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"Il Re è tornato". Baz Luhrmann torna al cinema con la grande ambizione di raccontare l’ascesa di Elvis Presley, conosciuto da tutto il mondo come il Re del Rock.

Nove anni dopo l'uscita de Il Grande Gatsby, Bah Luhrmann torna al cinema con la grande ambizione di raccontare l’ascesa di Elvis Presley, conosciuto da tutto il mondo come il Re del Rock. Con il film Elvis, presentato in anteprima fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, Luhrmann dirige la storia di un personaggio completamente affine al suo stile cinematografico: eccessivo, sensuale, teatrale e malinconico.

La vita di Elvis (Austin Butler) viene raccontata dalla voce narrante del suo manager, il Colonnello Parker (Tom Hanks), che inizia a narrare senza mai assumersi la sua parte di responsabilità nel declino del cantante, ma arriva ad incolpare il pubblico per questo. Il film indaga il rapporto complesso e distruttivo tra i due nell’arco di tutta la carriera dell’artista. 

La storia inizia dall’infanzia del Re del Rock che viene segnata dai brani di Arthur Crudup e dalla musica suonata e cantata durante le funzioni ecclesiastiche nel quartiere dei neri dove Elvis viveva con la famiglia.

Successivamente, trasferitosi a Memphis, assimila ancora di più la musica dal sound black, frequentando Beale Street, dove incontra artisti come B.B. King e “Big Mama” Thorton.

Il successo per uno come Elvis non tarda ad arrivare: oltre a farsi notare dall’industria discografica, cattura l’attenzione e l’interesse del Colonnello Parker e quest’ultimo capisce che non può lasciarsi scappare l’occasione di promuovere un bianco che canta musica per neri (tanto amata dal pubblico quanto ostentata dalla radio e dalla televisione degli anni ’50).

Elvis oltre ad avere “la forza di due uomini” e un successo sempre più grande, riesce a creare scandalo tra alcuni politici e bigotti, intenzionati a fermare le esibizioni del giovane e la diffusione della sua musica selvaggia che sembra unire le due comunità tra bianchi e neri.

Il regista si focalizza in particolare su queste vicende per ritrarre l’immagine di un giovane a modo, devoto alla famiglia, che appena salito sul palco si trasforma in un animale da palcoscenico che si dona completamente al suo pubblico.

Austin Butler in una scena del film "Elvis", diretto da Baz Luhrmann e distribuito da Warner Bros.

Elvis è un biopic che non segue lo schema classico del biopic musicale, ma è la narrazione di una vita che piano piano viene consumata dall'avidità, dall’abuso di droghe e dall’eccesso, finendo per spegnersi all’interno di una gabbia dorata fatta di palchi lussuosi e suites.

Tutti noi conosciamo Elvis Presley, tutti conoscono almeno una sua canzone e l’importanza che ha avuto e ha tuttora sulla nostra cultura. Il regista Baz Luhrmann, però, fa scendere dall’Olimpo la figura immortale del Re del Rock, spogliandola e mostrandocela nel suo lato più umano possibile, costantemente alla ricerca di approvazione e d’amore, regalandoci così un Elvis inedito.

Austin Butler in una scena del film "Elvis", diretto da Baz Luhrmann e distribuito da Warner Bros.

Luhrmann, da fan e da regista, narra sempre con rispetto e onestà le vicende dell'artista anche attraverso l'eccezionale interpretazione di Austin Butler, primo vero ruolo da protagonista per lui, che non interpreta Elvis ma lo diventa.

In conclusione Elvis è un sentito, toccante e malinconico tributo ad un artista iconico e insostituibile ma anche all’uomo insicuro e vulnerabile che non ha mai smesso di sognare.

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