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Dove andiamo quando dormiamo? Il grande mistero del sonno e dei sogni

Il sonno è un comportamento.

Può sembrare un’affermazione curiosa, in quanto noi tutti tendiamo ad associare il comportamento ad una fase di attività e movimento. Proprio per questo, riteniamo che il sonno sia una semplice alterazione dello stato di coscienza a cui non diamo grande rilevanza, dal momento che ricordiamo poco o nulla di ciò che accade mentre dormiamo.

Tuttavia, l’essere umano trascorre circa un terzo della propria vita dormendo.

Il sonno è un comportamento che l’evoluzione ha conservato ed è presente in tutti gli animali, seppur con modalità differenti. Un’analisi più attenta ci fa scoprire che mentre noi dormiamo, il nostro cervello mette in atto una serie di eventi continui e diversi che rendono lo stato di sonno una fase molto importante per il mantenimento della salute fisica ma soprattutto di quella cognitiva.

Come si studia il sonno?

Le ricerche più affidabili vengono condotte nei laboratori del sonno, strutture interne a poli universitari o a centri medici. Essi consistono in ambienti dotati di letti e di una stanza di osservazione adiacente, dove si colloca il ricercatore.

La maggior parte delle informazioni di tipo elettrofisiologico sui pattern del sonno provengono dalla polisonnografia, metodica che utilizza i seguenti strumenti:

  • Elettroencefalogramma (EEG): strumento che registra l’attività elettrica delle aree corticali del cervello tramite elettrodi posizionati sul cuoio capelluto;
  • Elettromiogramma (EMG): registra l’attività muscolare del viso;
  • Elettrooculogramma (EOG): rileva i movimenti oculari.

Negli ultimi decenni si sono tenuti vari esperimenti di privazione del sonno che consistono nell’assenza completa di riposo per periodi variabili.

Lo scopo di queste ricerche consiste nell’esaminare gli effetti dei lunghi periodi di veglia sulle funzioni cognitive e biologiche dell’organismo.

Da vari studi condotti sui roditori è emerso che questi possono sopravvivere senza dormire per un massimo di 21 giorni circa (Rechtschaffen et al.). Per ragioni etico-morali, non sono stati superati questi limiti sull’uomo.

Si è osservato che l’organismo umano tollera prolungate privazioni del sonno, fino a un massimo di 11 giorni.

Uno studio notevole e pionieristico sul sonno si sviluppò per caso con Randy Gardner, un 17enne che nel 1963 vinse il Guinness World Record restando sveglio per 264 ore. Questo e altri studi hanno dimostrato che le funzioni cognitive sono le più compromesse dalla privazione del sonno; già dal terzo giorno emergono disturbi dell’umore, del linguaggio, della memoria e del ragionamento logico.

Tracciato di un EEG

Gli stadi del sonno

Gli stadi del sonno sono cinque e generano un ciclo che si ripete ogni 90-110 minuti tra le 5 e le 7 volte per notte. Le fasi si diversificano tra loro prettamente per la tipologia di onde cerebrali.

Attraverso l’elettroencefalogramma è possibile rilevare la fase di veglia che si contraddistingue per la presenza di onde rapide e poco ampie. Man mano che si procede alle fasi successive, le onde cerebrali rallentano e diventano più regolari, culminando nella fase 4 in cui si registrano onde molto lente e costanti: questa fase rappresenta il sonno più profondo, caratterizzato da una ridotta sensibilità agli stimoli esterni.

Dopo la fase 4, il cervello entra nello STADIO REM. Questa fase, definita “paradossa”, è caratterizzata da atonia muscolare accompagnata però da un aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna. Durante questa fase, i maschi possono sperimentare erezioni, mentre le femmine possono manifestare secrezioni vaginali. Inoltre, si osservano rapidi movimenti oculari sotto-palpebrali (Rapid Eye Movement, da cui l’acronimo REM).

Le funzioni del sonno

L’esperienza ci dimostra che possiamo reprimere, seppur con fatica, lo stimolo della fame e della sete ma la motivazione al sonno è pressoché irrinunciabile e, nonostante gli sforzi nel vincerla, la sonnolenza prima o dopo prende il sopravvento.

Gli studi sulla deprivazione selettiva del sonno, hanno permesso di studiare in modo differenziato il sonno REM e il sonno non-REM (o sonno a onde lente).

Il sonno non-REM sembra avere particolare importanza per quanto concerne il metabolismo cerebrale.

La ricerca ha dimostrato che la fase non-REM riduce l’attività cerebrale e permette al cervello di riposare e di recuperare le energie spese durante il giorno in attività fisiche e mentali.

È emerso che l’organismo in carenza di sonno, tende a dare priorità al recupero del sonno REM non appena si ripresenta la possibilità di dormire. Da lungo tempo, la comunità scientifica si interessa al fatto che il sonno REM sia più presente durante l’infanzia. Nei primi mesi di vita, il sonno REM caratterizza il 50% del sonno totale mentre nell’adulto corrisponde in media al 20%. Questa evidenza supporta l’ipotesi che il sonno REM sia strettamente legato al processo di sviluppo cognitivo. Sebbene permanga per tutta la vita, tende a diminuire con l’avanzare dell’età.

Sia il sonno a onde lente che il sonno REM contribuiscono al rafforzamento delle memorie e dell’apprendimento.

Sono stati svolti numerosi esperimenti atti a rilevare apprendimenti di compiti dichiarativi (es: acquisizione di una serie di parole appaiate) e apprendimenti di compiti procedurali (es: tracciamento di un disegno allo specchio). Tramite un monitoraggio differenziato delle fasi del sonno è stato possibile rilevare che il sonno REM facilita il consolidamento delle memorie dichiarative mentre il sonno ad onde lente facilita il consolidamento delle memorie procedurali (Tucker et al.).

Perché sogniamo?

La teoria di Freud

L’affascinante studio dei sogni ebbe inizio, nei primi del ‘900, con Sigmund Freud che li definì “desideri inconsci che gli autori del sogno vorrebbero realizzare”.

Secondo Freud, ogni sogno è caratterizzato da un contenuto manifesto (ciò che ricordiamo al risveglio) e un contenuto latente (il reale significato del sogno) che cela desideri inconfessabili camuffati dal contenuto manifesto.

Freud riteneva fondamentale comprendere il significato latente dei sogni; sviluppò un elenco di simboli che considerava universali, pur riconoscendo la soggettività di ciascun individuo. Ascoltando i sogni dei suoi pazienti, Freud leggeva in chiave simbolica i contenuti del sogno e supponeva una loro correlazione con traumi passati che l’inconscio del paziente tentava di far emergere ma che tuttavia il conscio bloccava con l’elaborazione di un contenuto manifesto spesso bizzarro e illogico. Per Freud l’interpretazione dei sogni permetteva un valido approccio terapeutico.

Secondo la teoria freudiana il sogno ha una funzione protettiva, infatti permette di mantenere a livello inconsapevole desideri, pulsioni ma anche paure che la nostra mente consapevole non riuscirebbe a tollerare. Secondo Freud con il riposo i meccanismi di difesa si indeboliscono e permettono il passaggio di questi contenuti che però vengono prontamente bloccati e trasformati in contenuto manifesto composto di simbolismi non codificabili dalla nostra mente consapevole.

La ricerca moderna ha permesso un’analisi neuroscientifica del sonno e dei sogni. È emerso che nella fase REM aumenta l’attività dei centri che regolano le emozioni e si inattivano le aree deputate al ragionamento logico. Questo aspetto potrebbe essere visto come una conferma della teoria di Freud in merito al fatto che i sogni siano la manifestazione di desideri inconsci e di bisogni istintivi non soddisfatti che emergono durante la fase REM, quando le aree razionali del cervello si inibiscono.

La teoria dei sogni per la sopravvivenza

Secondo la teoria dei sogni per la sopravvivenza, i sogni riflettono preoccupazioni, paure e aspirazioni direttamente legate al nostro vissuto quotidiano, non solo desideri inespressi.

I sogni sono un modo per elaborare informazioni cruciali per adattarci all’ambiente e garantire la nostra sopravvivenza (Ross-Horton).

La comunità scientifica supporta questa teoria in quanto le ricerche hanno dimostrato che i sogni aiutano a consolidare le memorie. Gli esperimenti condotti sugli esseri umani (Marshal-Born-Blechner-Schoch) hanno evidenziato che coloro che non vengono sottoposti ad interruzione della fase di sogno, mostrano migliori performance mnemoniche rispetto a coloro che vengono privati di questo stadio.

I sogni ci consentono di archiviare le informazioni acquisite nella nostra mente per un’ulteriore elaborazione.

Forse è per questo che riflettere su un problema “dormendoci su” alle volte sembra portare a idee più chiare al risveglio.

La teoria della sintesi-attivazione di Allan Hobson

Secondo questo psichiatra, il cervello in fase REM produce scariche elettriche casuali. Questa attività comporta una stimolazione di diverse aree del cervello che contribuiscono alla rievocazione di ricordi in modo altrettanto casuale (in base all’area cerebrale sollecitata).

Il cervello necessita tuttavia anche nella fase di sonno di generare un’organizzazione logica e quindi sviluppa una trama del sogno in cui vengono organizzati in modo più o meno pertinente i ricordi emersi.

Hobson sostiene che lo scenario del sogno non sia privo di significato ma che sia ricco di simboli che celano paure, desideri, preoccupazioni.

Un particolare stato di sonno: il sogno lucido

Vi è mai accaduto di ritrovarvi in un sogno in cui tutto sembra molto realistico? Vi sentite perfettamente consapevoli del fatto che tutto ciò che vi circonda è generato dalla vostra mente e avete il potere di plasmare il vostro sogno, dialogare con personaggi bizzarri, esplorare scenari straordinari e provare emozioni e sensazioni fisiche intense.

Questa esperienza capita quasi a tutti almeno una volta nella vita anche se ha una maggiore incidenza nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 19 anni.

La scienza ha una possibile spiegazione in merito: nei sogni lucidi si verifica un’insolita iperattivazione della corteccia prefrontale durante la fase REM che sviluppa uno stato elettrofisiologico simile a quello della veglia. Gli studi in merito a questi particolari eventi onirici sono ancora alle prime fasi ma si auspica possano risultare utili per poter curare i sintomi del disturbo post traumatico da stress e il fenomeno degli incubi ricorrenti.

Senza tregua: il cervello non si ferma mai!

Durante il sonno, il cervello umano attraversa fasi in cui elabora istruzioni e si riassesta, ordinando e organizzando le informazioni acquisite durante la veglia.

Di giorno apprendiamo dall’ambiente che ci circonda grazie allo sviluppo di nuovi collegamenti sinaptici; di notte il nostro cervello consolida questi legami e genera la nostra memoria.

Tornando alla primissima infanzia, si osserva una significativa relazione tra il bisogno di sonno prolungato e una maggiore presenza della fase REM rispetto agli adulti. Sembra evidente la correlazione tra il sonno e la necessità di una rapida assimilazione delle informazioni ambientali da parte del neonato, essenziali per un adattamento tempestivo al contesto ambientale.

Altri studi si sono interessati all’aspetto metabolico. Durante il sonno, le aree interstiziali del cervello si dilatano del 70%, permettendo una migliore eliminazione delle sostanze tossiche. È emerso che questo processo è ridotto nei pazienti affetti da Alzheimer, i quali presentano un deterioramento cognitivo.

Quando la sera chiudiamo gli occhi la mente si mette in moto e ci trasporta in un mondo misterioso e affascinante.

Come diceva William Dement, uno dei più famosi specialisti del sonno, a cui dobbiamo molte delle più importanti scoperte in questo campo: “Il regno del sonno custodirà la sua oscurità ancora a lungo”. Ebbene sì, non sono ancora stati svelati molti dei segreti che il sonno e i sogni nascondono, ma è chiaro che abbiano un ruolo determinante ai fini della nostra sopravvivenza.

Riferimenti bibliografici:

“Psicologia generale”, Feldman – Amoretti – Ciceri;
“Fisiologia del comportamento”, Carlson – Birkett;
“Privazione totale di sonno nell’uomo”, Altrimondi;
“Giornale italiano di Psicologia 2021”;
“Fondazione Umberto veronesi Magazine”;
“Dream Anxiety is an Emotional Trigger for Acute Myocardial Infarction”, di Y. Selvi;
“Alla scoperta della genesi di Nightmare e Freddy Krueger, interpretato da Robert Englund”, Gamesurf.

Immagini: Canva images.

Cover Foto di Alexander Grey su Unsplash.

Samantha Bovo
Samantha Bovo è laureanda in scienze e tecniche psicologiche e nutre una fervente curiosità per tutto ciò che riguarda la mente e il comportamento umano. Il tema della salute mentale le sta molto a cuore: è attivista digitale per l’associazione Progetto Itaca e collabora come volontaria a progetti di prevenzione dei disturbi mentali nelle scuole superiori di Padova. Ha tre bambini e nel tempo libero ama dedicarsi ad un’altra sua grande passione, il canto. Samantha pensa sia entusiasmante poter condividere con gli altri ciò che apprende sui libri; in questo modo la conoscenza acquisisce ancor più ricchezza, significato e fascino.

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