Altri risultati...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
post

Tempo di lettura: 5 minuti

In Aleph, da oltre trent’anni, realizziamo laboratori nei quali le ricercatrici e i ricercatori amino lavorare per rendere il mondo un posto migliore. E quello che ti raccontiamo oggi è un progetto davvero speciale!

Scienza e tecnologia si pongono al servizio della salute mentale dando vita a Cerebrum, un innovativo software di Realtà Virtuale pensato per la riabilitazione cognitiva.

Grazie ad un visore VR, Cerebrum immerge il paziente all’interno di scenari realistici e quotidiani, utilizzando esercizi riabilitativi stimolanti e coinvolgenti, nei quali può lavorare sulle sue difficoltà.

L’App, utilizzando elementi riabilitativi appartenenti alla vita di tutti i giorni, permette di stimolare nel paziente, adulto o bambino, la ricerca di soluzioni efficaci e facilmente generalizzabili al di fuori del setting terapeutico-riabilitativo.

«Gli strumenti tradizionali di riabilitazione cognitiva non bastavano più da soli, serviva qualcosa di più immersivo, capace di riprodurre la complessità della vita reale in un contesto sicuro e controllato», spiega il fondatore di Cerebrum, Simone Barbato, psicologo clinico con un ampio sguardo rivolto all’innovazione digitale.

Nascita di Cerebrum

Il progetto nasce nel 2024, in seno all’azienda decennale IDEGO, grazie alle idee dei suoi fondatori: Lorenzo Di Natale, Simone Barbato, Valerio De Lorenzo e Fabrizio Ballantini, tutti professionisti impegnati negli ambiti del mental health, startup e pharma.

L’ispirazione nasce proprio dai limiti della riabilitazione cognitiva tradizionale, come racconta Simone Barbato: «Gli esercizi carta e penna o digitali spesso risultano astratti e distanti dalle situazioni di vita reale che il paziente deve affrontare. La realtà virtuale permette invece di immergere il paziente nell’esperienza, ricreando un ciclo percezione-azione molto simile a quello reale: non si tratta di simulare un compito, ma di viverlo realmente.»

Prerequisiti all’utilizzo di Cerebrum

L’unico requisito preliminare prima di iniziare un percorso con Cerebrum è una prima valutazione cognitiva atta a comprendere il funzionamento cognitivo del paziente e discriminare i casi in cui lo strumento non sia indicato. «Ad esempio, pazienti con caratteristiche personologiche particolarmente fragili o con diagnosi complesse potrebbero non trarne beneficio, come nel caso di persone con schizofrenia in fase acuta, caratterizzate da sintomi attivi come deliri o allucinazioni, per le quali l’uso della realtà virtuale potrebbe risultare destabilizzante.» spiega Simone.

Funzionamento del visore: intuitivo e user friendly

Il paziente una volta indossato il visore VR deve semplicemente agire come farebbe nella realtà. «L’interfaccia è progettata per essere trasparente e non richiede comandi complessi: il paziente deve semplicemente comportarsi come farebbe nella realtà, concentrandosi sul compito».

Gli scenari in cui si trova immerso sono infatti quelli quotidiani, «dagli ambienti domestici, a spazi sociali, uffici, e spazi pubblici. Ogni scenario contiene esercizi graduati in difficoltà, calibrati sugli obiettivi del percorso individuale», spiega lo psicologo.

Per quali disturbi è indicato Cerebrum

Cerebrum è utilizzato in molti ambiti clinici ed è orientato a lavorare sulle funzioni compromesse e colmare il deficit indipendentemente dalla diagnosi ricevuta: «dai disturbi dello spettro psicotico, bipolare e depressivo, fino all’autismo, ADHD, disturbi ossessivo-compulsivi, borderline di personalità, deficit cognitivi legati a traumi o demenze, dipendenze, disturbi del comportamento alimentare e disturbi d’ansia. Inoltre, si dimostra efficace su dimensioni trasversali come flessibilità cognitiva, autostima, cognizione sociale, regolazione emotiva e tolleranza alla frustrazione.»

Riparare le funzioni cognitive compromesse e ripristinare l’autonomia personale

Il dott. Barbato spiega come non sempre sia possibile una completa riparazione, ma come si possono migliorare le capacità residue, compensare le difficoltà, allenare strategie alternative e favorire l’autonomia del paziente nella vita quotidiana.

Customizzazione e personalizzazione del percorso

La grande opportunità che offre il software è la capacità di modulare il proprio approccio terapeutico a seconda del disturbo e delle difficoltà funzionali del paziente.

La personalizzazione è sempre responsabilità del professionista, che calibra percorso, difficoltà e obiettivi sulla base delle esigenze del paziente: «Nei disturbi psicotici - ad esempio - si lavora molto sulla cognizione sociale e sulla flessibilità, mentre nel disturbo bipolare si punta sull’attenzione, pianificazione e regolazione emotiva. Nel trauma cranico si lavora sul recupero delle funzioni esecutive, della memoria e dell’orientamento, mentre nell’ADHD si privilegia il lavoro su inibizione, memoria di lavoro e autoregolazione.»

Esempi di esercizi all’interno del visore

Uno degli esercizi più utilizzati è quello all’interno del supermercato virtuale, dove il paziente deve ricordare e prendere i prodotti memorizzati da una lista della spesa e poi dividerli tra oggetti che conserverebbe in frigorifero e quelli che terrebbe in dispensa. «In questo modo» spiega Barbato, «oltre ad allenare la memoria, proponiamo anche un esercizio di categorizzazione semantica, e contestualmente lavoriamo sull’autonomia». 

Un altro dei contesti immersivi utilizzato in Cerebrum è quello di ambienti urbani come la fermata della metropolitana o una stazione ferroviaria ove si lavora sull’attenzione: «qui, ad esempio, il paziente può imparare a selezionare stimoli rilevanti in ambienti ricchi di distrattori.»

La regolazione emotiva viene invece allenata affrontando conversazioni o contesti sociali che generano attivazione. 

Il modulo della pianificazione

Cerebrum è diviso in 3 moduli, uno per ogni dominio cognitivo target (Memoria e Apprendimento, Stime Cognitive eAttenzione), suddivisi in 21 esercizi di diversa difficoltà.

Pensiamo al modulo dedicato alla pianificazione: qui il paziente dispone di un budget da gestire e deve acquistare alcuni prodotti precedentemente inseriti in una lista della spesa. Il compito consiste nello scegliere gli articoli più adatti senza superare il limite di spesa.

«In questo processo vengono attivate simultaneamente diverse abilità: cognitive, emotive, di regolazione comportamentale e strategie di pensiero utili nella vita quotidiana. Il contesto terapeutico permette così all’operatore di lavorare su tutti questi aspetti in modo integrato, offrendo un’opportunità di intervento estremamente ricca ed efficace.»

Durata del percorso di riabilitazione

Per quanto riguarda la possibile durata di un percorso di riabilitazione in AI non esiste un’indicazione fissa: «solitamente i percorsi VR durano tra le otto e le venti settimane, con una o due sedute a settimana.»

Vantaggi rispetto alla terapia tradizionale

Secondo il prof. Barbato la Virtual Reality è vincente rispetto ai metodi tradizionali per tre motivi principali:

  1. la realtà virtuale offre maggiore naturalezza, coinvolgimento e motivazione;
  2. gli scenari realistici possono essere ripetuti e modulati, consentendo una generalizzazione più efficace alla vita reale;
  3. secondo il principio del learning by doing, si aumenta l’autoefficacia dei pazienti offrendo percorsi altamente personalizzabili.

Ricerche scientifiche a supporto

Esistono, ad oggi, due trial condotti dal professor Carta e dalla dott.ssa Perra che confermano l’efficacia e la sicurezza dell’approccio in realtà virtuale in ambito clinico. 

Uno di questi studi riguarda i disturbi bipolari e include un follow-up fino a 12 mesi dopo la fine del trattamento, con risultati molto positivi. 

Ma la ricerca non si ferma, come spiega il professore: «A breve saranno disponibili anche dati, altrettanto incoraggianti, relativi a psicosi, Mild Cognitive Impairment (decadimento cognitivo precoce) e ai programmi di stimolazione cognitiva in psiconcologia. Inoltre, sono in fase di avvio nuove ricerche sia in Italia che all’estero su altre aree della salute mentale, tra cui autismo, dipendenze, disturbi dell’alimentazione e depressione.»

Le versioni per i ragazzi e per il team: Cerebrum Kids e Cerebrum Team

Cerebrum Kids è stata pensata per bambini e adolescenti, con attività interattive che potenziano le funzioni esecutive. «È stato utilizzato anche in contesti ospedalieri pediatrici, come l’IRCCS di Bologna con pazienti oncologici pediatrici.» 

Cerebrum Team, invece, lavora sul problem solving di gruppo: «un partecipante indossa il visore e affronta la sfida, mentre il compagno lo guida attraverso un manuale, favorendo le abilità sociali e le dinamiche di gruppo.»

Evoluzione futura di Cerebrum

L’obiettivo di Simone e del suo team di lavoro è ampliare ulteriormente gli scenari: «Vogliamo integrare l’Intelligenza Artificiale per personalizzare i percorsi e sviluppare nuove applicazioni su temi quali la de-escalation e disturbi alimentari.» 

L’ambizione è rendere la realtà virtuale uno strumento clinico standardizzato nella salute mentale.

Paesi pionieri nell’uso di AI e VR in salute mentale

Tra i pionieri ci sono il Regno Unito, con Oxford e il King’s College per il trattamento delle psicosi in VR; gli Stati Uniti, con Stanford e USC, per PTSD e stress; il Canada, per la riabilitazione cognitiva post-traumatica. 

«La tendenza globale indica che gli strumenti immersivi stanno rapidamente diventando standard terapeutici.»

Cover Foto di Adrià García Sarceda su Unsplas.

magnifiercrosschevron-uparrow-leftarrow-right