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Se il parassitato si adatta al parassita: come i dronghi sfuggono ai cuculi

La maggior parte dei sistemi di mimetismo è imperfetta; ma quando il livello di mimetismo è elevato, ovvero quando la specie mimica è quasi indistinguibile da quella a cui si “ispira”, si pensa che la prima abbia la meglio sulla seconda. 

Tuttavia esistono dei sistemi dove il rapporto tra specie imitata e specie imitatrice è di tipo coevolutivo. In questi contesti l’alta capacità di variabilità fenotipica (ovvero quella visibile esteriormente) permette una “scappatoia evolutiva”, perché la specie mimica non può riprodurre in simultanea tutte le espressioni fenotipiche della specie imitata.

In uno studio recente, realizzato da ricercatori sudafricani e britannici, è stato analizzato uno dei sistemi di mimetismo e parassitismo più specializzati del mondo: quello tra i cuculi e i loro ospiti, in particolare tra il cuculo africano (Cuculus gularis) e il drongo codaforcuta (Dicrurus adsimilis). 

Innanzitutto occorre sapere come i cuculi operano per riprodursi a spese altrui: la femmina depone il proprio uovo nel nido di altri uccelli (in questo caso il drongo). Le uova somigliano molto a quelle della specie “ospite” e qui sta la meraviglia del mimetismo: ogni specie di cuculo imita le uova della specie parassitata, ovvero ha un mimetismo specie-specifico.

Alla schiusa, che di norma avviene dopo circa 12 giorni, il piccolo del cuculo si sbarazza delle altre uova non ancora schiuse presenti e i “genitori adottivi”, inconsapevoli, lo nutriranno come se fosse il proprio pulcino per 2-3 settimane. In questo modo, solo la progenie del parassita riesce a sopravvivere, ma non quella del povero drongo ospite.

In questa ricerca gli scienziati, utilizzando una combinazione di analisi delle immagini, esperimenti sul campo e simulazioni, si sono interessati alle tecniche di “difesa” dei dronghi, ovvero se i polimorfismi delle uova siano effettivamente un modo per far sì che i genitori dronghi possano riconoscere le proprie e eliminare quelle dei cuculi.

I dronghi hanno sviluppato un modello e una colorazione delle uova così individuali e specifiche, tali da poter riconoscere quelle “contraffatte” dei cuculi, quasi nel 94% dei casi.

Per il loro studio, i ricercatori hanno visitato la regione intorno a Choma, nel sud dello Zambia. Lì hanno documentato 192 uova delle due specie di uccelli per un periodo di quattro anni, da settembre a novembre. Si è scoperto che le uova hanno modelli e colori molto diversi: dal bianco al marrone rossastro, a volte maculato e talvolta con macchie più grandi. Gli ornitologi hanno anche scoperto quanto bene i cuculi siano in grado di imitare la covata dei draghi: l’imitazione del colore e della forma  del modello è quasi perfetta. QUASI, appunto. 

I ricercatori hanno provato a raccogliere le uova di drongo e le hanno scambiate con quelle presenti nei nidi di altri uccelli. Hanno scoperto così che le femmine di drongo spesso riconoscevano le proprie uova da quelle degli altri, che venivano scartate. Ma come? Ogni femmina di drongo produce uova con un modello e un colore specifici, quindi riconoscibili per chi le ha deposte e covate. Per questo possono distinguere facilmente l’uovo del cuculo ospite in mezzo alle loro e eliminarlo.

Ma se le femmine di drongo sono così brave, perché i cuculi africani non sono in calo? Probabilmente, così come i dronghi si adattano al parassitismo dei cuculi, le femmine di questi ultimi si spostano in zone diverse dove ci sono dronghi ancora non abbastanza specializzati contro di loro. Questo è una prova tangibile di una coevoluzione in atto e che la diversificazione del modello è una difesa molto efficace contro i mimi, anche quando il mimetismo è molto accurato.

Da notare anche i dronghi sono uccelli particolarmente intelligenti: essi stessi sono imitatori, che possono riprodurre fedelmente i richiami di avvertimento di vari animali quando si avvicinano i rapaci, loro predatori. In questo modo li spaventano e possono scappare.

Che dire? Poveri cuculi: hanno trovato pane per i loro becchi!

Fonte: Jess Lund, Tanmay Dixit, Mairenn C. Attwood, Silky Hamama, Collins Moya, Martin Stevens, Gabriel A. Jamie and Claire N. Spottiswoode: “When perfection isn’t enough: host egg signatures are an effective defence against high-fidelity African cuckoo mimicry”, 2023.


Cover Foto di Hans van Tol su Unsplash.

Alice Mosconi
Conservation Scientist e Paleoantropologa molecolare, da Firenze vola a Berlino per l’Erasmus. Qui lascia i banconi e i camici di laboratorio per seguire la sua grande passione: la divulgazione scientifica. Muove i primi passi in questo campo con il lockdown 2020, dedicando la sua pagina Instagram a post e storie esplicativi su evoluzione e materiali per le opere d’arte, poi inizia a collaborare con associazioni e riviste scientifiche, convinta che la conoscenza è utile solo se condivisa.

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