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Tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte ci siamo trovati in macchina, al bar, sotto la doccia a canticchiare «noi siamo figli delle stelle, figli della notte che ci gira intorno»?! Innumerevoli, giusto? E scommetto che leggendo queste due righe vi ho strappato una volta in più!

E se vi dicessi che non si tratta di una semplice licenza poetica?! Non so se Alan Sorrenti cantasse queste parole con consapevolezza scientifica o meno, ma non esiste aforisma migliore capace di racchiudere in parole così romantiche e concise la risposta alla domanda “da dove vediamo?”.

Torniamo indietro nel tempo, a circa 14 miliardi di anni fa, a quella brodaglia primordiale di particelle che ha dato origine al tutto. Sono i primissimi istanti di creazione dell’Universo, la sua energia e la sua temperatura cambiano in tempi di scala velocissimi, parliamo di frazioni piccolissime di secondo.

Tanto è alta l’energia che si passa da quark a protoni e neutroni in meno di un secondo, e in pochi minuti ai primi atomi di deuterio ed elio.

A partire da questo momento passarono ben 200 milioni di anni prima della formazione delle primissime stelle, in questo lasso di tempo l’Universo continuò ad espandersi e a raffreddarsi con disomogeneità, favorendo l’aggregazione dei primi elementi sotto la forza gravitazionale, e quindi la nascita delle primissime stelle dell’Universo.

Quest’ultime erano costitute solo da idrogeno ed elio, in quanto gli unici elementi disponibili all’epoca della loro creazione nell’Universo. Grazie alle alte pressioni e alle alte temperature, le stelle al loro interno possono essere considerate dei piccoli reattori nucleari, dove ha luogo la nucleosintesi, ossia reazioni chimiche che conducono alla creazione di elementi più pesanti come il carbonio, il neon, l’ossigeno, il silicio e il ferro, portando ad un arricchimento della stella in metalli.

Le reazioni nucleari all’interno delle stelle variano in base a diversi fattori, tra questi il più importante è la massa iniziale della stella, masse diverse determinano diverse reazioni nucleari, che a loro volta determinano un differente stadio finale della vita della stella.

Le stelle meno massive presentano come fenomeno terminale l’espansione in nebulosa planetaria, mentre quelle più massive terminano la loro vita con l’esplosione di una supernova.

E a cosa serve tutto questo preambolo per rispondere alla domanda iniziale? Concedetemi ancora un briciolo di pazienza e tutte queste informazioni acquisiranno un ordine!

In seguito all’esplosione di una supernova, al termine della vita di una stella, vi è un rilascio enorme di energia e materiali nello spazio circostante. Durante queste esplosioni, gli elementi formati all’interno della stella vengono dispersi nello spazio, mescolandosi con il gas e la polvere interstellare.

Nel corso del tempo, questa materia interstellare si condensa formando nuove stelle e sistemi planetari, inclusa la Terra. È quindi grazie a queste esplosioni stellari che gli elementi come il carbonio, l’ossigeno, l’azoto e molti altri si sono diffusi nell’Universo e sono diventati disponibili per la formazione della vita.

A conclusione seguono le parole dell’astronomo Carl Sagan che descrive e riassume la complessità del fenomeno in poche righe:

«L'azoto nel nostro DNA, il calcio nei nostri denti, il ferro nel nostro sangue e il carbonio nella nostra torta di mele. Così come i peli del nostro gatto che poltrisce sul divano, il divano stesso e la carta, o lo schermo, sul quale state leggendo questa storia. I miliardi di miliardi di atomi che li compongono sono materia intergalattica che ha percorso centinaia di migliaia di anni luce e infine si è riunita, compressa dalla sua stessa gravità!», (Cosmos, 1981).

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