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Tempo di lettura: 2 minuti

Per secoli sono stati considerati uno scarto, l'acqua sporca da gettare dopo aver estratto il tesoro. Oggi, mentre tutti rincorrono gli oli essenziali, gli idrolati (o acque aromatiche) si stanno prendendo una piccola, meritata rivincita. E d'estate, in particolare, hanno una marcia in più proprio dove gli oli mostrano i loro limiti. Vale la pena capire da dove nascono, perché la loro storia è tutta nel processo che li genera.

Due prodotti da un solo vapore

Gli idrolati sono figli della distillazione in corrente di vapore, la stessa tecnica con cui si ottengono gli oli essenziali. Il vapore acqueo attraversa fiori, foglie e parti della pianta, trascina con sé le sostanze volatili e poi, raffreddandosi in un condensatore, ricade in un recipiente. Lì avviene la separazione: in alto galleggia l'olio essenziale, liposolubile e prezioso; sotto resta l'acqua aromatica, l'idrolato, che trattiene le molecole idrosolubili della pianta e una piccolissima frazione di olio disciolto (di norma tra lo 0,03% e lo 0,5%). Due prodotti, una sola distillazione: la fisica della separazione di fase, applicata a un mazzo di lavanda.

È un meccanismo che, a guardarlo da vicino, è puro laboratorio: condensazione, separazione per densità, ripartizione delle molecole tra fase acquosa e fase oleosa a seconda della loro affinità con l'acqua.

Perché d'estate l'idrolato batte l'olio

Qui sta il punto pratico. Gli oli essenziali sono potentissimi (un grammo equivale al contenuto di decine o centinaia di grammi di pianta) e proprio per questo vanno sempre diluiti, possono irritare, e alcuni, come abbiamo visto per gli agrumi, sono fototossici al sole. Gli idrolati no: avendo una concentrazione bassissima di principi essenziali, si possono usare puri, direttamente sulla pelle e sul cuoio capelluto, senza i rischi di sovradosaggio. Sono adatti anche a bambini, anziani e (con il consiglio di un esperto) in gravidanza, contesti in cui molti oli essenziali sono sconsigliati.

D'estate questo li rende perfetti come tonici rinfrescanti, doposole lenitivo, spray idratanti per il viso accaldato. L'idrolato di lavanda calma la pelle irritata, quello di menta piperita rinfresca e sveglia, la rosa tonifica, l'elicriso (il "sole d'oro" di certi paesaggi mediterranei) sostiene la microcircolazione, la camomilla blu lenisce arrossamenti. Sono gesti semplici, ma con una base reale: ogni idrolato conserva la frazione idrosolubile della sua pianta, con composti ossigenati che ne spiegano sia il profumo sia l'azione delicata sulla cute.

Come riconoscere quello vero

Attenzione, però, alla parola "idrolato" usata a sproposito. Un idrolato autentico contiene solo acqua di distillazione della pianta: niente alcol, niente conservanti, niente coloranti. Le "acque" prodotte industrialmente aggiungendo oli essenziali e stabilizzanti a dell'acqua comune non sono veri idrolati, anche se il profumo somiglia. Leggere l'INCI, cioè la lista ingredienti, resta il modo più affidabile per distinguere il prodotto della distillazione da una sua imitazione cosmetica (lo stesso spirito critico con cui suggeriamo sempre di leggere ciò che c'è davvero dentro un prodotto).

Riscoprire gli idrolati significa, in fondo, dare valore a ciò che per troppo tempo abbiamo scartato: una piccola lezione di economia della natura, dove nulla è davvero rifiuto.

Cover Foto di Ray Hennessy su Unsplash.

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