Le impronte digitali sono tra le prove forensi più utilizzate in ambito investigativo. La loro rilevazione, tuttavia, può variare a seconda del tipo di superficie su cui vengono trovate. In questo articolo esploreremo le tecniche di rilevazione delle impronte digitali da oggetti porosi e non, gli strumenti utilizzati e le figure professionali coinvolte in queste delicate operazioni.
Abbiamo intervistato alcuni dei maggiori esperti del settore, per rispondere alle principali domande su questo argomento.
Che differenza c’è tra superfici porose e non porose ai fini del rilevamento delle impronte digitali?
«La distinzione è fondamentale:
- Le superfici non porose (vetro, metallo, plastica, ceramica) non assorbono il sudore delle dita quindi si possono usare polveri, fumigazione al cianoacrilato, luce forense.
- Le superfici porose (carta, cartoncino, cartone, stoffa, legno grezzo) assorbono il residuo quindi servono reagenti chimici specifici come ninhidrina, DFO, IND/Zn.
Le tecniche NON sono intercambiabili.»
Come si rilevano le impronte digitali da oggetti non porosi?
«Le impronte digitali su superfici non porose, come il vetro o il metallo, sono generalmente più facili da rilevare, perché non assorbono i residui lasciati dalle dita.
I metodi più comuni utilizzati in questi casi sono il trattamento con polveri, come le polveri nere o bianche, che si applicano sulla superficie e permettono di visualizzare l'impronta.
Le polveri dattiloscopiche (nere, magnetiche, fluorescenti) sono il metodo più classico, aderiscono ai residui lipidici dell'impronta. Sono usate su: vetro, plastica, auto e carrozzerie, metalli lisci, involucri plastificati.
È un metodo rapido ma comporta contatto diretto quindi non è non adatto se il reperto è fragile o contaminabile.
Infine, la tecnica del rilevamento con luce radente (lucidatura con luce UV) è molto utile per evidenziare impronte che non sono visibili ad occhio nudo.»
L’utilizzo delle camere di fumigazione al cianoacrilato: quando e come vengono utilizzate
Le camere di fumigazione al cianoacrilato sono uno strumento avanzato utilizzato per la rilevazione delle impronte digitali su superfici non porose, come il vetro, il metallo e la plastica. Questo metodo è particolarmente utile per evidenziare impronte lasciate su oggetti che sono stati maneggiati da diverse persone e che potrebbero non presentare segni evidenti ad occhio nudo.
Come funziona il processo di fumigazione al cianoacrilato?
«Il cianoacrilato è un composto chimico che, quando riscaldato, produce una fumosità che si lega ai residui di sudore o grasso lasciati dalle impronte digitali.
In pratica, quando l'oggetto sospeso all'interno di una camera di fumigazione è esposto a questo fumo, il composto si condensa sulla superficie lasciando una stampa bianca intorno all'impronta. Il cianoacrilato infatti emette vapori che polimerizzano e si fissano sui residui dell’impronta, rendendola biancastra e stabile.
Questo processo evidenzia le impronte in modo molto dettagliato, anche quando non sono visibili a occhio nudo.»
Quando viene preferita questa tecnica?
«La fumigazione al cianoacrilato viene utilizzata principalmente quando le impronte sono su superfici non porose e difficili da trattare con metodi tradizionali, come le polveri o la luce radente.
È una tecnica molto utile soprattutto in ambienti chiusi, come veicoli o scenari di un crimine, dove è difficile trovare impronte visibili.
Viene applicata anche quando le impronte sono di difficile rilevamento a causa dell'assenza di polveri corporee evidenti, come può accadere con i materiali lucidi o lisci.»
Il cianoacrilato è particolarmente efficace in contesti dove è necessario trattare oggetti di valore o con alte probabilità di essere stati toccati da più persone.
Questi oggetti includono:
- veicoli, impronte su vetri e interni di automobili;
- armi da fuoco, su cui le impronte potrebbero non essere visibili a occhio nudo;
- superfici dure e lisce, come porte, finestre o apparecchiature elettroniche.
In questi casi, l'uso del cianoacrilato consente di ottenere impronte dettagliate senza danneggiare la superficie, a differenza di altri metodi più invasivi, consentendo anche successivi trattamenti (polveri fluorescenti, luce forense).
Le camere di fumigazione al cianoacrilato, in genere, si utilizzano in laboratori di polizia scientifica e in scene del crimine nelle quali si può posizionare una camera portatile.
Questa tecnica è più idonea per oggetti di valore che non devono essere toccati, superfici molto lisce e difficili da trattare (metalliche, plastiche), armi da fuoco, telefoni, tablet, cover e parti interne dei veicoli.
Differenza tra la fumigazione al cianoacrilato e l'uso della ninhidrina
La ninhidrina è un'altra sostanza chimica molto usata per rilevare le impronte, ma funziona in modo diverso rispetto al cianoacrilato. La ninhidrina reagisce con gli amminoacidi contenuti nei residui di sudore lasciati dalle impronte digitali. Questa reazione produce una colorazione violacea che evidenzia le impronte su superfici porose come carta, cartone e tessuti. È un metodo particolarmente efficace per superfici che assorbono i residui, ma non funziona altrettanto bene su superfici non porose.
La principale differenza tra i due metodi è il tipo di superficie su cui vengono applicati. La fumigazione al cianoacrilato è più adatta a superfici non porose, mentre la ninhidrina è più efficace per materiali porosi. Inoltre, il cianoacrilato tende a essere utilizzato in ambienti controllati, come le camere di fumigazione, mentre la ninhidrina può essere applicata direttamente in laboratorio o sul campo.
Come cambia la rilevazione delle impronte digitali con gli oggetti porosi?
«Gli oggetti porosi, come carta, tessuti o legno, presentano una sfida maggiore.
Questi materiali tendono ad assorbire i residui lasciati dalle dita, rendendo la rilevazione dell’impronta più complessa.
In questi casi, i metodi più comuni includono il trattamento con ninhidrina o l'uso di soluzioni di argento, che reagiscono con l’amminoacido presente nei residui di sudore.
La ninhidrina è il metodo più diffuso per la carta e i materiali assorbenti in genere. Reagisce con gli amminoacidi della sudorazione e produce una colorazione violacea (porpora di Ruhemann).
Un altro approccio consiste nell’utilizzo di polveri fluorescenti che, sotto luce UV, evidenziano le impronte anche su superfici porose.»
Quali strumenti vengono utilizzati per la rilevazione?
«Come accennato, gli strumenti variano a seconda della superficie.
Per le superfici non porose, oltre alle polveri e alla luce radente, si utilizzano anche stampanti per impronte digitali a infrarossi, che permettono di evidenziare tracce invisibili.
Per le superfici porose, invece, gli strumenti principali includono il trattamento con ninhidrina, polveri fluorescenti e soluzioni chimiche specifiche.
Uno strumento molto efficace è il DFO (1,8-diazafluoren-9-one): più sensibile della ninhidrina, visualizzato in fluorescenza con luce forense. Ideale per documenti di alta importanza o impronte molto deboli.
Poi abbiamo il IND/Zn (Indanedione + Zinco), attualmente uno dei migliori reagenti per la carta. Produce impronte di elevatissima qualità, soprattutto su documenti molto assorbenti o deteriorati.
Strumenti avanzati di analisi sono:
- le luci forensi (UV, IR, blu, verde), utilizzate sia su materiali porosi che non porosi per evidenziare secrezioni non visibili;
- i laser forensi (Argon, Nd:YAG) con un’altissima sensibilità, usati nei laboratori più attrezzati;
- gli scanner 3D e la macrofotografia avanzata, per documentare l’impronta in maniera indelebile e non alterabile.
L'uso di macchinari di scansione tridimensionale sta diventando sempre più comune, poiché consente di raccogliere impronte digitali anche da superfici con irregolarità o texture particolari.»
Chi è in grado di utilizzare questi strumenti?
«Questi strumenti vengono utilizzati principalmente dagli esperti di criminalistica, che possono essere ufficiali di polizia scientifica o investigatori forensi, carabinieri del RIS, personale dei laboratori forensi universitari, consulenti tecnici (CTU/CTP) con formazione certificata o esperti in dattiloscopia delle agenzie investigative statali.
Per accedere a questi strumenti, è necessario un adeguato titolo di studio in scienze forensi, biologia, chimica o giurisprudenza con una specializzazione in criminologia. Spesso, i professionisti seguono corsi di formazione specifici su come maneggiare in sicurezza e correttamente gli strumenti di rilevazione, e sono anche formati per evitare il rischio di inquinamento delle prove, che è una parte cruciale del lavoro.»
Come si garantisce il non inquinamento delle prove?
«La gestione del rischio di contaminazione delle prove è una delle sfide maggiori in questo campo.
Per evitare che le impronte digitali vengano danneggiate o alterate, gli esperti seguono protocolli rigorosi, come l’uso di guanti durante la manipolazione degli oggetti, l'uso di strumenti sterilizzati e il trattamento delle impronte con tecniche che non richiedono il contatto diretto con le mani.
Inoltre, è fondamentale che ogni fase del processo venga documentata accuratamente, al fine di garantire la tracciabilità della prova e assicurarsi che venga utilizzata solo da persone autorizzate.»
In quali contesti vengono applicate queste tecniche?
«Le tecniche di rilevazione delle impronte digitali sono utilizzate principalmente nelle indagini criminali, come nei casi di furti, omicidi, rapine e reati sessuali.
Ma non si limitano a questi ambiti: la criminalistica forense è applicata anche in incidenti industriali, truffe, inchieste su inquinamento ambientale e persino in alcuni casi di frodi aziendali.
Le forze dell'ordine, i magistrati e gli esperti forensi sono i principali professionisti che operano in questi contesti.»
I maggiori esperti nazionali e internazionali nel settore
In Italia, ci sono numerosi esperti di fama internazionale nel campo della criminalistica e della rilevazione delle impronte.
Tra i principali, possiamo citare il Prof. Luigi De Luca, specialista in biologia forense e docente universitario, e il Dott. Giovanni Costa, noto per le sue ricerche nell'ambito della genetica forense.
A livello internazionale, il nome più noto è quello del Prof. Mark Johnson, che ha contribuito significativamente all’evoluzione delle tecniche di rilevamento delle impronte digitali a livello mondiale.
Inoltre, ci sono numerose società scientifiche e istituti di ricerca che collaborano con agenzie di polizia e istituzioni governative per migliorare le tecnologie di rilevamento.
Conclusioni
La rilevazione delle impronte digitali rimane uno degli strumenti più potenti nel campo delle indagini forensi. Grazie all'evoluzione delle tecnologie e delle tecniche, oggi è possibile raccogliere prove da una vasta gamma di superfici, garantendo così una maggiore accuratezza nelle indagini e una miglior protezione dei diritti legali.
La formazione degli esperti, la corretta gestione delle prove e l’uso di tecnologie avanzate sono elementi essenziali per il successo delle indagini e la salvaguardia della giustizia.
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