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Tempo di lettura: 4 minuti

Forse ricorderete, vagamente, le sensazioni provate dopo essere usciti dalla sala in quel lontano 2009. Dopo aver visto uno dei film che, diciamocela tutta, avrebbe cambiato le sorti dell’industria cinematografica e del cinema in generale. Quando il 3D era ancora una tecnologia nuova e fantastica e, soprattutto, usata per bene.

Avatar è stata una rivoluzione in molti sensi ma, per quanto mi riguarda, si è trattata anche di una piccola (grande) rivoluzione a livello personale. Vivere l’esperienza che è Avatar, in una sala gremita, con gli occhialetti 3D, a 11 anni, può veramente cambiare una persona. Assistere alla creazione di un universo totalmente nuovo, diverso (ma non troppo) da quello in cui vivevo, commuovermi seguendo la storia di “esseri” non umani, completamente inventati, e tifare per l’eroe, umano, che una volta tanto era dalla parte degli “altri”. Ecco, tutte queste cose mi hanno fatto riflettere, negli anni, sul valore di un film come Avatar.

Se dopo ben 13 anni lo stesso film riesce a far provare le medesime emozioni della primissima volta, vuol dire che la magia del cinema non è un inganno, nonostante sia praticamente tutto frutto di una tecnologia digitale. E ora, finalmente, si parla nuovamente di Avatar perché mancano meno di due mesi all’uscita del secondo capitolo. Sì, ci sono voluti tanti anni per averlo, ma solo perché Cameron e il suo team hanno, in realtà, lavorato a ben tre sequel. Qualche giorno fa, a Roma, sono state presentate in anteprima alcune scene di Avatar: la via dell’acqua, in uscita al cinema il 14 dicembre.

Oltre alla visione in anteprima, il produttore del film, Jon Landau, ha risposto alle domande dei giornalisti in collegamento Zoom.

Sulle scene non si può dire nulla, ma sarebbe anche un po’ impossibile fare dei veri spoiler, visto che le scene presentate non hanno fatto trapelare granché della trama.

Quello di cui si può parlare è l’impressione che queste hanno lasciato. Con Avatar: la via dell’acqua torneremo ad apprezzare e a voler vedere sempre più cose in 3D; la sensazione di essere completamente immersi in quel mondo, negli abissi marini con i personaggi, al centro delle battaglie, è senza precedenti. La cura dei dettagli, già chiara con il primo Avatar, qui è ancora più attenta e sorprendente. Le speranze e aspettative per questo secondo capitolo, dunque, ci sembrano molto alte.

Nella conversazione con il produttore Landau, quest’ultimo ha tenuto a sottolineare come James Cameron abbia ancora una volta affrontato dei temi universali, comprensibili quindi a chiunque.

Neytiri and Jake Sully in 20th Century Studios' AVATAR: THE WAY OF WATER. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Se nel primo Avatar si parlava di lotta tra Bene e Male, di connessione tra le persone, del “diverso” e di come sacrifichiamo Madre Natura per interessi economici, il secondo capitolo vedrà al centro un altro tema fondamentale: la famiglia.

Uno, se non il, tema universale per eccellenza. Si racconterà la famiglia in tutte le sue sfaccettature, sia che sia famiglia di sangue che non. D’altronde, molto spesso la famiglia è quella che scegliamo di avere.

Altro nuovo tema sarà quello dell’adolescenza e di tutti gli ostacoli, piccoli o grandi, che i ragazzi si trovano a dover affrontare durante la crescita. Di personaggi adolescenti, nel film, ne ritroveremo diversi. Una piccola chicca, però, è stata svelata da Landau, che renderà il pubblico molto felice. L’attrice Sigourney Weaver, infatti, tornerà nel secondo capitolo, nonostante il suo personaggio sia morto nel primo film. La grandissima attrice interpreterà una ragazza Na’vi di 14 anni. La stessa Weaver avrebbe detto di essere piacevolmente sorpresa di poter interpretare un adolescente, grazie ai nuovi sviluppi della tecnologia CGI.

Director James Cameron and actor Sam Worthington behind the scenes of 20th Century Studios' AVATAR 2. Photo by Mark Fellman. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Nonostante i lunghi tempi di produzione, il tempo in questione ha in realtà giovato agli stessi film, i quali presentano risultati che cinque anni fa non si sarebbero potuti ottenere. Le tecnologie, d’altronde, evolvono di anno in anno e Cameron è uno di quei registi che sperimentano e che aprono le porte ad altri registi e ad altri progetti.

Se poi questo Avatar riuscirà nell’impresa di riportare il grande pubblico nelle sale, soprattutto dopo il periodo di pandemia, si vedrà. Ma Landau ha osservato sapientemente come il New York Times avesse già scritto che il cinema sarebbe morto perché le persone non andavano più a vedere film. Una dichiarazione fatta dal giornale nel 1983. Tante volte, durante la storia del cinema, quest’ultimo è stato condannato ad una fine prematura. Eppure, ogni nuovo ostacolo è stato comunque superato e il cinema, anche quello in sala, è sopravvissuto. Come ha detto Landau, le persone vanno in sala per l’esperienza, quella che non può essere offerta altrove. Questo nuovo Avatar riuscirà sicuramente a portare quell’esperienza che gli spettatori bramano costantemente.

Continua, dunque, quella che è una vera e propria saga, la quale ora avrà al centro la famiglia Sully. Intanto, dal 22 settembre torna in sala il primo Avatar, in 4K e in 3D.

In attesa del secondo capitolo della fantastica storia dei Na’vi e del pianeta Pandora, siete tutti invitati ad andare in sala e rinfrescarvi un po’ la memoria, tornando a vivere un’esperienza unica proprio come 13 anni fa.


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