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Burtonealisme: la genialità di un ragazzo di periferia, cresciuto guardando film popolati da mostri e giocando nel cimitero di Burbank.

A Torino, al Museo Nazionale del Cinema della Mole Antonelliana, c’è ancora tempo fino al 7 aprile per entrare nell’immaginario del grande artista visionario, con la mostra The World of Tim Burton.

Un vero e proprio viaggio nell'anima dell'artista: a partire dalla ricostruzione di un suo studio, lo spazio che Burton usa per disegnare, progettare storyboard e scenografie, dipingere, scrivere sceneggiature, revisionare, a casa propria come in "trasferta".

La mostra si sviluppa in verticale, in un percorso che esplora nove aree tematiche che racchiudono oltre 500 opere dell’artista.

Ci sono gli schizzi originali che hanno dato vita agli ormai iconici film, dagli esordi fino ai più recenti: schizzi realizzati su block notes di alberghi, su tovaglioli di ristoranti, nei momenti in cui l’ispirazione irruente e creativa si accende come un interruttore automatico.

Molti dei suoi disegni lasciano intravedere l’influenza di maestri dell’horror italiano, come Dario Argento e Mario Bava, o di registi come Fellini; ma anche, e soprattutto, dell’Espressionismo cinematografico tedesco, da Lang a Wiene, a Murnau.

Un’intera sezione della mostra è dedicata ai personaggi dei suoi film, da Edward mani di forbice, a La sposa cadavere, a Jack Skeletron, a Sparky, quelli definiti i “reietti incompresi”, fino a Mercoledì Addams.

Ma, in mezzo, ci sono anche i marziani cervelluti di Mars Attacks!, i ragazzi speciali di Miss Peregrine e, prima, Beetlejuice.

Lungo il percorso, anche una lettera che Burton scrive a Johnny Depp per un parere su un dialogo del film La fabbrica di cioccolato.

Tra sceneggiature, proiezioni, oggetti di scena, manoscritti, scarabocchi su fogli di giornale, disegni tra l’onirico e l’inquietante, è stata definita una mostra immersiva.

Ed effettivamente la sensazione, una volta all'interno, è quella di tuffarsi in un universo fatto di fantasia e di realismo magico, di commedia e horror, di stile peculiare e riflessione su temi mai scontati, mai banali, e di galleggiare in un liquido amniotico pronto a far nascere, da un momento all’altro, qualcosa di nuovo e di sorprendente.
Come solo Burton sa promettere... E mantenere.

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