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Okuzaki Kenzō, storia di un ribelle e di un documentario

Nel 1987, con la regia di Kazuo Hara, uscì un impressionante ed inquietante documentario: “The Emperor’s Naked Army Marches On” (ゆきゆきて、神軍, Yuki Yukite Shingun).
Il documentario, della durata di oltre due ore, ha come protagonista Okuzaki Kenzō.
Molti non avranno mai sentito nominare Okuzaki Kenzō, e neanche io, fino a qualche tempo fa, sapevo chi fosse: è un personaggio la cui storia, affascinante, tragica ed inquietante meriterebbe un libro.
Il documentario, sul sito Rotten Tomatoes ha un punteggio del 100%, su IMDB 8,1 su 10.

Okuzaki Kenzō

La nostra storia inizia nel 1943 quando Okuzaki Kenzō, come ingegnere, venne mandato in Nuova Guinea. Qui, i giapponesi, subirono una grossa disfatta e, nella ritirata, furono costretti a percorrere centinaia di chilometri nella giungla: moltissimi morirono per stenti, ferite, frecce avvelenate degli indigeni, malattie tropicali.
Okuzaki, allo stremo delle forze, alla fine riuscì a raggiungere il campo alleato dove venne fatto prigioniero; terminò la sua guerra in un campo di prigionia in Australia.

A seguito di quella tremenda esperienza, Okuzaki Kenzō sviluppò un odio profondo verso i suoi superiori e, in particolare, contro l’Imperatore Hirohito, responsabile, a suo dire, della morte di migliaia di giovani mandati al fronte in una guerra disperata e assurda.

L’Imperatore Hirohito e la moglie, l’Imperatrice Kōjun | Credit: Kyodo News

Tornato a casa dopo la guerra, mise in piedi un’impresa commerciale e si sposò.

A seguito di un deprecabile incidente, uccise un broker che, invece, intendeva solo spaventare: venne condannato a 10 anni di prigione e, nell’agosto del 1966, tornò in libertà.

Okuzaki passò il lungo periodo in carcere studiando e lavorando sulle sue idee: non solo riteneva Hirohito un criminale di guerra, ma l’intero sistema imperiale era per lui anti-costituzionale; trovava inoltre grottesco che ancora molti giapponesi considerassero l’imperatore come una divinità.


Uscito di prigione, cominciò la sua guerra personale contro Hirohito; una lotta fatta sempre di azioni non violente: adesivi e scritte anti-Hirohito sul suo camioncino con cui girava per pubblicizzare le sue idee. Una guerra personale che culminò il 2 gennaio 1969 con un’azione clamorosa: durante il tradizionale discorso per il nuovo anno, tenuto da Hirohito dal balcone del Palazzo Imperiale di Tokyo, Okuzaki lanciò. in direzione del sovrano, con una fionda, tre biglie di ferro. Come era prevedibile, le biglie non raggiunsero il bersaglio, ma lo scopo di Okuzaki non era uccidere, ma solo farsi arrestare per poter avere un ideale megafono con cui far conoscere ai giapponesi le sue idee.

Il processo che seguì fu, per un certo verso, storico: per la prima volta, sotto la nuova Costituzione, una persona era accusata di avere attentato alla vita del sovrano. Fu un processo surreale dove nessuno sapeva come comportarsi. Secondo la Costituzione, tutti dovevano essere uguali davanti alla legge e quindi, anche l’imperatore, che aveva perso tutte le sue prerogative divine, doveva essere trattato come un normale cittadino che, in tribunale, era chiamato a testimoniare contro una persona che aveva cercato di attentare alla sua vita. Okuzaki si era anche preparato una serie di domande da fare ad Hirohito nel controinterrogatorio ma convocare l’imperatore in un’aula di tribunale era impensabile! Nonostante tutto, molti, compresi i giudici e i procuratori, ancora consideravano Hirohito, se non proprio come una divinità, come una persona al di sopra dei comuni mortali: ad esempio, durante tutto il processo l’accusa non pronunciò mai il nome di Hirohito.

Il processo, non senza un grande imbarazzo, si concluse con la condanna ad un anno e mezzo di lavori forzati; ma Okuzaki ne aveva già scontati fin troppi di mesi, compresi due in un ospedale psichiatrico, e quindi venne rilasciato.


La storia di Okuzaki Kenzō non finisce di certo qui.
Nel 1976, Okuzaki venne condannato ad un anno e due mesi di lavori forzati per aver distribuito materiale pornografico con immagini dell’Imperatore e, nel 1981, venne accusato di aver preso parte ad un complotto per assassinare il Primo Ministro Kakuei Tanaka, accusa da cui poi venne prosciolto. 

“The Emperors Naked Army Marches On” (1987) di Kazuo Hara

Il documentario The Emperors Naked Army Marches On

E veniamo ora al documentario “The Emperors Naked Army Marches On” considerato, dai critici, uno dei migliori documentari, a soggetto bellico, mai girati. Il documentario vinse numerosi premi, anche in Giappone.
Tre settimane dopo la fine della guerra, due soldati giapponesi, in Nuova Guinea, vennero fucilati su ordine dei superiori. Il documentario mostra le indagini di Okuzaki per risalire alla verità: perché furono uccisi? Chi ordinò l’esecuzione?

Okuzaki intervistò così gli ex-ufficiali che potevano essere a conoscenza di quel fatto. Dalle interviste, anche drammatiche, emersero elementi raccapriccianti sulle condizioni dei soldati giapponesi in Nuova Guinea. Una situazione estrema in cui, per sopravvivere, si fece anche ricorso al cannibalismo.

Ufficialmente i due soldati vennero uccisi perché disertori, ma poi, nel corso del documentario, venne fuori che furono eliminati in quanto testimoni scomodi del cannibalismo che veniva praticato dai soldati ai danni della popolazione indigena. Secondo la sorella di uno dei soldati, furono addirittura uccisi per poi essere loro stessi mangiati.

La particolarità di questo film-documentario è che non c’era niente di fasullo: i protagonisti non recitavano e non esisteva nessun copione. Gli interrogatori erano reali e reali erano anche le percosse e i pugni che Okuzaki usava contro gli ex-ufficiali che si ostinavano a non collaborare.

Okuzaki Kenzō in “The Emperor’s Naked Army Marches On” (1987)

Particolarmente drammatico fu il confronto con il capitano Koshimizu, l’ultimo militare intervistato nel documentario, che finì con il confessare di avere dato il colpo di grazia ai due soldati dopo che il plotone aveva fallito nell’ucciderli. I due soldati vennero poi mangiati.

Il mangiare carne umana dei commilitoni uccisi, secondo Koshimizu, era l’unico modo per sopravvivere e gli indigeni, chiamati “maiali neri”, erano troppo veloci per farsi catturare.

Il documentario ha un epilogo tragico: Okuzaki si recò a casa dell’ex capitano per ucciderlo e, non trovandolo, ferì il figlio Muramoto Masao. Okuzaki chiese al regista di riprendere anche questa scena, ma Kazuo Hara rifiutò.
Dopo qualche giorno di fuga, Okuzaki si costituì. Per questo crimine venne condannato a 12 anni di prigione.

Nel 1997, alla fine della pena, venne rilasciato. Con la moglie morta durante la sua detenzione, Okuzaki visse in solitudine e con il fisico malato.

Morì in un ospedale di Kobe nel 2005, all’età di 85 anni.

Cristiano Suriani
Grande appassionato del Giappone che ha cominciato a conoscere nell'anno 2000, complice l'incontro con una ragazza giapponese che ha avuto la fortuna di sposare l'anno successivo. Importante, inoltre, è stata la lettura de “La Storia del Giappone”, di Erwin Reischauer, che lo ha portato ad un innamoramento fulmineo con il paese del Sol Levante e con la sua cultura. Da allora, è un continuo lavoro di studio e di divulgazione della cultura giapponese, in tutti i suoi aspetti. Appassionato, in particolar modo, della Storia del Giappone. Presto coronerà il sogno di andare a vivere in Giappone, nella prefettura di Hokkaido.

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