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“Old” di M. Night Shyamalan

Dopo due anni dal suo ultimo film, Glass, il regista M. Night Shyamalan ritorna sul grande schermo con il suo ultimo lavoro, Old.

Liberamente tratto dal fumetto Castelli di sabbia di Pierre Oscar Levy e Frederik Peeters, Old narra di tredici persone che si ritrovano su una bellissima spiaggia dove il tempo trascorre più rapidamente che nel resto del mondo.

In poche ore, infatti, è possibile invecchiare del doppio degli anni, con tutti gli effetti devastanti che il passare del tempo può provocare al corpo e alla mente.

Vicky Krieps in una scena del film “Old” di M. Night Shyamalan, prodotto da Blinding Edge Pictures e distribuito dalla Universal Pictures

Alla base l’idea della storia può sembrare ottima ma, in realtà, durante la visione ci si accorge che contiene alcuni “scivoloni” di sceneggiatura e incredibili picchi negativi.

La prima parte del film è sicuramente quella più riuscita.

Il regista tiene lo spettatore sulle spine mostrando gli effetti del repentino invecchiamento che sopraggiunge, sempre più rapidamente, sui corpi dei protagonisti.

I movimenti di macchina acquistano dinamismo e velocità, evidenziando così una sensazione di continua accelerazione.

La trama sembra suggerire qualcosa di terrificante ma, in effetti, non è così: lo spettatore si ritrova a vivere una versione molto più rallentata di quella stessa spiaggia, in cui il regista sembra mettere da parte il genere horror e concentrarsi sull’importanza dei legami familiari, della crescita, della scoperta della sessualità e della consapevolezza della morte.

Ogni personaggio è contraddistinto da qualcosa che permette allo spettatore di riconoscersi sullo schermo, ma allo stesso tempo si crea comunque un distacco tra i due.

Shyamalan con Old cerca di raccontarci delle storie di uomini e donne che affrontano varie fasi della loro esistenza; storie semplici e reali che non arrivano e che, alcune, risultano anche troppo banali.

Old, con un finale che sembra voler in qualche modo spiegare troppo nei dettagli e giustificare troppo la storia, è una delle produzioni più deboli della carriera di Shyamalan il quale non è riuscito a sapersi contenere e controllare, sfociando nel “quasi ridicolo”.

Ludovica Casula
Ludovica Casula si è laureata in "Didattica e Comunicazione dell’Arte" presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e ha frequentato la Magistrale di "Teatro, Cinema, Danza e Arti Digitali" presso l'Università, La Sapienza. Inoltre, ha frequentato il corso di specializzazione in "Fashion Photography" presso lo IED, con sede a Roma. Fin da piccola coltiva la passione per le arti, in particolare per il cinema e la fotografia. Affascinata da tutti gli ambiti che abbiano a che fare con il “dietro le quinte” del cinema, dopo varie esperienze lavorative e non, ha aperto la sua rubrica “Onefilm.Oneday” attraverso la quale commenta e consiglia film per avvicinare le persone alla settima arte. Inoltre, durante i suoi viaggi, realizza reportage fotografici personali in linea con lo stile prediletto, la Street Photography. Successivamente, si è appassionata di ritratti fotografici di impronta artista, alla cui base ci sono le esperienze maturate con lo studio, di cui ne fa il proprio lavoro. Altri interessi pregnanti sono la letteratura e la musica, che vengono proposti sui suoi profili social.

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