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Chi ha inventato gli occhiali da sole? Storia, origini e curiosità che quasi nessuno racconta

È vero che l'imperatore Nerone usava uno smeraldo come occhiale da sole? La fonte è Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis Historia racconta come Nerone seguisse i combattimenti dei gladiatori guardando attraverso uno smeraldo. Da qui la leggenda dell'imperatore con "i primi occhiali da sole".


redazione
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Tempo di lettura: 6 minuti

Diamo per scontato che un paio di occhiali da sole serva a proteggere gli occhi. Eppure, per gran parte della loro storia, non è stato affatto così. Prima che diventassero uno strumento di difesa contro la radiazione ultravioletta, le lenti scurite sono state di volta in volta un simbolo di potere, una maschera per nascondere le emozioni, un vezzo da spiaggia e un accessorio da cinema. Ricostruire chi li ha inventati, e soprattutto perché, significa attraversare duemila anni di ingegno umano. Ecco le domande che ci si pone più spesso, con le risposte che la storia e la scienza permettono di dare.

Chi ha inventato davvero gli occhiali da sole?

Non esiste un singolo inventore, né una data di nascita ufficiale. Il gesto di schermare gli occhi dalla luce intensa precede la storia scritta. I primi dispositivi che possiamo onestamente chiamare "antenati" degli occhiali da sole sono le maschere da neve realizzate dai popoli artici, in particolare Inuit e Yupik, almeno duemila anni fa. Non erano lenti: erano strisce di osso, avorio di tricheco, corno di caribù o legno galleggiante, intagliate con una fessura orizzontale sottilissima attraverso cui guardare.

Idea geniale nella sua semplicità: invece di filtrare la luce, quelle maschere ne riducevano la quantità che raggiungeva l'occhio, prevenendo la cosiddetta cecità da neve, un'infiammazione dolorosa della cornea provocata dall'eccesso di ultravioletti riflessi dal ghiaccio. Come bonus, la fessura stretta funzionava da foro stenopeico e rendeva la visione più nitida, un vantaggio prezioso per un cacciatore che doveva mettere a fuoco la preda. È il primo caso documentato in cui l'essere umano protegge il proprio sistema visivo da una minaccia ambientale reale.

È vero che l'imperatore Nerone usava uno smeraldo come occhiale da sole?

La fonte è Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis Historia racconta come Nerone seguisse i combattimenti dei gladiatori guardando attraverso uno smeraldo. Da qui la leggenda dell'imperatore con "i primi occhiali da sole".

La realtà è più sfumata. Gli storici dubitano che lo scopo fosse ridurre l'abbagliamento: uno smeraldo levigato funziona più come uno specchio o una lente d'ingrandimento che come un filtro solare. È probabile che Nerone, forse miope, sfruttasse la curvatura della gemma per vedere meglio l'arena, e che il verde smeraldo, colore riposante per l'occhio, aggiungesse un certo comfort. In ogni caso non c'era alcuna protezione dai raggi UV. Più che un progenitore degli occhiali da sole, quella gemma è il progenitore di un altro fenomeno: l'oggetto costosissimo e sostanzialmente inefficace indossato come segno di status.

A cosa servivano gli occhiali dei giudici cinesi?

Nella Cina del XII secolo, forse anche prima, comparvero lenti piatte di quarzo affumicato, chiamate ai tai ("nuvole scure"). Non correggevano la vista e non fermavano gli ultravioletti, ma attenuavano l'abbagliamento. Interessante è l'uso che ne facevano i magistrati nei tribunali: le indossavano non per il sole, ma per nascondere le proprie espressioni facciali durante gli interrogatori.

Millenni prima che qualcuno pensasse alla salute della retina, gli occhiali scuri erano già uno strumento sociale: servivano a controllare ciò che gli altri potevano leggere sul volto di chi li portava. Un uso che riconosciamo perfettamente ancora oggi, ogni volta che qualcuno si "nasconde" dietro un paio di lenti scure. Se pensiamo a quanto la nostra capacità di interpretare gli altri passi dallo sguardo, come raccontano gli studi sui neuroni specchio, si capisce perché coprire gli occhi sia sempre stato un gesto tanto potente.

Quando sono nate le lenti colorate "moderne"?

Il salto verso l'occhiale come lo intendiamo oggi, con lenti montate su un telaio e stanghette che poggiano sulle orecchie, avviene in Europa. La lavorazione del vetro ottico ha una lunga tradizione a Venezia, sulle isole di Murano, dove già dal Duecento si producevano lenti di grande qualità.

Il momento chiave arriva però intorno al 1752, quando l'ottico inglese James Ayscough sperimenta lenti colorate in verde e in blu. Attenzione: Ayscough non pensava alla protezione solare. Era convinto che quelle tinte potessero correggere alcuni difetti visivi e rendere la visione più confortevole. Fu, in un certo senso, un'intuizione terapeutica più che protettiva. Ma segna il passaggio culturale decisivo: la lente colorata smette di essere un blocco opaco e diventa un filtro pensato per modificare la qualità della luce che arriva all'occhio.

Perché nell'Ottocento si prescrivevano lenti ambrate?

Nel XIX e inizio XX secolo, lenti tinte di giallo-ambra e marrone venivano prescritte a chi soffriva di alcune patologie, tra cui la sifilide, di cui la fotofobia ovvero una marcata sensibilità alla luce era un sintomo. Le lenti colorate servivano ad alleviare quel fastidio. Prima di essere moda, l'occhiale scuro è stato a lungo un dispositivo medico, associato alla malattia più che al glamour. Per gran parte dell'Ottocento, portare lenti scurite in pubblico veniva percepito come qualcosa da malati, non da vip.

Quando gli occhiali da sole sono diventati un oggetto di massa?

La svolta è del 1929, in piena crisi economica. Un imprenditore della plastica, Sam Foster, convinse un grande magazzino sul lungomare di Atlantic City, negli Stati Uniti, a vendere occhiali da sole economici direttamente al banco, senza passare da un ottico. Usava la celluloide, leggera ed economica da stampare in serie.

La spiaggia diventò il luogo simbolo dell'occhiale da sole, e in pochi anni le vendite esplosero. Una rivista dell'epoca notò che nel 1937 negli Stati Uniti erano stati venduti circa venti milioni di paia, stimando però che solo un quarto di chi li indossava ne avesse davvero bisogno per proteggere gli occhi. Già allora, tre volte su quattro, l'occhiale da sole era acquistato per estetica, non per necessità. Un dato che ci ricorda quanto l'oggetto sia, fin dall'inizio, un fenomeno tanto ottico quanto sociale, esattamente come i trend di consumo che studiamo oggi.

Che ruolo hanno avuto i piloti e la guerra?

Fondamentale, sul piano tecnico. Negli anni Trenta l'aviazione raggiungeva quote sempre più alte, dove la luce solare è più intensa e l'abbagliamento diventa pericoloso. I piloti soffrivano di mal di testa e cali di visibilità. Nel 1936 l'azienda ottica Bausch & Lomb sviluppò un occhiale pensato proprio per loro: lente verde curva a goccia, montatura metallica sottile, forma studiata per bloccare la luce anche di lato. Nacque così il modello che sarebbe diventato l'aviator, reso celebre negli anni Quaranta.

Nello stesso 1936 Edwin H. Land, fondatore di Polaroid, mise a punto il filtro polarizzatore, capace di abbattere l'abbagliamento riflesso da superfici piatte come acqua e asfalto. Due innovazioni distinte, spesso confuse: la forma protettiva dell'aviator e la tecnologia della polarizzazione. È da questo laboratorio bellico e ottico che discendono buona parte degli occhiali "tecnici" di oggi.

Come sono diventati un simbolo di stile e di status?

Il merito è di Hollywood. Sui set, le luci potentissime necessarie a impressionare la pellicola costringevano gli attori a proteggersi gli occhi tra una ripresa e l'altra. Fuori dal set, le star iniziarono a usare gli occhiali scuri per un secondo motivo: sottrarsi agli sguardi del pubblico. Nascondersi, di nuovo, proprio come i giudici cinesi.

Gli anni Cinquanta consacrano forme iconiche come il cat-eye e il wayfarer, gli anni Sessanta portano gli occhialini tondi della controcultura, e ogni decennio successivo trasforma la montatura in un messaggio identitario. L'occhiale da sole diventa un oggetto che dice chi siamo prima ancora di aprire bocca. Un potere che, in fondo, gioca sulla percezione, un po' come una scenografia di luce costruita per emozionare chi guarda.

Cosa ci insegna questa storia?

Che gli occhiali da sole nascono dall'incontro di tre bisogni diversi, arrivati in momenti diversi: proteggersi da una luce che fa male (gli Inuit), controllare la propria immagine sociale (i giudici cinesi, le star di Hollywood) e affermare uno status (Nerone, i grandi magazzini). La protezione dagli ultravioletti, quella che oggi consideriamo la ragione principale per indossarli, è in realtà l'ultima arrivata: diventa un criterio consapevole solo nel Novecento, quando la scienza chiarisce quanto i raggi UV danneggino occhi e pelle.

Da ricordare: quasi nessuno dei "primi occhiali da sole" della storia proteggeva davvero dai raggi UV. La funzione protettiva che diamo per scontata è una conquista recente. Ed è proprio da qui che parte la seconda domanda che ogni acquirente dovrebbe farsi: al di là dell'estetica, questi occhiali proteggono davvero i miei occhi?

È il filo che seguiremo nei prossimi approfondimenti: uno dedicato a ciò che conta davvero in una lente e uno a come i materiali siano cambiati nel tempo, per proteggere meglio la nostra capacità di vedere il mondo a colori.

Cover Foto di Ricardo Loaiza su Unsplash.

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