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Non avrai mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione

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La domanda di oggi…

Cosa pensi di questa frase, abbastanza nota, riferita al mondo del lavoro e ai rapporti sociali: “Non avrai mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione”? Cosa fai, al riguardo?

Risposta di Matteo de Padova, Direttore EMEA Deliver Excellence presso Johnson & Johnson, società (2019 – oggi), e acceleratore di talenti su Carrierando.

Photo by Hadis Safari on Unsplash

Prendiamo un esempio che tutti conosciamo: i colloqui di lavoro.

Al contrario delle credenze popolari, un colloquio di lavoro te lo giochi nei primi 7–9 minuti del colloquio.

Scordati l’idea che hai un’ora per “giocartela”: dopo i primi 10–15 minuti il grosso l’hai già fatto.

E molto spesso, ti giochi le tue chance senza neanche saperlo e, peggio ancora (!!), senza neanche sapere come potertele giocare!

Questo dipende infatti dalla “prima impressione”. Qualcuno la chiama anche “chimica”, qualcun’altro “sensazione a pelle”, ma stiamo parlando esattamente della stessa dinamica.

Facendolo proprio tanto semplice: ti sei mai chiesto perché ogni volta che incontri una nuova persona, in qualunque contesto, provi quella sensazione per cui credi di poter andare d’accordo con quella persona oppure ti sta sugli zebedei ancor prima che quella persona abbia detto/fatto alcunché?

Il motivo è semplice: appena incontri qualcuno il tuo cervello inconsciamente cerca di rispondere all’unica domanda che davvero conta: “posso fidarmi di questa persona?”.

Per rispondere a questa domanda, il tuo cervello inizia a scrutare l’altra persona cercando ogni informazione utile per rispondere nel più breve tempo possibile a quella domanda.

È un processo inconscio che abbiamo creato centinaia di migliaia di anni fa, quando quei primi minuti nel incontrare una persona potevano significare la differenza tra la vita e la morte. Quindi a livello inconscio, questo processo è molto, ma molto ben rodato!

Il vantaggio è che, siccome è un processo ed è normalmente inconscio, una volta che apprendi il meccanismo, puoi portare a livello conscio, a livello consapevole, tutte quelle strategie che ti permettono di influenzare a tuo vantaggio quei primi minuti, e quindi determinare una buona prima impressione/instaurare la chimica.

Ad esempio, quando ti trovi a fare un video-colloquio in remoto, via zoom/teams/Google meet, etc, la strategia da seguire è guardare la video-camera!

La maggior parte delle persone, com’è “normale”, guarda le altre persone sul proprio monitor, ma questo si traduce, per chi è dall’altra parte del monitor, in un’immagine di te che guardi in basso.

Normalmente chi guarda in basso è una persona timida o così viene percepita. E cosa fa il cervello inconscio quando incontra una persona timida? Diffida!!!

Pensala così: all’alba dell’umanità una persona timida era qualcuno di cui non ci si poteva fidare perché possibilmente impavida, con cui non avresti voluto dover andare in battaglia. Quindi una persona timida ti poteva far rischiare la vita.

Nel corso di centinaia di migliaia di anni, questo approccio si è sedimentato a livello inconscio a livello talmente profondo, quasi genetico, che ti porta a diffidare in automatico di alcune persone.

Anche se a livello conscio chiunque sa che stai guardando il monitor, a livello inconscio il segnale che viene percepito è completamente opposto!!

Questa è solo una delle strategie per influenzare a tuo vantaggio la prima impressione (durante i colloqui ma non solo).

Quindi, ricorda: la prima impressione è un’attività inconscia e strutturata da centinaia di migliaia di anni. È un bias? Si, assolutamente! Ma esiste per un motivo!!

Può non piacere ma forse invece di recriminare, scopri ora le tecniche e strategie per influenzare la prima impressione.

Cover Photo by Jon Tyson on Unsplash

Matteo de Padova
Acceleratore di talenti. Marito, padre, mentore e top manager internazionale: aiuta chi lo vuole davvero a ottenere il successo che merita. Arrivare al top è una scelta… Così come continuare a vivere di bolletta in bolletta.

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