case da tè, vedere cose splendide, tutto questo come parte del lavoro di una persona. Essere capaci di spendere la propria vita perfezionando la propria arte. Incontrare tante persone interessanti e affascinanti, ogni giorno della mia vita.»
Qual è la parte invece più inaspettata?
«Sono stata molto sorpresa dal fatto che Kyōto, che tutti credono sia la più tradizionale, è attualmente piuttosto moderna nelle sue relazioni di affari, là dove invece Tokyo è molto più conservativa e “antica”. E la cosa non deve stupire se si pensa che quando la cultura delle Geisha nacque, nel distretto di Fugakawa, era Tokyo ad essere la capitale del Giappone.»
Qual è l’aspetto più importante nell’essere Geisha?
«Perfezionare le proprie arti.»
Perché consiglieresti alle persone di provare l’esperienza con le Geisha?
«Frequentando un banchetto puoi vedere il meglio dell’architettura giapponese, assaporare il meglio della cucina nipponica, ammirare l’arte più raffinata dipinta sui muri, goderti le composizioni floreali, i bellissimi kimono, assaggiare i migliori sakè. Scoprire la danza e la musica giapponese tradizionali.
È un’esperienza culturale completa, molto più esaustiva di qualsiasi altra tu possa fare in Giappone!»
Per quale tipo di evento consiglieresti di convocare una Geisha?
«Possiamo essere ingaggiate per differenti tipi di eventi, da feste private a festival.»
È dispendioso convocare una Geisha e quali sono alcune delle opzioni?
«Il prezzo del banchetto è determinato dal prestigio della casa del tè e dalla qualità del cibo, nonché dalla ricompensa che la Geisha richiede per l’ozashiki. Un cliente che invita dieci Geisha avrà un servizio molto caro, ma dieci clienti che invitano due Geisha lo avranno ad un prezzo più abbordabile.»
Che altri servizi offri?
«Offro diversi tipi di attività:
- Banchetti con geisha;
- Scuola con le geisha, la possibilità di vedere le giovani Geisha a lezione supportando così sia le più anziane che danno lezioni che le più piccole che stanno imparando;
- Geisha shopping, l’opportunità di andare in giro per negozi di artigiani che fanno a mano bellissimi oggetti d’uso quotidiano per le geisha, dalle lettere di carta agli ornamenti per i capelli;
- Kimono shopping, la possibilità di comprare un set da kimono o tessuti per kimono;
- Spettacolo di Kabuki, l’opportunità di andare a teatro con noi Geisha;
- Pranzo con Sayuki, la possibilità di imparare qualcosa del mondo delle geisha, indicato per persone che hanno già provato l’esperienza del banchetto e vogliono fare ulteriori domande e saperne di più.
E anche altre esperienze personalizzate in base alla tipologia di ospiti!»
Cosa consiglieresti ad una ragazza occidentale che vuole diventare una Geisha, oggi?
«È impossibile per una ragazza occidentale lavorare legalmente come Geisha a meno che abbia la residenza permanente o la nazionalità giapponese.
Provare a lavorare illegalmente sarebbe enormemente distruttivo per il nostro mondo, come abbiamo già potuto vedere.
Ci sono tante altre cose che si possono fare in Giappone senza diventare per forza subito una Geisha.
Essere uno studente con un programma di interscambio culturale, studiare all’università giapponese, imparare le arti, e poi dopo dieci anni andare a prendere la residenza permanente.
E poi, se si è ancora interessati a diventare una Geisha, magari a quel punto, con una tale esperienza di vita, ci saranno delle case delle Geisha pronte ad accoglierti e a formarti.
Ovviamente la prima domanda da parte della casa delle Geisha sarebbe come o chi si occuperebbe di pagare la formazione o se, in alternativa, la ragazza rimarrebbe il tempo necessario per recuperare i loro investimenti su di lei.»
