Quando si pensa ai canguri viene subito in mente quella specie di "tasca" nella zona addominale che non sembra neppure parte del loro corpo, ma piuttosto un contenitore porta oggetti, una strana fessura nella pancia. Solo le femmine di canguro possiedono questa parte del corpo!
Ma cosa c'è effettivamente lì dentro? Cosa c'è di così speciale da far sì che i piccoli di canguro vi rimangano all'interno per mesi e mesi?

In realtà, è semplice! Basta pensare a che cosa è strettamente necessario ad un cucciolo… Il latte.
L’apparato mammario è uno dei tanti esempi della straordinaria capacità della natura di adattarsi ed evolversi. Proprio nel periodo di gestazione viene prodotto il latte materno che racchiude tanti nutrienti quanti sono necessari a saziare e far crescere considerevolmente il neonato.
All’interno della tasca marsupiale, i canguri possiedono diversi capezzoli, offrendo così nutrizione in un luogo estremamente protetto, caldo e umido. Infatti, la madre è anche in grado di secernere un liquido antiparassitario in modo che il piccolo rimanga sano in un luogo semi aperto.
È il latte ad essere rilasciato direttamente dentro la bocca, non il piccolo a succhiare.

Più nello specifico, i canguri al trentatreesimo giorno di gestazione partoriscono una creatura piccola quanto un fagiolo (circa 2,5 cm) completamente cieca, sorda e senza pelo, con solamente le strutture facciali e gli arti anteriori più sviluppati.
Nonostante ciò, questo minuscolo cucciolo, grazie alle piccole "braccia" sviluppate, riesce a risalire verso il ventre della madre e ad entrare nel marsupio dove avverrà la sua completa maturazione.
Si svilupperà dentro a questa sorta di albergo con autista privato, per circa otto mesi. Ovviamente, non appena sarà abbastanza cresciuto potrà uscire dal marsupio e scoprire il mondo, ma ritornerà sempre nel suo luogo sicuro in situazioni di pericolo o per dormire.
Un altro aspetto interessante è la composizione del latte di questi animali che è controllata dallo stimolo dell’allattamento.
In generale, i marsupiali riescono simultaneamente a produrre latte con differenti valori nutrizionali: lo stimolo esterno dato dal neonato fa sì che possa essere rilasciato un latte ricco di carboidrati contemporaneamente ad uno contenete un elevata quantità di grassi e proteine, in modo tale da poter allattare neonati di diverse fasce di sviluppo.
Tutto ciò è estremamente incredibile poiché, partorendo così precocemente, la madre di canguro può ritornare ad essere fertile in poco tempo, solitamente già dalle prime ventiquattro o quarantotto ore, continuando a tenere il piccolo, in un certo senso, dentro di sé. Il secondo embrione andrà in diapausa embrionale che durerà fino a quando il cucciolo di canguro avrà duecento quattro giorni, oppure sarà morto.
Prima del suo impianto nell'utero l'embrione può fermare la sua crescita per poi continuare lo sviluppo normalmente. Questo fenomeno, chiamato appunto diapausa embrionale, è indotto dall'organismo materno che, bloccando l'impianto, fa sì che l'embrione si "fermi".
In condizioni favorevoli, vengono prodotti tre piccoli nell’arco di due anni.
Detto ciò, non ci si può meravigliare del motivo per cui i piccoli, anche se ormai maturi e in grado di spostarsi da soli, facciano fatica a lasciare un tale "nascondiglio", così comodo e confortevole!

Parlando di apparato riproduttore dei marsupiali, non ci si può non soffermare anche su un'altra particolarità: le femmine presentano due vagine e due uteri, ma prima di partorire si forma una terza vagina mediana come canale del parto. Questa caratteristica della duplicità è visibile anche nei maschi in quanto presentano un apparato genitale doppio o biforcato che viene tenuto all’interno dell’addome quando non stimolato.
Queste affascinanti particolarità dei canguri permettono di capire come ogni specie abbia caratteristiche diverse a seconda del proprio habitat e degli stili di vita.
Con lo scorrere del tempo gli animali si sono adattati e continuano a farlo: per capire in che modo il corpo viene levigato dall’evoluzione basta osservarlo anatomicamente.
