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Tempo di lettura: 3 minuti

A quattro anni di distanza da Wife of a Spy (che gli valse il Leone d’Argento per la miglior regia a Venezia77) il maestro nipponico del thriller e del J- horror, Kiyoshi Kurosawa, torna alla Mostra del Cinema di Venezia con Cloud, un lavoro che indaga le odierne paranoie del mondo di Internet e che rappresenterà il Giappone ai prossimi Oscar.

Ryōsuke Yoshii lavora in una piccola fabbrica e fa qualche soldo in più come rivenditore sotto lo pseudonimo di “Ratel”. Tratta attrezzatura medica, borsette, oggettistica... Tutto ciò che può rivendere per ricavarne un profitto. Compri al ribasso, vendi al rialzo: tutto qui.

Muraoka, che gli ha insegnato i trucchi del mestiere quando erano compagni ai tempi del college, gli fa una proposta potenzialmente redditizia, ma lui rifiuta e continua con la sua discutibile attività. Si fida solo del suo conto in banca che continua ad aumentare. Rifiuta categoricamente anche una promozione e si dimette all’improvviso dopo tre anni di lavoro.

Affitta una casa sul lago fuori città, sia per viverci sia per trafficarci, e inizia una nuova vita con la sua ragazza, Akiko. Con l’aiuto di Sano, un giovane locale assunto come aiutante, il suo business pare andare a gonfie vele, finché intorno a lui non iniziano a verificarsi inquietanti episodi uno dopo l’altro.

Una spirale negativa di animosità si trasforma in una folla impazzita di dimensioni sconosciute. Il suo obiettivo è Yoshii, la cui inconsapevole esistenza viene rapidamente fatta a pezzi.

Fuori Concorso, con: Nikkatsu Corporation (Yumi Arakawa), Tokyo Theatres (Yuki Nishimiya), Django-Film Corporation (Nobuhiro Iizuka).

Kurosawa Kiyoshi: «Negli angoli oscuri del Giappone di oggi si verificano a volte episodi violenti senza motivo apparente. Quando si indaga sulle cause diventa chiaro che esiste una sorta di sistema attraverso il quale piccoli rancori e frustrazioni si accumulano e  si ingigantiscono a causa di internet.

Mi incuriosiva se questo tipo di fenomeno potesse fare da tema per un film d’azione e ho iniziato a sviluppare questo progetto.

Il protagonista è un uomo mediocre che, attraverso piccoli maneggi per fare soldi, cerca di ottenere anche il minimo vantaggio sugli altri. Attira incautamente l’ira di chi lo circonda e alla fine si ritrova coinvolto in una battaglia mortale in cui c’è in gioco la sua vita.

Man mano che le riprese andavano avanti mi sono però reso conto che non stavo facendo il tipo di film d’azione che ti fa semplicemente aumentare l’adrenalina. Una delle ragioni è la profonda ambiguità e complessità del protagonista, a cui dà vita il sorprendente talento di Masaki Suda. Un altro fattore è che la battaglia mortale ha improvvisamente cominciato ad assumere l’aspetto di una guerra.

Profitto e vendetta si sovrappongono e si amplificano, mettendo in moto atti di violenza: e prima che ce ne accorgiamo, non possiamo più tornare indietro. In fin dei conti è anche possibile che sia così che nascono le guerre moderne!

Dopo più di vent’anni da Pulse volevo tornare a esplorare il mondo del digitale per rilevare i cambiamenti di internet: è un mondo che cambia di continuo e da cui possono addirittura fuoriuscire spiriti. Però non volevo immaginare il mio protagonista come una persona che si approfitta del talento degli altri, io volevo che fosse un personaggio senza soldi o talento ma che è costretto a trarre vantaggio dagli altri per provare a sopravvivere».

Ma il vero protagonista dell’ultima fatica di Kurosawa è proprio il mondo potenzialmente orrorifico di internet. Dice il regista a proposito: «è un mezzo che di per sé non ha colpe, ma è il modo in cui lo usiamo che può portare a conseguenze diverse. Adesso ancora non sappiamo se in futuro avranno la meglio le cose positive di Internet o quelle negative».

"Cloud" è la parabola cruda di personaggi ossessionati dal profitto e dalle possibilità di trarre vantaggi dagli altri. Questo concetto può funzionare quale metafora della macchina cinema stessa?

Kurosawa afferma, scherzando: «In questo senso mi sento un po’ colpevole. Da regista non ho mai avuto l’occasione di trarre grandi profitti dai miei film. Allo stesso tempo i soldi sono necessari quando si fa cinema.

Ripeto, non so come andrà in futuro ma il cinema è sempre qualcosa di interconnesso con il profitto.»

Io come regista cerco di non pensarci, piuttosto cerco nuove occasioni di fare film perché amo creare, e questo per me è un pensiero più sano: cercare di fare anzitutto ciò che si desidera.

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