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Enrico Fermi, il premio Nobel italiano voluto da Oppenheimer nel progetto Manhattan

Approdato nelle sale lo scorso 23 Agosto, Oppenheimer di Christopher Nolan è ancora in vetta alle classifiche del box office, con un incasso di circa 18 milioni solo in Italia.

La tormentata storia del fisico a capo del progetto Manhattan, che portò alla creazione delle prime bombe atomiche, sganciate su Hiroshima e Nagasaki, è stata trasposta sul grande schermo da Nolan con grande maestria e un cast eccezionale, sui cui svettano Cillian Murphy, proprio nel ruolo di Oppenheimer, e Robert Downey Jr. in quello di Lewis Strauss, commissario fondatore della Commissione statunitense per l’energia atomica.

Seppur nel film sia presente in pochissimi fotogrammi (interpretato da Danny Deferrari), anche il fisico italiano Enrico Fermi, premio Nobel per la fisica nel 1938, a soli 37 anni, fu coinvolto da Oppenheimer nel progetto Manhattan. In realtà, Fermi, non fu il solo italiano a prendere parte al progetto (furono presenti anche il fisico Bruno Benedetto Rossi, l’ingegnere Mario Giorgio Salvadori e il premio Nobel per la fisica Emilio Gino Segrè) ma è l’unico che compare nell’opera di Nolan.

Conosciamo più da vicino la sua storia e il coinvolgimento nel progetto.

Enrico Fermi, da Stoccolma a Los Alamos, il suo ruolo nel progetto Manhattan

Enrico Fermi giunse negli Stati Uniti nel 1939, dove lavorò presso la Columbia University di New York, proprio dopo aver ritirato il Premio Nobel per la Fisica a Stoccolma, per «l’identificazione di nuovi elementi della radioattività e la scoperta delle reazioni nucleari mediante neutroni lenti». Sua moglie Laura, infatti, era di origine ebrea e le leggi razziali introdotte dal fascismo mettevano in pericolo la sua vita. Nel seminterrato della Columbia University, nel gennaio del ’39, il team di ricerca di cui faceva parte Fermi condusse il primo esperimento di fissione nucleare negli Stati Uniti. Qualche mese dopo, Einstein e Leó Szilárd inviarono una lettera al presidente Roosevelt, nella quale, di fronte alla minaccia nazista (e alla luce del fatto che anche in Germania erano stati pubblicate le prove della trasmutazione dell’atomo di uranio in elementi di massa media), veniva sottolineata la possibilità di realizzare una nuova potente arma. In seguito a questi eventi e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il presidente degli Stati Uniti diede vita al Progetto Uranio (che solo successivamente prenderà il nome di Progetto Manhattan e sarà condotto a Los Alamos, nel Nuovo Messico).

Il ruolo di Enrico Fermi nel progetto fu cruciale nell’ottenere, nel 1942, la prima reazione nucleare a catena auto-alimentata (la cosiddetta Chicago Pile 1). Il nome della pila deriva dal luogo di costruzione, infatti alla Colombia non c’erano spazi adatti alla sua costruzione e Fermi fu trasferito da Roosevelt a Chicago, dove i lavori continuarono sotto la tribuna dello stadio Stagg Field.

La scoperta gli valse un accostamento a Cristoforo Colombo. Infatti, in un messaggio in codice del generale Groves, inviato al presidente Roosevelt per avvisarlo che l’esperimento aveva avuto successo, venne annunciato che “Il navigatore italiano è giunto nel nuovo mondo”. Ed è proprio da qui che l’era nucleare ebbe inizio.

Fermi era presente quando fu condotto il test nucleare Trinity, alle ore 5:29:45 del 16 luglio 1945, nel deserto della Jornada del Muerto in New Mexico. Fu la prima esplosione nucleare della storia, dove fu usato proprio il “metodo Fermi” per stimare la resa della bomba, come mostrato nel film di Nolan.

Quando il progetto Manhattan fu sostituito dalla Commissione per l’energia atomica, nel 1947, Fermi prese parte al Comitato consultivo generale, presieduto da Robert Oppenheimer. Insieme al fisico statunitense, anche Fermi si oppose allo sviluppo di una bomba all’idrogeno, per motivi sia morali che tecnici.

Fermi si spense nel 1954 a causa di un male incurabile. Nello stesso anno, il chimico Glenn Seaborg scoprì un nuovo elemento tra le ceneri dell’atollo Eniwetok, dopo l’esplosione della prima bomba H. Fu chiamato “Fermio”, in onore del fisico scomparso. Dal suo nome, derivano anche un sottomultiplo del metro comunemente usato in fisica atomica e nucleare, il fermi, e una delle due classi di particelle della statistica quantistica, i fermioni.

Roberta Altobelli
Roberta Altobelli è una science writer e medical writer freelance. La sua curiosità e la voglia di imparare cose nuove sono pari, forse, solo alla sua passione per la scrittura. Per questo, dopo la laurea in Biotecnologie Mediche, ha conseguito un Master in Genetica Forense e un Master in Comunicazione della Scienza. Oggi, il suo laboratorio è composto dalla tastiera di un pc e da una scrivania che, appena può, diventa vista mare.

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