Qual è quello strumento che utilizziamo tuttə, ogni giorno, spesso in maniera automatica ed inconsapevole? Il linguaggio.
Esso, in realtà, ha un grande potere: se ti dicessi che ogni singola parola può cambiare il modo in cui una persona ti percepisce o il modo in cui tu percepisci te stessə… Ci crederesti?
Le parole infatti non servono solo a comunicare, ma a costruire la realtà nella quale viviamo.
E quando impari ad usarle bene, cambiano sia il modo in cui pensi e ti relazioni sia i risultati che ottieni.
Paolo Borzacchiello è uno dei massimi esperti di linguaggio e di intelligenza linguistica in Italia, oltre che formatore, speaker e coach.
Fin da giovane appassionato di linguistica e psicologia, oggi il suo approccio le combina entrambe, con l’aggiunta solida di tutti i fondamenti provenienti dalle neuroscienze.
Paolo ha fondato il metodo (e ci ha scritto su un interessante libro) HCE, Human Connections Engineering, la disciplina che studia e spiega come funzionano i rapporti umani e le interazioni con la realtà che ci circonda secondo cinque tipi di intelligenza: strategica, comportamentale, ambientale, linguistica ed emotiva.
Utilizzandole al meglio sarà possibile non solo migliorare la qualità comunicativa ma orientarla all’ottenimento dei risultati che si desiderano, predicendo l’esito delle relazioni stesse.
Sul portale hce.international, accessibile a tutti e da poco online, è possibile, iscrivendosi con la quota una tantum di euro 50, avere accesso ai contenuti del portale per sempre, senza rinnovi e abbonamenti successivi.
I contenuti che si possono reperire sulla piattaforma sono tanti ed interessanti: percorsi formativi, webinar, corsi (es. corso di neuroscienze applicata al percorso di acquisto; scienza delle emozioni, ecc.), reel, recensioni di libri, ricerche scientifiche sulle interazioni umane e tanto altro.
Paolo ci parla del linguaggio come strumento di difesa oltre che di espressione: in un mondo dal quale spesso siamo sopraffatti a causa di stimoli o pareri non richiesti, capire come possiamo usare le parole per proteggerci e tenere sotto controllo la situazione è una competenza da non sottovalutare per rimanere svegli e intelligenti verso il mondo.
A tal proposito ha creato l'algoritmo E3: Engage, Explain, Exchange, di cui parla bene nel suo libro Bada a come parli, con esercizi ad hoc per trovare le parole giuste, eliminare quelle sbagliate e perfezionarsi nell’arte della persuasione linguistica.
Il piccolo Paolo
Paolo, in un tuo dei tuoi reel racconti di un’infanzia tutt’altro che semplice.
Fa effetto pensare che uno dei più grandi esperti di comunicazione abbia avuto, in giovane età, difficoltà a parlare a causa della balbuzie.
Oggi lavori proprio con le parole: è una rivincita o una conseguenza inevitabile?
«Non lo so. Penso più alla rivincita, perché parlare di conseguenza inevitabile implicherebbe che tutti coloro che hanno difficoltà simili alle mie poi diventino esperti e purtroppo non è così.
Sono sempre stato animato dal senso di rivalsa, questo è certo.»
Qual è stato il tuo momento di switch in cui hai capito che potevi trasformare quella fragilità in una forza?
«Per quanto riguarda il momento di switch, ricordo di aver partecipato a un corso di formazione in cui il relatore era secondo me una specie di Dio: bravo con le parole, elegante, a suo agio, sicurissimo.
Ho capito che mi sarebbe piaciuto diventare come lui e che in qualche modo avrei potuto farlo.
Non ho pensato subito al trasformare la fragilità in forza, è una cosa che è uscita così.»
Se non avessi avuto quel limite saresti diventato la stessa persona?
«A questa domanda, per la mia forma mentis, non posso proprio rispondere.
O meglio, posso rispondere: boh, chi può dirlo.»
Paolo e la parte cattiva
In qualche tuo post hai detto una frase forte: ho lasciato la parte cattiva di me al chirurgo in sala operatoria.
Qual è la parte cattiva e quanto è stato difficile lasciarla andare?
«Mi ricollego al concetto di rivalsa: per molto tempo, dopo avercela fatta, ho peccato di arroganza e ho avuto un atteggiamento con le persone che era certamente animato da una rabbia non ancora gestita.»
Quella parte è sparita o hai solo imparato a gestirla?
«Aver rischiato di morire più volte in sala operatoria me l’ha fatta passare.
Ho capito di non avere tempo per essere arrabbiato e che la vita merita atteggiamenti diversi.»
Memoria, linguaggio, identità: riscrivere la nostra storia.
È davvero possibile cambiare il modo in cui raccontiamo i nostri ricordi, e quindi cambiare anche chi siamo oggi e chi saremo domani?
«Sì è possibile, lo dice la scienza: i ricordi sono modificabili e, visto che il cervello prevede il futuro sulla base del suo background, se io riscrivo il passato posso immaginare futuri diversi.»
Il cambiamento, una questione di mindset
Perchè alcune persone restano intrappolate nella loro zona di comfort mentre altre riescono ad uscirne e reinventarsi? È una questione di carattere o di linguaggio interno?
«Ci sono mille motivi possibili: la famiglia, l’educazione ricevuta, gli stimoli cui sono stati sottoposti, la fortuna di nascere in una città o in un’altra… Non esiste una risposta univoca, è sempre un insieme di fattori.»
Se potessi lasciare un solo messaggio a chi ti sta leggendo e volesse cambiare vita, quale sarebbe?
«Se potessi lasciare un messaggio, sarebbe sicuramente questo: siamo storie che camminano, e se la storia che ci hanno o ci siamo raccontati finora non ci piace, possiamo pur sempre scriverne un’altra.»
La chimica nelle interazioni umane
Quanto contano davvero gli ormoni e i neurotrasmettitori nelle relazioni?
«La chimica è tutto. Ogni nostra emozione, ogni percezione, ogni nostro pensiero… Tutto è figlio della chimica che abbiamo in corpo.»
Quanto invece è il linguaggio che usiamo a determinare se una connessione funziona o no?
«Il linguaggio è da un lato conseguenza della chimica, e d’altro lato ne è la causa, quindi diciamo che è totalmente determinante.»
L'influenza di Paul MacLean: istinto ed emotività
Il modello del cervello tripartito di Paul Mac Lean ha influenzato molto il modo in cui pensiamo ad istinto, emozioni e razionalità.
Come, la concezione dell’autore, ha impattato sul tuo lavoro sul linguaggio?
«È stato uno dei miei primi approcci al mondo delle neuroscienze ma, trattandosi di un modello che non ha pratico riscontro, pur essendo molto suggestivo, non è di certo alla base del mio lavoro sul linguaggio.»
Se dovessi ridurre tutto il tuo lavoro ad una sola idea chiave: qual è la cosa che le persone continuano a sottovalutare sul linguaggio?
«Nessuna parola è senza effetti collaterali.»
Paolo ci insegna che parole non sono mai neutre: possono lasciar fluire la propria personalità o limitarla.
Il punto non è quindi impararne di nuove ma iniziare ad usare quelle che abbiamo in maniera più consapevole.
Se questa conversazione ti ha fatto vedere le parole in modo diverso, condividila con qualcunə con cui parli ogni giorno, potrebbe cambiare anche il suo modo di pensare.
Cover Photo by ClickerHappy on Pexels.
