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Venezia79: Cinema e maccheroni

BiennaleCinema2022 | Day By Day 01

Press Conference: Catherine Deneuve & Alessandra De Luca | Credits La Biennale di Venezia | Foto ASAC ph Andrea Avezz

Catherine Deneuve: «Ho un ricordo vivido della prima volta che sono stata alla Biennale Cinema!

Era il 1967 e recitavo nel film che vinse il Leone d’Oro, Belle De Jour. Quello di Venezia è sempre stato un festival molto importante per me, per la mia carriera.»

Venezia79 è iniziata con il newyorkese Noah Baumbach, già in passato ospite della kermesse con il documentario De Palma (2015) e poi con Marriage Story (2019).

Nel 2022 Baumbach incontra lo scrittore Don DeLillo portando sullo schermo White Noise, parabola di sopravvivenza tra l’assurdo e il quotidiano di una famiglia media americana.

Nel cast Adam Driver e Greta Gerwig.

Ben peggiore, e purtroppo molto attuale, appare tuttavia il vissuto di Princess di Roberto De Paolis.

L‘attrice non professionista Glory Kevin, già vittima di traffico sessuale, interpreta tra favola e realismo una prostituta nigeriana in una Ostia teatro di clan, sopraffazioni e cronaca nera.

Una tentativo di fuga da un mondo ostile è quello che affrontano anche i due giovani amanti, lui profugo siriano, lei badante eritrea, di Dirty Difficult Dangerous, nel Libano al collasso descritto dal regista Wissam Charaf.

Da e per non dimenticare, il documentario Marcia su Roma narrato da Alba Rohrwacher e realizzato nel centenario dell’avvenimento dall’irlandese Mark Cousins è «un film – come scrive la direttrice artistica delle GdA Gaia Furrer – in cui il passato è materia viva per fare i conti con il presente».

Press Conference | WHITE NOISE: Adam Driver, Don Cheadle and Jodie Comer Smith | Credits La Biennale di Venezia | Foto ASAC ph Andrea Avezz

E così il primo giorno è volato via, sulle ali del Leone d’Oro alla carriera 2022 a Catherine Deneuve, alleggerito dall’ironia di Julianne Moore («i giurati dovranno vestirsi tutti uguali e mangiare tutti le stesse cose»), Presidente della Giuria internazionale del Concorso di Venezia79.

Julianne Moore ritratta da Ludovica Casula sul red carpet della Biennale Cinema 2022

Ma la scoperta più interessante è stata il piatto forte delle “callette”: i maccheroni.

Quest’anno si ritorna alle modalità di accesso valide fino al 2019 che prevedono l’ingresso al photocall ai soli possessori del pass MACCHERONI, recita infatti uno dei comunicati ufficiali per la stampa.

I maccheroni in questione non si mangiano, sono persone. Persone che hanno la priorità su di te, qualunque accredito tu abbia.

In pratica durante i Festival c’è l’usanza di chiamare i fotografi “Maccheroni“. Non tutti, però. Con questo termine si indicano quelli che hanno i posti già assegnati e numerati sulle tribune del red carpet e su quelle del photocall. Il loro accredito è verde e si mangia il tuo anche senza pomodorini e basilico. Non siamo ancora riusciti a scoprire con quali criteri vengano assegnati ma, dopo una serie di indagini tra i professionisti presenti al festival, sembra che questo particolare tipo di accredito spetti a quelli che sono abituati a frequentare ogni anno la Mostra.

Ma la vera domanda è: come mai questo bizzarro nomignolo? L’origine del termine si perde nel mistero.

Però la leggenda metropolitana più quotata in merito vuole che “Maccheroni” fosse il nomignolo che i nostri amabilissimi cugini francesi usavano affibbiare a noi italiani durante il Festival di Cannes.

Da qui il termine sarebbe diventato di uso comune nell’ambiente arrivando a prescindere dalla nazionalità.

E sempre a prescindere dalla nazionalità, tutti quelli sprovvisti di maccheronico pass vengono definiti “Spaghetti“.

…Quindi non ci resta che augurarti buon appetito! Ehm… Buona visione degli splendidi film in Concorso (e non).

Ph Cover: una scena del film “White Noise” | Credits Netflix

Miriam Bendìa
Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma. Ha scritto un pugno di libri. Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita. Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.

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