Una banca di cellule prelevate da persone con più di 100 anni fornisce alle ricercatrici e ai ricercatori una nuova risorsa per studiare la longevità.
A Boston, in Massachusetts, sono state create cellule staminali riprogrammate a partire dal sangue di alcuni individui centenari. L'obiettivo è quello di condividerle con altre ricercatrici e altri ricercatori per migliorare la comprensione dei fattori che contribuiscono a una vita lunga e sana. I primi esperimenti stanno già fornendo informazioni sull'invecchiamento cerebrale.
Capire meglio la longevità
I centenari rappresentano un'opportunità unica per studiare i meccanismi legati a una maggiore longevità. Le persone che riescono a vivere fino a 100 anni hanno probabilmente una straordinaria capacità di riprendersi da traumi e malattie. Ad oggi, una teoria spiega questa incredibile robustezza con la presenza di un patrimonio genetico vantaggioso, in grado di proteggere in qualche modo i centenari dalle malattie.
Tuttavia, dimostrare questa ipotesi rappresenta una vera sfida. Innanzitutto, le persone di quell'età sono rare, quindi i campioni di sangue e pelle prelevati da persone così anziane rappresentano una risorsa preziosa per la ricerca. Questo ha portato le ricercatrici e i ricercatori di Boston all’idea di creare una banca di cellule di centenari, in modo da poterla condividere con tutti gli scienziati e scienziate del mondo. La conservazione delle cellule staminali in questa banca rappresenta un passo cruciale per scoprire di più sui meccanismi della longevità, ma anche su molte condizioni patologiche.
Alla ricerca dei centenari
Le ricercatrici e i ricercatori che hanno contribuito a questo progetto hanno effettuato una vasta ricerca di persone centenarie negli elenchi elettorali statunitensi, in articoli di cronaca e nelle strutture di assistenza per le persone anziane. E molte delle persone identificate hanno accettato con entusiasmo di partecipare allo studio, perché sono consapevoli della loro rarità. Molti di loro, inoltre, erano ancora cognitivamente sani e in grado di prendersi cura di sé.
I partecipanti sono, quindi, stati valutati per le loro capacità cognitive e fisiche e sono stati raccolti campioni del loro sangue. Per circa 30 centenari, le ricercatrici e i ricercatori hanno isolato cellule del sangue e le hanno riportate a uno stato detto “pluripotente”.
Questo vuol dire che queste cellule, dette staminali pluripotenti indotte (iPS), hanno la capacità di essere trasformate in qualsiasi tipo di cellula del nostro corpo, proprio come le cellule staminali embrionali.
Infatti, le iPS perdono molti aspetti legati alla loro età durante questo processo di riprogrammazione, senza tuttavia modificare il loro codice genetico. Questo permette alle ricercatrici e ai ricercatori di utilizzarle per studiare i determinanti genetici dell’invecchiamento.
La conservazione delle cellule staminali dei centenari è un passaggio fondamentale per consentire studi avanzati sull'invecchiamento e su molte patologie.
Nuove scoperte sulla longevità
Gli esperimenti con queste cellule sono già in corso. Ad esempio, lo stesso gruppo di Boston ha differenziato (cioè ha fatto maturare in modo specifico) le cellule iPS dei centenari in neuroni.
Infatti, una caratteristica dell’invecchiamento è la perdita di alcuni meccanismi di controllo della qualità delle proteine, che può contribuire a causare malattie. I risultati osservati finora suggeriscono che i neuroni derivati dai centenari non attivino questo controllo di qualità in condizioni normali, rispetto ai neuroni derivati da non centenari.
Tuttavia, quando viene introdotto uno stress, i neuroni dei centenari attivano in modo più efficiente e vigoroso questi processi, separando rapidamente le proteine dannose da quelle funzionali, a un ritmo più intenso.
Un altro gruppo che sta lavorando su queste cellule ha creato modelli cerebrali tridimensionali del morbo di Alzheimer e li ha confrontati con modelli creati da cellule di individui sessantenni. Studi preliminari hanno rilevato che le cellule cerebrali dei centenari esprimono alti livelli di geni che svolgono un effetto protettivo dal morbo di Alzheimer.
Prospettive future
In futuro, le ricercatrici e i ricercatori sperano di utilizzare le cellule iPS dei centenari per sviluppare altri tipi cellulari rilevanti per l'invecchiamento, come cellule del fegato, dei muscoli e dell'intestino, o persino mini-organi, proprio al fine di studiare meglio quali sono le differenze tra i centenari e il resto della popolazione.
La conservazione delle cellule staminali diventa, quindi, un elemento chiave per garantire che questi studi possano progredire senza limitazioni legate alla disponibilità di risorse biologiche. L’uso di camere climatiche in questi esperimenti assicura che le cellule siano mantenute in condizioni ideali per il loro sviluppo, contribuendo così a scoperte cruciali sulla longevità e sulle patologie legate all’età.
