Altri risultati...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
post

Tempo di lettura: 3 minuti

La scena è familiare: si stende l'asciugamano, si guarda il mare e si decide che è limpido, quindi pulito, quindi sicuro. È un ragionamento istintivo e quasi sempre sbagliato nel metodo, perché la trasparenza dell'acqua dice poco o nulla sulla sua salubrità. Quello che rende un tratto di costa balneabile non si vede a occhio nudo: si misura in laboratorio. E dietro ogni estate al mare c'è una rete di controlli che lavora in silenzio, con un protocollo definito a livello europeo. Vale la pena raccontarla, perché è un bell'esempio di scienza che protegge la vita quotidiana.

Due batteri come spie

Il cuore di tutto sono due microrganismi: l'Escherichia coli e gli enterococchi intestinali. Non perché siano i più pericolosi in assoluto, ma perché sono ottimi "indicatori": vivono nell'intestino degli animali a sangue caldo, uomo compreso, e la loro presenza in mare segnala una contaminazione di origine fecale e quindi il possibile arrivo di altri patogeni ben più insidiosi, virus e protozoi, difficili e lenti da cercare uno per uno. È una scorciatoia intelligente: invece di dare la caccia a decine di agenti diversi, si controllano due sentinelle. Se loro sono entro i limiti, l'acqua è ragionevolmente sicura.

I limiti sono precisi: per le acque marine si parla di soglie nell'ordine delle poche centinaia di unità per cento millilitri. Superarle fa scattare un divieto temporaneo di balneazione, con tanto di ordinanza del sindaco e cartelli in spiaggia. 

Come si misura, in laboratorio

Il campione d'acqua, prelevato sempre negli stessi punti durante la stagione, finisce in laboratorio dove si usano tecniche raffinate. Una delle più diffuse sfrutta un principio quasi spettacolare: si fa crescere il batterio in un terreno particolare e, quando gli enterococchi sono presenti, un loro enzima trasforma una molecola del substrato liberando un composto che, illuminato da una luce ultravioletta a 365 nanometri, emette una fluorescenza blu. Contando i pozzetti che si illuminano si risale al "numero più probabile" di microrganismi presenti. 

Quattro classi, quattro anni di storia

Un punto poco noto: la qualità di una spiaggia non si decide con il campione del giorno, ma incrociando i dati delle ultime quattro stagioni. Ogni tratto di costa viene classificato come "eccellente", "buona", "sufficiente" o "scarsa", e solo la prima categoria garantisce un'acqua stabilmente pulita nel tempo, non solo in una bella giornata. Significa che un mare può essere limpido oggi e comunque classificato come "sufficiente", perché la sua storia recente racconta qualche episodio di contaminazione, magari vicino alla foce di un fiume o a uno scarico.

E allora la Bandiera Blu?

Qui arriva la sorpresa per molti. La Bandiera Blu e le "vele" delle guide ambientali non misurano solo la pulizia dell'acqua. Premiano un pacchetto più ampio: gestione dei rifiuti, depurazione, servizi, piste ciclabili, qualità degli approdi turistici. La qualità microbiologica del mare è un requisito necessario, certo, ma il riconoscimento racconta soprattutto la "vivibilità" complessiva di una località.

Per sapere quanto è pulita davvero l'acqua in cui ci tufferemo, il riferimento sono le mappe e le classificazioni delle agenzie regionali per l'ambiente, consultabili online, che fotografano lo stato sanitario punto per punto.

Anche nelle regioni con il mare più limpido d'Italia esistono piccoli tratti, vicino a porti o foci, classificati come scarsi o soggetti a divieto temporaneo. Controllare la mappa prima di prenotare non è da maniaci del dato: è esattamente ciò che la scienza mette a disposizione di chiunque, gratuitamente. La prossima volta che guarderete il mare prima di un tuffo, saprete che quel "pulito" è frutto di campionamenti, batteri-spia e laboratori e che dietro la limpidezza apparente c'è, come sempre, una storia più precisa da leggere. 

Cover Foto di Vicko Mozara su Unsplash.

magnifiercrosschevron-uparrow-leftarrow-right